Ma cosa dice nello specifico l’Europa sulla sanità?
Quanto si spende per la salute?
Per la salute va infatti una parte importante degli stanziamenti pubblici, quasi un terzo del totale. E si stima che la spesa crescerà di almeno un terzo entro il 2060. Questo è dovuto a diversi fattori, dalle variazioni numero dei cittadini e della loro composizione allo stato di salute generale della popolazione, dal cambiamento nei salari a quello all’accesso ai servizi.
Per questo migliorare l’efficienza dei sistemi sanitari – e dunque della spesa per essi – è cruciale, soprattutto se si vuole assicurare accesso universale ed equo alle strutture di cura a tutti i cittadini. Tutto ciò però deve avvenire anche tenendo conto della sostenibilità delle riforme: l’equilibrio è sottile tra tagliare sul superfluo e non creare nuove inefficienze o ridurre la qualità delle cure.
In più, c’è da tener presente che lo stato di salute dei cittadini influenza moltissimo la loro capacità di entrare nel mercato del lavoro e sostenerlo. Problemi come depressione, malattie muscolo-scheletriche, obesità, sono associati a una produttività molto maggiore: una cattiva salute porta ad assenteismo, possibilità di perdita di lavoro, pensione anticipata o – nel peggiore dei casi – morte precoce. E si stima che ad oggi in Europa quasi un quarto dei lavoratori soffra di malattie croniche, che faranno sentire i propri effetti in maniera ancora più pesante nelle fasi più avanzate della vita, anche perché gli anziani sono molto più soggetti a comorbidità. Con delle campagne di prevenzione efficaci, ad esempio, si potrebbero ridurre in maniera consistente le spese a lungo termine per le malattie croniche, mentre ad oggi solo il 3% della spesa sanitaria viene stanziata a questo scopo.
Riforma della sanità: come?
Per tutti questi motivi non solo ottimizzare la spesa sanitaria dovrebbe essere una delle priorità di ogni governo, ma anche solo migliorare lo stato di salute generale della popolazione, e aumentare l’aspettativa di vita senza malattie, potrebbe già di per sé stimolare l’economia. La Commissione Europea e l’Economic Policy Committee hanno per questo identificato un certo numero di aree dove sono necessarie riforme strutturali e ottimizzazione, in modo da migliorare sostenibilità e funzionalità dei sistemi sanitari:
– migliorare il rapporto costo/efficacia dei servizi sanitari tramite incentivi finanziari ai pazienti, l’uso migliore dei medici di famiglia, la scelta di evitare l’ospedalizzazione quando possibile;
– assicurare la presenza di specialisti di diversi settori, non solo tramite la corretta retribuzione dei professionisti, ma anche con incoraggiamenti nella carriera o miglioramento delle condizioni di lavoro;
– ridurre il lavoro dei medici specialisti, facendo sì che questi si liberino del lavoro non necessario e possano essere sfruttati al meglio delle loro capacità, con la creazione di nuove figure professionali come infermieri avanzati oppure con il migliore accesso di tutti i cittadini ai servizi di medicina generale;
– migliorare le campagne di promozione della salute e di prevenzione, fuori e dentro il settore sanitario;
– aumentare la raccolta e l’analisi dati sulle performance del sistema sanitario;
– assicurare che il rapporto costo/efficacia dei farmaci approvati sia sempre corretto, ad esempio tramite l’uso di generici equivalenti ai farmaci “di marca”;
– promuovere e supportare l’Health Technology Assessment.
In cosa possono aiutare tecnologia e informatica
In particolare, l’uso delle nuove tecnologie può essere cruciale per dare una spinta all’innovazione, migliorare il servizio sanitario, tagliare i costi. Se le tecnologie mediche sono tra i più importanti capitoli di spesa sanitaria al momento, è anche vero che l’introduzione di soluzioni tecnologicamente innovative può migliorare efficienza e produttività e dunque avere un effetto positivo a medio e lungo termine.
Per questo in tutta Europa si sta facendo sempre più strada l’HTC, strumento principale per la promozione di un uso che sia efficace ed economico delle tecnologie e dell’innovazione nell’ambito sanitario. Si tratta di un approccio multidimensionale e multidisciplinare per l’analisi delle implicazioni medico-cliniche, sociali, organizzative, economiche, etiche e legali di una tecnologia (apparecchiature biomedicali, dispositivi medici, farmaci, procedure cliniche, modelli organizzativi, programmi di prevenzione e promozione della salute), attraverso la valutazione di più dimensioni quali l’efficacia, la sicurezza, i costi, l’impatto sociale e organizzativo. L’obiettivo è quello di valutare gli effetti reali e/o potenziali della tecnologia, sia a priori che durante l’intero ciclo di vita, nonché le conseguenze che l’introduzione o l’esclusione di un intervento ha per il sistema sanitario, l’economia e la società.
Allo stesso modo, si sta facendo largo anche la cosiddetta e-health, ovvero tutto quel gruppo di strumenti informatici che possono essere usati per l’assistenza, la prevenzione, la diagnosi, il monitoraggio e la gestione dei pazienti e della loro salute. I programmi di ricerca europei la supportano da ormai 15 anni e tramite essa si può riuscire anche nell’empowerment del paziente, rendendolo attore principale della propria terapia e dunque della cura.
La ripresa economica: possibile grazie alla sanità
L’accesso universale a cure e servizi sanitari sicuri, di alta qualità ed efficienti, e una migliore cooperazione tra servizi sociali e sanità pubblica può dunque – secondo la Commissione europea – essere cruciale per la ripresa economica. Per questo la consolidazione finanziaria e una riforma strutturale dei sistemi sanitari deve procedere di pari passo con il continuo mantenimento della qualità delle cure.
E per questo, concludono nel documento dell’istituzione europea, la salute dovrebbe essere un capitolo centrale delle riforme europee da qui al 2020.
14 Giugno 2013
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