Petrella (Tor Vergata): “Facciamo innovazione nonostante i tagli”
Innovazione che aiuta sia chi si sottopone all’intervento che a chi lo fa: il dispositivo flessibile, se non si può definire personalizzato, sicuramente ‘calza’ ogni paziente in modo diverso, adattandosi ai suoi movimenti e al suo corpo.
Da dove viene questa sperimentazione?
“Con i medici del mio team abbiamo fatto dell’innovazione una base fondante per il nostro lavoro. Così ci siamo aperti alle nuove tecniche e solo così abbiamo potuto trovare e perfezionare questo dispositivo che ha delle caratteristiche quasi rivoluzionarie. Innanzitutto rende la pratica chirurgica molto più semplice, perché c’è un ‘introduttore’ studiato appositamente per posizionare la protesi nell’orifizio erniario: così il tutto diventa più facile e veloce, tanto che per fare questo intervento ci mettiamo in media una ventina di minuti e dunque il tutto si può fare in day hospital.”
E quali sono i benefici per il paziente?
“Poiché l’intervento avviene senza che ci sia bisogno di sutura, e poiché il dispositivo stesso stimola la ricrescita dei tessuti, l’angiogenesi e la rigenerazione delle terminazioni nervose, si annulla sia il problema della recidiva che quello del dolore cronico, vera e propria piaga in questo tipo di operazioni. Una volta che si è rimarginata la piccola incisione grazie alla quale possiamo introdurre il dispositivo, infatti, i pazienti non provano più dolore.”
Qual è il campione di persone che si sono già sottoposte all’intervento a Tor Vergata?
“Con il team stiamo perfezionando la tecnica da circa quattro mesi, e finora abbiamo operato 21 pazienti. Di solito non si dice, perché in medicina è sempre meglio usare cautela, ma i risultati sembrano veramente ottimi. Tanto che è stato concluso l'accordo che permetterà la sperimentazione e l'applicazione della metodica nel nostro ospedale, che parte proprio in questi giorni”.
Quanti pazienti avranno la possibilità di accedere all’intervento?
“Saranno 120 le operazioni che effettueremo in un anno. La lista di richieste è già a 80-90 pazienti e per questo il progetto è già in partenza. Stiamo programmando le prime tre sessioni di training per i medici interessati ad apprendere la tecnica – di cui la prima avrà luogo già il 7-8-9 marzo, mentre le successive ad aprile e maggio. L’obiettivo è quello di rendere anche questa una buona abitudine: contiamo di organizzare questo tipo di sessioni almeno una volta al mese, nel futuro.”
Tutto questo perché il policlinico deve anche insegnare. Ma come pensate di far fronte alla crisi e ai tagli delle risorse?
“Come dicevo prima lo scopo di un policlinico è quello di aprirsi all’innovazione, e suoi elementi fondanti sono sia la ricerca che l’insegnamento. Chiaramente con gli ultimi tagli, che hanno costretto molti altri ospedali a chiudere, Tor Vergata ha dovuto imparare a far fronte anche alle emergenze, come un normale ospedale di zona. Devo dire però che con l’impegno sia del direttore generale del Policlinico, che dei colleghi che lavorano con me, finora siamo riusciti sia a far fronte all’emergenza, che a fare ricerca e didattica. E il nostro progetto ne è la prova concreta.”
Laura Berardi
29 Febbraio 2012
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