Sinafo: “Deluse tutte le aspettative della dirigenza sanitaria non medica”
Anche per il triennio 2022–2024 assistiamo alla firma di un contratto poco dignitoso che, per la sola dirigenza sanitaria non medica, non ha (nemmeno lontanamente) cercato di recuperare le perdite legate all’inflazione maturata in questi ultimi anni – pari al 18% – con la concessione di meno di un terzo della percentuale e che vede addirittura aumentare la importante sperequazione tra professionisti appartenenti alla stessa area contrattuale.
Abbiamo più volte sottolineato il fatto che all’interno del nostro SSN, poliedrico e multiprofessionale, l’interazione tra i diversi professionisti è linfa vitale per continuare a garantire un’adeguata assistenza ai cittadini (di cui ormai il 10 % sotto la soglia di povertà). Questo contratto, contraddicendo questo principio fondante, configura un’ulteriore spaccatura all’interno del servizio sanitario compromettendone seriamente la stabilità e la valorizzazione delle diverse professionalità che vi operano, misconoscendo e mortificando le specificità, responsabilità e competenze proprie di tutte le figure dirigenziali del ruolo sanitario diverse da quelle mediche.
Aver sottoscritto in tutta fretta l’ipotesi proposta nel mese di novembre in sede ARAN, con una finanziaria in fase di approvazione finale, non ha portato nulla di buono (per i dirigenti sanitari non medici), a partire dall’indennità di esclusività nella fascia sotto i 5 anni e dall’indennità di specificità sanitaria per i dirigenti biologi, chimici, farmacisti, fisici, psicologi e per i dirigenti delle professioni sanitarie ma anche per utilizzare da subito risorse extra-contrattuali stanziate. Infatti, rileviamo che il Governo ha avuto buon gioco a cancellare ogni emendamento in tal senso!
Macroscopica, quanto incomprensibile, la differenza economica che viene determinata in questo contratto (senza contare gli aumenti pur previsti per gli ex II livello che superano i 13 mila euro/anno), dove si registra un ulteriore gap di 70,81 euro sempre a sfavore della dirigenza sanitaria considerando l’aumento di 303,78 euro/anno per i medici ed un 232,97 euro/anno per i sanitari con valori finali di 9.466,77 euro/anno per medici e veterinari contro i 1.614,46 euro/anno della dirigenza sanitaria non medica. Tale differenza, inoltre, diverrà ancora più significativa quando verranno distribuite le risorse già stanziate con la finanziaria 2026 che porteranno ad un ampliamento ulteriore della forbice di altri 2.645,96 euro. In questo modo, mentre già oggi (su questa voce) il divario esistente tra le due dirigenze che siedono allo stesso tavolo contrattuale, si assesta su 7.825,31 euro in meno per la dirigenza sanitaria, dal 2026 (con le nuove risorse) la differenza sarà di 10.471,27 euro (vedi tabella).
Evidenziamo, ancora, che un altro gap esiste sulla indennità di esclusività che per un dirigente sanitario, rispetto a un dirigente medico con più di 5 anni di anzianità, è di 5.577 euro in meno. Questo porta e porterà ad avere, a parità di studio, regole di accesso e norme da rispettare, nonché responsabilità crescenti e sovrapponibili, stipendi più bassi di oltre 15 mila euro annui a danno della dirigenza sanitaria, che tra l’altro ha scarsissime possibilità di “arrotondare” lo stipendio con attività aggiuntive, attività libero professionali, reperibilità e guardie: istituti quasi tutti appannaggio della classe medica.
Tutto questo in barba a quanto, da più parti, auspicato e predicato; ovvero la necessità di un percorso di progressiva armonizzazione dei trattamenti economici, fondato sul riconoscimento della pari dignità professionale e del contributo essenziale garantito da tutte le componenti della dirigenza sanitaria al funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale.
Superfluo ricordare che le dirigenze sopra richiamate operano in modo trasversale a tutte le strutture e ai servizi, contribuendo al loro funzionamento complessivo.
L’evoluzione degli studi in sociologia e psicologia del lavoro ha introdotto e statuito il concetto di inter-professionalità e di inter-dipendenza, riconoscendo che ogni professione possiede una propria specificità, strettamente connessa a quella delle altre. Ma il CCNL, che tutte (o quasi) le OO.SS. si sono affrettate a firmare, sembra ignorarlo.
Noi continueremo a sostenere, con forza e convinzione, il principio che ogni professione è permeata da una propria dignità e merita un pieno riconoscimento anche sotto il profilo economico, al pari di tutte le altre componenti della dirigenza sanitaria. Il SiNaFO continuerà ad onorare l’impegno assunto nei confronti dei propri iscritti anche se, in ossequio alle decisioni delle altre sigle sindacali afferenti in FASSID, ha accondisceso al volere della maggioranza interna che ha deciso di apporre la firma al CCNL 2022-2024.
02 Marzo 2026
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