Sindacati medici favorevoli alla riforma, ma divisi sull’emendamento
Sembra già svanita l’ipotesi di un emendamento al Ddl Omnibus per introdurre la possibilità, per gli ospedali o le strutture del Ssn, di contrattualizzare a tempo determinato gli specializzandi durante gli ultimi due anni di Scuola di specializzazione, ma la questione, e in generale la riforma del sistema formativo medico post lauream, resta al centro delle dichiarazioni delle organizzazioni sindacali. Sistema formativo che, secondo l’Anaao Assomed, è “da tempo insufficiente, per quantità e qualità, rispetto alle esigenze di un moderno sistema sanitario”. Per questo una proposta di riforma è “da valutare favorevolmente”, per il segretario nazionale dell’Anaao, Costantino Troise, secondo il quale “è un segno dei tempi che chi da anni usa i medici specializzandi come forza lavoro, occulta ed a basso costo, per produrre i volumi di attività che giustificano la esistenza delle strutture universitarie, oggi gridi allo ‘sfruttamento’ da parte degli ospedali”.
“L’obiettivo – evidenzia Troise – non deve, certo, essere assicurare mansioni subalterne al servizio sanitario quanto creare le condizioni per un graduale e reale processo di acquisizione ‘sul campo’ di autonomia professionale dei medici, anticipandone l’ingresso nel mondo del lavoro con vantaggi previdenziali, assistenziali e professionali, e recuperare al sistema sanitario un ruolo formativo che integri e non sostituisca quello universitario, senza pregiudicare la possibilità di inserimento di personale attualmente precario evitando fenomeni di dumping sul costo”. Un “cambiamento non solo necessario, ma anche urgente”.
Non però da realizzare con un emendamento al Ddl Omnibus, secondo Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil Medici. “Lo specializzando – secondo Cozza – ha bisogno di una formazione di qualità, da attivare anche negli ospedali pubblici, ma questa formazione non è conciliabile con il suo inserimento nelle attività ordinarie e nei turni di guardia per coprire, a basso costo, i vuoti d’organico conseguenti al blocco del turn over”. Secondo il leader della Fp Cgil Medici, inoltre, l’emendamento “avrebbe rappresentato anche una beffa occupazionale non solo per gli 8mila medici precari, ma per gli stessi specializzandi che avrebbero così coperto circa 10mila posti negli ospedali che non sarebbero stati più messi a concorso”.
Cozza è favorevole alla riforma, ma sottolinea che “c’è bisogno di un provvedimento complessivo che inserisca a pieno titolo l’ospedale e i servizi territoriali nella rete formativa e consenta la necessaria formazione di qualità sul campo per gli specializzandi, prevedendo per i dirigenti medici i riconoscimenti professionali ed economici per l’attività di docenza e tutoraggio, assenti nelle bozze di emendamento. Adesso il Ministro Fazio apra un tavolo di confronto con tutti gli attori interessati per arrivare ad una proposta appropriata per un vero ospedale pubblico d’insegnamento”.
Al contrario, favorevole anche a un’eventuale all’emendamento è l’Aaroi Emac (Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani Emergenza Area Critica). Perché “ci farebbe molto piacere che quanto dichiarato dal Ministro Fazio nel mese di giugno si concretizzasse”, ha affermato Vincenzo Carpino, presidente Aaroi Emac, esprimendo quindi “la piena disponibilità a collaborare a patto che l’inserimento anticipato degli specializzandi nel mondo del lavoro guidato da medici ospedalieri esperti, in qualità di tutor, per superare le insicurezze professionali. Auspichiamo quindi che l’ipotesi vada avanti e che possa ottenere il supporto del Ministero dell’Economia”.
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20 Settembre 2011
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