La Regione smentisce i sindacati: “Nessun boicottaggio nell’applicazione dei rinnovi contrattuali”
La risposta, arriva direttamente dai tecnici dell’Area Sanità e Sociale, con una serie di precisazioni: “Il Veneto – spiega la nota -, i soldi necessari li ha accantonati, a differenza di altre Regioni. E’ stato presentato un ricorso alla Consulta non certo per ritardare il pagamento, ma per evidenziare una sperequazione. Infatti, per gli altri comparti il Governo Gentiloni aveva previsto le risorse, ma non per la sanità, costringendo le Regioni a caricare il non indifferente peso dei rinnovi contrattuali direttamente sulla quota del Fondo Sanitario Nazionale, che dovrebbe servire per finanziare l’erogazione alla gente dei Livelli Essenziali di Assistenza”.
“La ‘colpa’ della Regione – prosegue la nota dell’area Sanità e Sociale – sarebbe quella di aver presentato un ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge di bilancio dello stato che non prevedeva un finanziamento sufficiente a favore delle Regioni a copertura dei costi del contratto. La sentenza peraltro, come si evince chiaramente dalla sua lettura, ha considerato il ricorso non fondato in quanto le norme impugnate non avrebbero imposto ‘alle Regioni di assicurare al loro personale e a quello sanitario il medesimo incremento retributivo disposto per i dipendenti delle amministrazioni statali" (ovvero il 3,48% del monte salari). Il ricorso era apertamente diretto ad avere più risorse dallo Stato in modo da poter adeguatamente retribuire il personale sanitario e non a risparmiare sui loro stipendi. Giova a dimostrarlo il fatto che tutte le aziende sanitarie venete hanno già accantonato tutte le risorse necessarie”.
Se le trattative per il contratto nazionale sono state rallentate, ribatte dunque la Regione, “ciò non è dipeso certo ‘dall'arroganza’ della Regione del Veneto, peraltro nemmeno rappresentata nel Comitato di Settore, ossia nel soggetto che definisce le piattaforme contrattuali, ma dalle richieste sindacali riferite all'indennità di esclusività e alla retribuzione individuale di anzianità. Tali richieste sono state fatte proprie dalle regioni ma, come noto, avevano bisogno di interventi normativi statali. Certo, le Regioni hanno anche chiesto allo Stato maggiori risorse per il fondo sanitario per poter erogare i livelli essenziali di assistenza e coprire il costo del lavoro”.
Quindi “nessuna azione di ‘boicottaggio’ vi è stata da parte della Regione del Veneto che, al contrario si è impegnata proprio in questo ultimo periodo a far inserire nel testo contrattuale in discussione una norma che consentisse alle regioni virtuose di incrementare i fondi contrattuali con risorse proprie fino al 3% del monte salari per aumentare indennità e stipendi dei medici”.
“Il Sindacato Anaao – conclude la nota – può certamente confermare quanto affermato, visto che il testo di questa norma è stato con lo stesso sindacato concordato nel corso di incontri informali. Chiariti gli esatti termini della questione la Regione del Veneto, nonostante poco costruttivi atteggiamenti polemici, continuerà il suo impegno per avere più ampie condizioni di autonomia e maggiori risorse per retribuire in maniera più adeguata i propri professionisti della sanità”.
03 Maggio 2019
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