Ritorno alle Mutue? Ma siamo pazzi?
Se poi volessimo continuare con l’elenco delle cose umilianti, basterebbe aggiungere le centinaia di migliaia di cittadini del sud che si fanno curare in altre regioni, la libera professione dei medici che è una forma di privatizzazione dell’ospedale pubblico, oggetto di ripetute inchieste per truffe e evasioni fiscali, per non dimenticare la spending review che ritiene che in sanità se ne facciano di tutti i colori. E infine…la Corte dei conti…che ci ricorda che nella sanità c’è un sacco di corruzione.
Di fronte a questo quadro indecente, con Regioni ormai senza sovranità sempre con il cappello in mano, con aziende che non si è capito bene perché siano state fatte, il Censis partecipa al welfare day per dirci che se vogliamo risolvere tali indecenze bisogna tornare alle mutue integrative. Ma scherziamo? A parte il fatto che resta da capire come faranno i cittadini che non hanno i soldi per curarsi a pagare una mutua, o come faranno i disoccupati, i precari, gli esodati, i pensionati al minimo…a parte ciò…ma a nessuno viene in mente che questa trovata è la premessa per una privatizzazione della sanità pubblica?
Che essa altro non è se non il tanto sognato sistema multi-pilastro del Libro Bianco dell’ ex ministro Sacconi? E’ mai possibile che il Censis, il Cern, il Ceis, cioè tutti questi pensatoi votati alla conoscenza, insieme agli economisti sanitari fanatici dell’out of pocket, non sanno suggerire altro che far pagare di più la gente, dare loro meno diritti, aiutare i più forti, ma soprattutto non cambiare niente. Le mutue integrative saranno capaci di fare più prevenzione? Di ripensare modelli di ospedali pietrificati da secoli? Cambiare il lavoro degli operatori? Far contare di più la gente? Ripensare le aziende? E la figura del medico? Abbattere la medicina difensivistica? Fare spazio alle professionalità rinnovate come gli infermieri? No..non sono capaci. E come potrebbero! Così come non sono capaci di moralizzare questo sistema pubblico corrotto.
Il Censis sa che i modelli e le funzioni alla base del sistema sanitario sono ancora sostanzialmente quelli del vecchio sistema mutualistico? Sa che il medico di famiglia, a parte il passaggio dalla notula alla quota capitaria, è ancora sostanzialmente quello della mutua? Sa che il medico ospedaliero è sostanzialmente uguale al suo collega che una volta lavorava il tempo pieno e il tempo definito? Sa che le quattro funzioni fondanti, farmaceutica, specialistica, ospedaliera, medicina di base sono organizzate e concepite sostanzialmente come quelle di 40 anni fa? Sa che gli operatori tutti sono ancora sostanzialmente considerati delle lavatrici da programmare con la stessa logica del famoso 761? Sa che i cittadini ancora oggi definiscono la sanità pubblica “la mutua”?
Ma allora .. se le mutue ce l’abbiamo già…scusate…ma che senso ha tornare alle mutue? Le mutue andrebbero superate…basta mutue… esse sono il nostro problema. Davvero si crede che aver fatto le aziende abbia cambiato i modelli e le funzioni? Ebbene è un errore. Le aziende, quelle brave, hanno fatto compatibilità, hanno gestito limiti, riorganizzato per risparmiare, hanno messo in croce gli operatori…ma non hanno cambiato lo spirito mutualistico del sistema. Davvero si crede che la riforma del Titolo V abbia cambiato lo spirito mutualistico del sistema? Anche questo è un errore…le Regioni nei casi migliori, questo spirito, l’hanno razionalizzato reso più appropriato, più economico, ma nulla di più.
Non è tagliando posti letto che si cambia un sistema. Ma allora coraggio… riformatori sanitari dell’ultima ora..sopravvissuti al vecchio riformismo sanitario della 833, al contro-riformismo della 502, al contro riformismo del contro riformismo della 229…forza…coraggio…oltre le mutue. Fatevi avanti…serve ripartire dal diritto alla salute, ripensare un sistema, gli ospedali, i distretti, il territorio, il lavoro, le politiche per la salute,gli operatori, la programmazione. Fatevi avanti abbiamo bisogno urgentemente di battere l’antieconomicità dei vecchi modelli, di cambiare le aziende, i modelli di finanziamento del sistema. Troppo facile cavarsela con le mutue integrative. Tanto facile da essere persino un’operazione sospetta. Pensate un po’ che abbuffata! Quanti consigli di amministrazione! Quante presidenze! Quante consulenze! Il welfare day? Mai convegno è stato così impropriamente definito. Oltre le mutue un altro pubblico per avere più pubblico. Io la penso così.
Ivan Cavicchi
07 Giugno 2012
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