Oltre 2,2 milioni di italiani malati di cancro. Ma il 57% sopravvive alla malattia da oltre 5 anni
“Un’informazione particolarmente importante – si legge nel Rapporto Aiom – è la distribuzione del numero dei soggetti con tumore rispetto al tempo trascorso da tale diagnosi”. Nel dettaglio, il 21% (circa 470.000) ha avuto la diagnosi di tumore negli ultimi due anni, e questi sono i soggetti per i quali è in corso la fase terapeutica, o è recentemente iniziato il successivo follow-up clinico. Un altro 22% (circa 490.000) ha ricevuto la diagnosi di tumore da 2 a 5 anni prima, e per questi soggetti è ipotizzabile che ancora siano frequenti le visite e gli esami strumentali di followup. Il 23% (oltre 520.000 soggetti) dei casi prevalenti ha avuto la diagnosi fra 5 e 10 anni prima, il 14% tra 10 e 15 anni, l’8% tra 15 e 20 anni e il 12% oltre 20 anni prima.
“Complessivamente – spiegano gli esperti Aiom -, il 57% dei casi (1.285.680 persone, il 2,2% della popolazione italiana) è rappresentato dai cosiddetti lungo-sopravviventi, cioè da persone che hanno avuto una diagnosi di tumore oltre 5 anni prima. La domanda sanitaria sarà prevalentemente orientata alla diagnosi e alla somministrazione dei trattamenti specifici in coincidenza e in prossimità con la diagnosi. Si concentrerà successivamente sul follow-up clinico e strumentale, e nuovamente su aspetti di diagnosi e trattamento nel caso di recidive di malattia. Infine, bisogni sanitari peculiari interessano i soggetti lungo-sopravviventi (ovvero vivi dopo molti anni di distanza dalla diagnosi), che possono essere in perfette condizioni di salute ma nei quali sono comunque possibili effetti collaterali a lungo termine dei trattamenti precedentemente effettuati. Sebbene non sia possibile definire con certezza tramite una soglia temporale l’avvenuta guarigione da un tumore, e sebbene possano essere rilevanti variabili individuali, è comunque importante sottolineare che per il 34% dei soggetti prevalenti l’esperienza di malattia neoplastica ha avuto inizio oltre dieci anni prima; per loro la pressione diagnostica dei controlli, e forse anche i timori di ripresa di malattia, sono sicuramente ridotti”.
Un altro segnale del successo del sistema oncologico italiano negli ultimi anni è rappresentato dall’esame degli andamenti temporali, sia in termini di nuovi casi che di decessi. I dati relativi ai trend temporali sono calcolati al netto dell’invecchiamento della popolazione, sia per la mortalità che per l’incidenza, e si riferiscono alla casistica del periodo 1998-2005.
La riduzione della mortalità è stata statisticamente significativa per la totalità dei tumori globalmente intesi, in entrambi i sessi. In particolare, il calo di mortalità durante il periodo osservato è stato del 12% nel sesso maschile e del 6% nel sesso femminile.
“La riduzione della mortalità – spiegano gli esperti nel Rapporto – può essere imputata all’effetto di una riduzione del numero di persone che si ammalano, oppure all’introduzione di più efficaci misure terapeutiche (con miglioramento della sopravvivenza)”.
Da ascrivere al primo punto, secondo l’Aiom, i casi di tumore fumo-correlati nel sesso maschile (es. vie aereo-digestive superiori, polmone e vescica), per i quali, infatti, si nota una sensibile riduzione anche di incidenza. Per altri tumori, come ad esempio la mammella femminile e la prostata, la riduzione di mortalità nel tempo è imputabile soprattutto all’efficacia delle nuove terapie, in associazione anche a interventi di diagnosi precoce.
Il fenomeno dell’aumento della mortalità che emerge in alcuni casi (polmone tra le donne e melanoma tra gli uomini) è da correlarsi all’aumento del numero di soggetti che si ammalano in assenza di un miglioramento di terapie disponibili.
Per quanto riguarda l’incidenza, i tumori della sfera femminile, complessivamente considerati, mostrano un andamento stabile, mentre per i tumori dei maschi complessivamente considerati l’andamento è in crescita.
La riduzione dell’incidenza, secondo l'Aiom, può essere imputabile alla riduzione dell’esposizione ai fattori di rischio correlati al tumore, come ad esempio l’abitudine al fumo fra gli uomini, oppure alla diffusione di programmi atti a intercettare e a curare le malattie in forme preinvasive come accade nel tumore della cervice uterina. L’aumento di incidenza è un fenomeno complesso e può essere attribuito a diversi fattori, tra i quali l’aumentata esposizione ai fattori di rischio correlati al tumore come nel caso del tumore del polmone nel sesso femminile, oppure ad un’anticipazione della diagnosi grazie ai programmi di screening organizzato (mammella, cervice uterina e colon-retto) o alle campagne di prevenzione secondaria (prostata, tiroide, melanoma).
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29 Ottobre 2012
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