Lav: “35.000 visoni non nasceranno per diventare pellicce”
Così Simone Pavesi, Responsabile LAV Area Moda Animal Free, commenta l’annuncio del rinnovo fino al 31 dicembre prossimo della sospensione dell’attività di allevamento dei visoni con l’Ordinanza del Ministro della Salute Roberto Speranza che, emanata nel novembre scorso, sarebbe scaduta fra due giorni.
La decisione, osserva la Lav in una nota, “è stata giustamente assunta come misura precauzionale al fine di evitare ulteriori rischi di diffusione del coronavirus SARS-CoV-2 tra i visoni allevati per la produzione di pellicce e, quindi, come misura anti-Covid19 a tutela della salute pubblica”.
Nei 6 allevamenti ancora presenti in Italia resteranno dunque i soli riproduttori (indicativamente 7.000 visoni), che non potranno essere utilizzati per l’avvio del nuovo ciclo produttivo. “E’ stato così bloccata, per la prima volta in Italia, la fase degli accoppiamenti prevista nel mese di marzo e che, tra aprile e maggio, avrebbe comportato la nascita di circa 35.000 cuccioli di visone poi destinati ad essere uccisi per diventare pellicce, dopo 8-9 mesi di prigionia nelle minuscole gabbie di rete metallica di questi allevamenti intensivi”, spiega l’associazione a tutela degli animali.
Ad oggi, spiega la Lav, tra gli allevamenti italiani, risultano esserci stati almeno 2 focolai: “Il primo lo scorso anno nell’allevamento di Capralba (Cremona) e che ha comportato l’abbattimento di tutti gli oltre 26.000 visoni (riproduttori compresi), il secondo è stato rilevato a gennaio nell’allevamento di Villa del Conte (PD) e attualmente sotto sequestro per ulteriori accertamenti (nonostante siano già state rilevate positività negli animali sia a test virologici che sierologici). Un allevamento, a Scorzè (Venezia) ha cessato l’attività a gennaio, dunque risultano ancora in attività 6 allevamenti di cui 2 in Lombardia (Calvagese della Riviera, Brescia, e Capergnanica, Cremona), 2 in Emilia Romagna (Galeata in provincia di Forli Cesena e Ravenna), 1 in Veneto (Villa del Conte, Padova), 1 in Abruzzo (Castel di Sangro, L’Aquila)”.
Nei 6 allevamenti dove sono stabulati non meno di 7.000 visoni riproduttori dovranno essere implementate rigorose misure di biosicurezza e sorveglianza diagnostica al fine di evitare l’introduzione del coronavirus e la formazione di serbatoi. “L'attuazione di misure di sorveglianza per gli allevamenti di visoni è estremamente costosa ed è assurdo che il costo dei tamponi ai visoni gravi sulle casse della Sanità Pubblica. Chi alleva visoni per farne pellicce, oltre ad assumersi la responsabilità di non introdurre il coronavirus in questi allevamenti, deve anche farsi carico dei costi per il monitoraggio diagnostico”, osserva Pavesi che precisa: “Continueremo a lottare per allineare l’Italia agli altri Paesi europei che, anche in epoca pre-Covid19, hanno messo al bando questi allevamenti sulla base di motivazioni etiche e scientifiche, viste le palesi gravi privazioni a cui sono sottoposti gli animali”.
Articoli correlati:
26 Febbraio 2021
© Riproduzione riservata
Gli speciali
Sanità digitale per garantire più salute e sostenibilità. Ma servono standard e condivisione
I più letti

Meloni: “Sulla sanità rivendico l’azione del Governo. Su liste d’attesa tempi ancora troppo lunghi ma alle Regioni dico: facciamo squadra”

Decreto Pnrr. Sì alla fiducia alla Camera. Precari stabilizzati, medici di famiglia fino a 72 anni, cantieri sbloccati e farmaci più veloci

Sanità ad una svolta, o si interviene o bisogna affidarsi alla sorte

In meno di due secoli gli italiani hanno guadagnato 54 anni di vita. La fotografia nel nuovo report dell'Istat

Rinnovo Contratti 2025-2027. L’Aran avvia il confronto con le organizzazioni sindacali

Farmaci. Ecco come la guerra in Medio Oriente potrebbe trasformarsi da una crisi di approvvigionamento in una emergenza globale

Meloni: “Sulla sanità rivendico l’azione del Governo. Su liste d’attesa tempi ancora troppo lunghi ma alle Regioni dico: facciamo squadra”

L'Argentina ufficializza l'uscita dall'Organizzazione mondiale della Sanità

Infanzia e alimentazione. La Norvegia vieta la commercializzazione di cibi e bevande non salutari

La guerra in Medio Oriente ferma un terzo della produzione mondiale di elio. Ecco come le risonanze magnetiche rischiano di spegnersi