L’Azienda: “Dispiaciuti dell’accaduto, lunedì incontro con organizzazioni Lgbt”
"Dispiace – prosegue la nota – che sia stata portata alla ribalta nazionale la Struttura di Malattie Infettive, dove vengono seguiti da anni centinaia di pazienti con vari orientamenti sessuali, senza alcun pregiudizio e senza che si siano mai stati evidenziati problemi, poiché anzi il personale della Struttura collabora attivamente con le organizzazioni LGBT della zona con riscontri sempre positivi. Siamo molto dispiaciuti se in questo caso invece il paziente si sia sentito discriminato".
"La raccolta di tali dati sensibili – sottolinea ancora l'azienda ospedaliera – rientra solo nel rapporto medico-paziente che è strettamente personale e tutelato dalla riservatezza della cartella clinica e di tutti i documenti in essa contenuti: i medici e il personale sono obbligati infatti a rispettare il segreto d’ufficio oltre che quello professionale. Nel caso specifico, l’informazione era stata concordata tra il medico e il paziente e la lettera di dimissione era riservata per cui consegnata esclusivamente al soggetto interessato alle cure".
"L’Azienda Ospedaliera è disponibile ad andare incontro alla richiesta del lettore di La Stampa con la rettifica del referto anche se la stessa, come da nostra prassi, è stata concordata al momento dell’anamnesi, quando il paziente ha voluto che il redattore sottolineasse alcuni aspetti e ne omettesse altri", conclude la nota che dà anche notizia di un incontro già fissato per lunedì 15 luglio con le organizzazioni LGBT "per fare chiarezza sulla vicenda, rinnovando la nostra volontà di collaborare per offrire il miglior contesto di cura a tutti i cittadini che ci scelgono".
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13 Luglio 2019
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