Ma una bimba di quattro anni è morta ieri a Trento (inspiegabilmente per ora) di malaria
La bimba era stata ricoverata una settimana fa con la febbre alta, ma non sembrava nulla di grave, poi purtroppo la diagnosi e la morte.
La madre parla di cause e circostanze strane e conferma di non essere mai stata in altri paesi al di fuori dell’Italia. «Siamo solo stati in vacanza a Bibione» – dice la mamma sconvolta.
La famiglia risiedeva a Piedicastello, zona infestata da zanzare. Fenomeno questo che si aggrava di anno in anno.
La bambina – testimonia la mamma – era stata ricoverata al Santa Chiara per un attacco di diabete, e in ospedale c’erano alcuni bambini africani con la malaria, l’ipotesi è che sia stata contratta in quel momento. Ma per il momento sono solo ipotesi.
“È la prima volta in trent’anni di carriera che assisto a un caso di malaria autoctona in Trentino”, ha dichiarato Claudio Paternoster primario di malattie infettive all’ospedale Santa Chiara che non cela il suo disorientamento per il caso di malaria che ha colpito la bimba di soli 4 anni, morta poi agli Ospedali Civili di Brescia.
Sofia – è il nome della bambina – è stata colpita da malaria cerebrale, la forma più grave della malattia. Questo tipo aggressivo di morbo viene trasmesso dal Plamodium Falciparum, la specie più aggressiva di un protozoo parassita trasmesso dalla zanzara Anopheles. La morte, nei casi più gravi, può arrivare entro 24 ore. Presuppone, però, la frequentazione di luoghi abitati da questo tipo di insetto. Così non è stato. «Con i servizi di veterinaria e igiene pubblica cercheremo di comprendere le ragioni del caso, andrà fatta un’ indagine – afferma Paternoster -. Per la nostra conoscenza non esistono in Trentino e in Italia vettori idonei alla trasmissione della malaria».
Questo caso ha peraltro colpito una persona che non aveva frequentato paesi in cui la malaria è endemica; sono stati fatti tutti gli accertamenti necessari per escludere altre possibili fonti di contagio ma senza risultati apprezzabili: rimane quindi di origine incerta.
Ma già circa un mese fa era emerso un altro caso simile sempre a Trento. Alcune testimonianze parlano di una famiglia trentina di ritorno dalla Nigeria ricoverata in ospedale al Santa Chiara con febbre altissima e vomito. La diagnosi anche in quel caso fu di malaria per tutti i componenti.
Anche in Italia, come in Europa, la malaria è la malattia tropicale più frequentemente importata. Secondo dati epidemiologici recenti, relativi al periodo 2010-2015, i casi di malaria notificati sono 3.633, di cui 89% con diagnosi confermata. La quasi totalità di casi sono d’importazione, i casi autoctoni riportati sono stati sette. Tra i cittadini italiani si sono riscontrati il 20% dei casi, di cui il 41% in viaggio per lavoro, il 22% per turismo, il 21% per volontariato/missione religiosa.
Questa malattia rappresenta dunque la principale fonte di preoccupazione da un punto di vista sanitario per le persone che si rechino in paesi tropicali e sub tropicali. Così come fonte di preoccupazione continuano a essere i casi importati poiché in zone non più endemiche possono rappresentare serbatoi di infezione per vettori competenti presenti sul territorio e permettere il riattivarsi di una trasmissione locale.
Per queste ragioni il ministero lo scorso anno ha emanato una apposita circolare per aggiornare le misure di prevenzione e controllo in Italia, nella quale sono indicate:
– le misure di prevenzione per i viaggiatori diretti in aree ad endemia malarica;
– le misure di prevenzione per la sicurezza trasfusionale;
– le modalità di segnalazione dei casi, con l’indicazione della relativa procedura per la comunicazione e per la conferma di diagnosi da parte dell’ISS.
I genitori della bambina, Marco Zago e Francesca Ferro, sono rientrati lunedì a Piedicastello (Trento), e ancora non sanno spiegarsi come sia potuto avvenire il contagio e se la piccola possa aver contratto la malattia durante la vacanza sul litorale veneto.
Sono in corso ora indagini sul precedente ricovero della bambina nel reparto di pediatria del Santa Chiara, nello stesso periodo (dopo Ferragosto) in cui erano ricoverati due bambini che avevano contratto la malattia in Africa, e che poi erano guariti. Ma la malaria si contrae solo molto raramente da persona a persona, generalmente si trasmette tramite punture d’insetto.
“È un caso criptico, rarissimo”, commenta Giovanni Rezza, medico epidemiologo e responsabile del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità. “Criptico perché – ha spiegato – questa malattia viene trasmessa da un certo tipo di zanzara che in Italia non c’è ed è ignota allora la modalità di trasmissione. So che la piccola non è stata all’estero. A questo punto, occorre attendere l’indagine epidemiologica. Visto che in Italia la zanzara non esiste, la trasmissione allora può avvenire con contatto sangue nel sangue e quindi da qualcuno che ha già contratto il virus. Ma ora non sappiamo nulla sulla modalità di trasmissione e, sottolineo, questi sono casi davvero molto rari”.
05 Settembre 2017
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