Silvestro (Ipasvi): “Cittadini a rischio tra troppi tagli e ‘troppa’ informazione sulla salute”
Tagli che aumentano le disparità; nuove opportunità di cura che guardano al privato. E anche "troppa" informazione, un'alterazione della percezione relativa al proprio livello di conoscenze su temi sanitari.
Il cittadino quindi (e l'assistito prima di tutto) è "in pericolo" secondo il 48° Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese perché rischia un approfondimento di disuguaglianze antiche, ma anche l'insorgenza di disuguaglianze inedite legate alla nuova geografia dei confini pubblico-privato in sanità, all'espansione della sanità a pagamento o, per chi non ce la fa, la rinuncia a curarsi e a fare prevenzione. Per di più cittadini, e quindi i pazienti, che si ritrovano spesso sotto una pioggia di contenuti e notizie tra cui non è sempre facile selezionare le informazioni corrette e affidabili. E così è sempre più ampia, e anzi nell'ultimo anno è diventata maggioritaria, la percentuale di italiani che pensano che troppe informazioni sulla salute rischiano di creare confusione e incertezza.
"Sono dati che confermano una situazione al limite della sostenibilità – prosegue Silvestroi – a cui si può far fronte dal punto di vista economico e di ulteriori ed eventuali tagli solo se le Regioni ridefiniranno le modalità e gli ambiti in cui rivalutare e rivedere la spesa. Spending review non significa soltanto tagliare come si è sempre voluto far credere ma anche ripensare, riorganizzare, innovare; non sempre risparmiare dove appare più facile come sul personale o su certi acquisti porta un guadagno in termini di efficienza ed efficacia. E mai questo tipo di tagli favorisce l'assistenza, la cura e il benessere dei pazienti, mentre all'orizzonte si prospetta ancora, con la legge di stabilità 2015, il mantenimento dell'attuale staticità sulla spesa per il personale che altro non fa se non minare l'efficienza del Servizio pubblico e le speranze di migliaia di giovani. Ma il Ssn va tutelato: secondo il Censis l'86,7% dei cittadini ritiene infatti che nonostante i suoi difetti, il Servizio sanitario nazionale sia comunque fondamentale per garantire salute e benessere a tutti".
Il Rapporto Censis evidenzia che il 50,2% degli italiani è convinto che le attuali politiche di contenimento abbiano aumentato le disuguaglianze. La spesa sanitaria privata è cresciuta da 29.578 milioni di euro nel 2007 a 31.408 milioni di euro nel 2013, con una dinamica incrementale interrotta solo nell'ultimo anno, presumibilmente per la convergenza di spese di altro tipo sui bilanci di tante famiglie. E alla richiesta di indicare i fattori più importanti in caso di malattia di una persona, il 48,1% degli italiani richiama il denaro che si possiede. Più disuguaglianze, quindi, che penalizzano i soggetti più fragili dal punto di vista socioeconomico e che nascono da una erosione di fatto della copertura pubblica, e dalla necessità per i cittadini di ricorrere in misura maggiore all'acquisto di prestazioni nel privato.
Un altro allarme poi il Censis lo lancia sulla "disinformazione per eccesso di informazione " che negli ultimi anni ha colpito gli italiani: l'esposizione a un numero molto elevato di contenuti soprattutto grazie a internet determina come conseguenza un'alterazione della percezione relativa al proprio livello di conoscenze su temi sanitari. La conoscenza su temi sanitari secondo il Rapporto non risulta completamente adeguata anche nei casi in cui il soggetto è direttamente coinvolto in una situazione patologica. Cittadini e pazienti si trovano spesso sotto una pioggia di contenuti e notizie tra cui non è sempre facile selezionare le informazioni corrette e affidabili. E così è sempre più ampia, e anzi nell'ultimo anno è diventata maggioritaria, la percentuale di italiani che pensano che troppe informazioni sulla salute rischiano di creare confusione e incertezza.
"In questo quadro il rapporto con una equipe sanitaria di prossimità composta almeno da medici e infermieri è importante – aggiunge Silvestro – sia per accompagnare gli assistiti in una corretta comprensione delle prescrizioni, sia per spiegare che "confrontare" diagnosi e risultati delle cure su Internet, può essere pericoloso. Rilevante diventa in questa logica la funzione informativa ed educativa dell'equipe sanitaria di prossimità e soprattutto dell'infermiere che ha tradizione assistenziale e specifiche competenze per agire con efficacia e sistematicità per promuovere un corretto stile di vita, per agire nel campo prevenzione primaria e secondaria e dei processi di cura ed assistenza. Azioni informative ed educative sul paziente – conclude – che aumentano l'adesione alle prescrizioni e incidono sulla modifica di comportamenti a rischio e a mantenere comportamenti virtuosi nel tempo".
05 Dicembre 2014
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