Piria (Anf): “Siano introdotti i percorsi assistenziali adeguatamente riconosciuti anche dal punto di vista economico”
“Per l’area complessiva della riabilitazione – spiega Piria -, che possiamo dire rappresenta una delle tre colonne del SSN (prevenzione, cura, riabilitazione) che si cura della salute dei cittadini del nostro Paese, i problemi sono enormi. Non è infatti più possibile garantire i trattamenti riabilitativi a tutti coloro che ne hanno bisogno, se non ricorrendo alle risorse private, e quindi al proprio portafoglio. E questo comporta spesso la rinuncia alle cure di chi non ha le possibilità economiche, con un grave scadimento delle condizioni di vita di gran parte della popolazione del nostro Paese. Perchè sono davvero tanti ad avere necessità di terapie riabilitative”.
“Perchè questo avviene – prosegue il vice Segretario ANF -. Le tariffe riguardanti la nostra disciplina medica sono bloccate al DM del 22.7.1996. Per fare un esempio, ricordiamo solo una voce delle prestazioni riabilitative comprese fra quelle tariffabili, quella più frequentemente utilizzata: 30 minuti di rieducazione motoria con un fisioterapista esclusivo. Ecco, questa prestazione viene rimborsata 6,81 euro (nel Nomenclatore Tariffario del 1996 era ancora in lire, ovvero £13.200). È allora evidente che con questa cifra non vengono coperti i costi orari del fisioterapista, del medico che supervisiona, ma neanche le spese di struttura (locali, riscaldamento, utenze, attrezzature ecc) che devono sostenere sia i centri pubblici che quelli privati accreditati. Quale sostenibilità ci può essere in materia di salute ?
“E’ ovvio che con un tariffario mai aggiornato dall’epoca in cui vigeva anche la lira – rileva il medico fisiatra -, al servizio sanitario pubblico non conviene spendere di proprio pugno risorse sulla qualità del servizio riabilitativo, e tende invece ad investire in attività sanitarie maggiormente costose in termini di raggruppamenti omogenei di diagnosi (DRG), sistema che classifica tutti i malati dimessi da un ospedale in gruppi omogenei in base alle risorse impegnate per la loro cura, e che consente di premiare soltanto le aziende che producono molto in termini di prestazioni ed a basso prezzo, in modo che per ogni DRG l’azienda possa avere il maggior ‘guadagno’ possibile”.
“Ma operare con le sole entrate previste dal medesimo nomenclatore tariffario mai rivisto – continua Piria -, non conviene nemmeno al privato, che rappresenta il 90% dell’offerta riabilitativa nel nostro Paese, e che è costretto a offrire i propri servizi solo a pagamento, a chi può farlo e solo nella misura in cui può farlo, magari riducendo le prestazioni che sarebbero necessarie. Viene meno il concetto di uguaglianza, universalità ed equità del Servizio Sanitario Nazionale: ben pochi si possono assicurare la migliore riabilitazione (come da dati CREA, il 65% della spesa per riabilitazione è stata nel 2019 out of pocket)”.
Peraltro – sottolinea il vice Segretario ANF – , una recente dichiarazione del Parlamento Europeo ha sancito che i contratti pubblici non devono essere pattuiti al di sotto del costo del lavoro. Sembra ovvio, ma appare non lo sia, e ci si approfitta del silenzio delle parti. Il problema della non sostenibilità dei servizi col Nomenclatore Tariffario del 1996 è noto a tutto il mondo sanitario e ai sindacati di tutte le categorie, ed ha portato a bloccare il Nuovo Decreto Tariffe nel luglio 2022 perché prevedeva analoghe tariffe inaccettabili e ancora oggi siamo fermi, facendo buon gioco di coloro che, al governo, vogliono risparmiare a spese della salute degli italiani. Questo spiega anche il disastro della riabilitazione territoriale: discontinuità, lacune dell’offerta, inefficienza. Occorre quindi urgentemente un aggiornamento delle tariffe, ma non è tutto”.
Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, auspica in una strategia innovativa per la riabilitazione, quella più adatta ai problemi del paziente e quindi più efficiente – continua il medico fisiatra -? Deve allora consentire un’adeguamento del sistema prestazionale previsto dal nomenclatore per l’area della riabilitazione che attualmente, così com’è, è rigidamente predefinito e non individua nemmeno le finalità del progetto riabilitativo che deve essere individuale, ovvero “tagliato su misura” sulla persona, nei suoi diversi programmi. Se non lo si fa, si rischia di essere ridondanti nei trattamenti oppure insufficienti ed inefficaci, con spreco di risorse”.
“Occorre quindi introdurre i percorsi riabilitativi – evidenzia Piria -, i quali riportano sempre gli obiettivi adeguati al caso e permettono il recupero il più completo possibile del paziente. Questo è stato finalmente riconosciuto ultimamente da una sentenza del Consiglio di Stato (la N. 3471/2023 DEL 4.04.2023), dopo anni di lavoro da parte di 18 Centri di Fisioterapia della Regione Sardegna che, con tenacia e in un lavoro purtroppo solitario, hanno portato avanti i principi del Piano Nazionale della Riabilitazione che già nel 2011 descriveva questa necessità. Ora finalmente anche a livello nazionale, come la sentenza riporta, deve essere riconosciuta e permessa una risposta qualificata ai bisogni e alle esigenze specifiche della persona, e favorita la continuità delle cure con la presa in carico riabilitativa, così come riporta lo stesso Consiglio di Stato “…..ed inserita nell’offerta assistenziale, in sostituzione delle pregresse prestazioni riabilitative, quelle incentrate sul modello globale ed integrato dei “percorsi riabilitativi”(….)”.
“Nell’aggiornamento tempestivo necessario del finanziamento della riabilitazione – conclude il vice segretario ANF -, occorre pertanto una diversa visione che sia adattata alle specificità di questa disciplina: un cambiamento di impostazione radicale, che non sia prestazionale, ma per percorsi o profili assistenziali adeguatamente riconosciuti anche dal punto di vista economico”.
E. C.
17 Aprile 2023
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