Lamberti (Federlab): “I test rapidi sono inaffidabili”
Questa la denuncia che arriva da Gennaro Lamberti, presidente di Federlab Italia, associazione di categoria fra le più rappresentative, a livello nazionale, del comparto della laboratoristica e dei centri poliambulatoriali privati accreditati con il Ssn
In Campania, incalza Lamberti: “Ci sono almeno 40 laboratori altamente qualificati in grado di eseguire le prestazioni di biologia molecolare per le quali sono stati autorizzati ed accreditati. E possono farlo ad un livello professionale non inferiore a quello degli ospedali che, in fretta e furia, palazzo Santa Lucia ha ribattezzato laboratori di riferimento”.
Tra l’altro, è il j’accuse di Lamberti, “la Regione ha pensato bene di farsi rifilare un ‘pacco’ da un milione di cosiddetti test rapidi che non sono stati mai validati dal ministero della Sanità e dunque sono inaffidabili da un punto di vista diagnostico. Invece di spendere inutilmente tutti questi soldi la Regione bene avrebbe fatto ad accettare il nostro contributo. Così, gli stentati 800 tamponi che la costellazione ospedaliera riesce a processare ogni giorno, sarebbero addirittura triplicati”. I laboratori privati accreditati campani, sottolinea ancora Lamberti “vogliono solo fare la loro parte. Siamo in grado di eseguire almeno altri 2mila test al giorno. E non vogliamo nulla in cambio”.
“La Regione acquisti e distribuisca i reagenti e noi, senza alcun ulteriore costo per la collettività, metteremo a disposizione il personale, le attrezzature, l’organizzazione e tutto il nostro know how” è la richiesta di Lamberti, che poi rilancia: “Definiamo i protocolli e da subito la Campania farà quasi 3mila test seri, validati e affidabili ogni giorno. De Luca – conclude il presidente di Federlab – farebbe bene a ricordare che tra gli operatori sanitari esistono anche i laboratoristi privati con i tecnici di laboratorio, i prelevatori, gli addetti all’accettazione, i cardiologi, i radiologi ed i tecnici di radiologia, e tutti gli altri specialisti accreditati che, in carenza drammatica di dispositivi di protezione (mascherine e guanti), continuano, ormai soli, a fare prelievi, radiografie e visite a pazienti potenzialmente infetti. Farebbe un atto doveroso di rispetto”.
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31 Marzo 2020
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