Ticket e fumo. Labate:“Ti uccide, te lo vendo e non ti dissuado
Il 15 luglio scrivevo su Quotidiano Sanità, proprio a commento della manovra proposta dal Governo, della iniquità ed inutilità del ticket e proponevo un aumento del prezzo al pubblico delle sigarette, come strumento dissuasivo e produttivo di salute e di risparmi per il Ssn, che sostiene costi elevati sia per le patologie fumo-correlate che per la diagnosi e cura dei carcinomi polmonari quali esiti infausti dell’abitudine al fumo.
Successivamente ci hanno pensato Bossi e Calderoli, quest’ultimo proprio nella misura che io proponevo, portare a cinque euro il prezzo delle sigarette ed infine anche le Regioni hanno cavalcato la proposta da un minimo di 20/ 25 centesimi fino ai 50 centesimi di euro da parte del sen. Ignazio Marino.
Peccato che nel frattempo il monopolio tabacchi aveva già messo a punto il provvedimento che aumentava di 10 centesimi il prezzo di vendita al pubblico delle principali marche di sigarette. Infatti se andate sul sito dell’amministrazione dei monopoli di stato trovate il nuovo elenco con gli aumenti di prezzo in vigore già a partire dal 1° agosto.
Mi ero chiesta, infatti, come mai la manovra non contenesse una misura di aumento delle accise sul fumo o sull’alcool, che sono strumenti che in generale si prendono in considerazione nelle manovre finanziarie e per questo mi ero esercitata a proporla anche tenendo conto di ciò che avevano fatto Germania, Francia, Inghilterra, per non dire della Norvegia dove un pacchetto di Marlboro costa 8,12 euro.
Il problema era che non solo l’amministrazione dei monopoli aveva già messo a punto il provvedimento per l’aumento di 10 centesimi che si è formalizzato il 27 luglio (il terzo quest’anno), ma il 20 luglio il ministero delle Politiche agricole ed una multinazionale delle sigarette avevano annunciato un accordo in base al quale il produttore si impegnava ad acquistare un quantitativo annuale di oltre 7.000 tonnellate di tabacco nazionale, con un aumento del 15% della quantità acquistata nel 2010.
Dunque tra adeguamento graduale dovuto alla direttiva europea che ci richiama da tempo per non incorrere in infrazione e decisione di aumentare gli acquisti di tabacco italiano, la manovra salva i produttori di sigarette e penalizza i cittadini con il ticket.
Il danno e la beffa, paghiamo tutti, fumatori e non fumatori, e il Ssn continua a sopportare costi ingenti per i danni da fumo alla salute.
Il Codacons ha deciso di presentare un esposto alla Commissione europea, affinchè verifichi se la decisione del Governo italiano di non colpire i prodotti da fumo con la manovra finanziaria, non possa configurarsi in qualche modo come una sorta di “ aiuti di stato nei confronti dei produttori di tabacco”.
Intanto alcune Regioni applicano il ticket, altre no, alcune rimodulano ed il Governo pilatescamente ha rinviato la decisione di cancellare il ticket sostituendolo con la tassa sul fumo.
Mi conforta, che la mia idea del 15 luglio, trovi in un sondaggio, lanciato nella mia città, Genova, dal quotidiano il Secolo XIX, un riscontro nei cittadini genovesi. Infatti il sondaggio rileva che solo il 21% della popolazione è contrario ad una tassa sul fumo per togliere i ticket sanitari, il 10% si dichiara favorevole purchè gli aumenti siano di poche decine di euro, mentre il 69% dichiara che è d’accordo anche se le sigarette dovessero aumentare di 2 euro al pacchetto.
Come è ormai ampiamente dimostrato i cittadini sono molto più consapevoli e responsabili di chi li governa e sono pronti a fare sacrifici se la causa è giusta e l’ingiustizia del ticket è ormai intollerabile.
Grazia Labate
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31 Agosto 2011
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