Silvestro (Ipasvi): “Più tagli, meno programmazione: un’equazione che danneggia servizi e pazienti”
Il personale riduce la mortalità
Accade così che confrontando i dati – mediamente peggiorati a livello nazionale – a esempio dei ricoveri per tumore alla mammella, alla prostata, o quelli di mortalità per neoplasie del retto, con i dati della mobilità sanitaria, si scopre che praticamente da tutte le Regioni in piano di rientro (tranne il Lazio), per curare i tumori i pazienti più gravi emigrano soprattutto al Nord, con Lombardia ed Emilia Romagna tra le mete più gettonate. E con la conseguenza di peggiorare i dati complessivi di queste Regioni di eccellenza – comunque ancora molto buoni nonostante tutto – costrette ad assistere le forme più gravi e invasive di queste patologie perché è da loro che si organizza l’alta specialità.
“E pensare – commentaSilvestro – che recenti studi in Italia e all’estero hanno dimostrato a esempio che la carenza di personale infermieristico o il sovraccarico di lavoro ha come prima conseguenza un aumento del rischio di mortalità di almeno il 7%: meno personale più risparmio forse, ma anche meno qualità del servizio e sicurezza dei pazienti, il dato lo dimostra”.
Inappropriatezza come conseguenza dei tagli
E dal Programma nazionale esiti arriva un’altra conferma: il territorio che non c’è. “In un momento di caccia al risparmio si alza paradossalmente l’asticella dei costi – continua Silvestro – riportando nei letti di ospedale nel 2013 rispetto al 2012 molti pazienti per interventi considerati inappropriati in ricovero come le tonsillectomie e gli interventi di stripping di vene (con aumenti medi dei ricoveri rispettivamente del 42 e del 136%) , considerati già prima del vecchio Patto per la salute tra i ricoveri da evitare per quei 108 raggruppamenti diagnostici che se assisti fuori dall’ospedale avrebbero dovuto portare a risparmi di oltre un miliardo”.
Pronto soccorso “tampone” del territorio
Infine un altro dato conferma la situazione denunciata a gran voce da medici e infermieri: al pronto soccorso c’è ancora un eccesso di codici bianchi che non dovrebbero nemmeno arrivare in corsia (nel 2013 il 13,7% degli oltre 19milioni di interventi), i codici verdi (meno gravi e spesso assistibili fuori dell’ospedale) cono la stragrande maggioranza delle tipologie di intervento (67,3%) ma soprattutto esistono ancora più del 10% di pazienti che in pronto soccorso restano oltre le 12 ore (l’1,7% anche oltre le 24 e del più del 6% non si identifica la soluzione finale). “E’ la dimostrazione – commenta Silvestro – che negli ospedali chi assiste non ce la fa ad ammortizzare la richiesta e che il filtro del territorio fa acqua da tutte le parti”.
“Le alternative ci sono: le Regioni intervengano“
Lo abbiamo proposto a tutti i livelli e lo rilanciamo ancora – conclude Silvestro -: si aggrediscano le duplicazioni esistenti di centri decisionali, di funzioni e strutture che non danno risposte ai veri bisogni dei cittadini e che assorbono risorse impropriamente e penalizzano l'equità di accesso alle cure. Queste, oltre agli altri sprechi, sono le cose su cui le Regioni devono coraggiosamente intervenire per ottenere veri e duraturi risparmi, non riducendo il numero dei professionisti dedicati alla cura e all'assistenza, mettendo così a rischio (i dati parlano chiaro) oltre alla tenuta del sistema anche la salute dei pazienti”.
20 Ottobre 2014
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