Un ministro “innamorato”. Che crede in quello che fa
Numeri (vedi le tabelle che alleghiamo in esclusiva) sui quali Lorenzin si gioca tutto. Soprattutto nel Governo e nel confronto con i suoi vertici responsabili dell’Economia, ai quali manda a dire senza mezzi termini che o si mantengono gli impegni o salta tutto.
“Attenti alla tentazione di mandare a monte tutta la partita”, ci ha detto nell’intervista rilasciata in esclusiva al nostro giornale. E il riferimento, anche se non c’è un nome e cognome, è chiaro. E’ verso coloro che “non hanno compreso la complessità e l’interrelazione tra i diversi centri di spesa del sistema sanitario” e soprattutto verso chi, data la difficoltà storica di tagliare in molti comparti della PA dove la linea di spesa è poco chiara, vedono nella sanità il settore ideale per tagliare, “perché è più facile e i risultati sono certi”.
Ma questo non vuol dire che la sanità non farà la sua parte. Ma la farà risparmiando su sprechi e inefficienze e reinvestendo questi risparmi per fare le riforme indispensabili alla sua sopravvivenza. Da quella del territorio, a quella dell’informatizzazione. Senza dimenticare la direttiva europea sull’assistenza transfrontaliera che ci pone sfide nuove e ci mette direttamente in competizione con le grandi centrali sanitarie internazionali.
Ma la spending review si farà “in casa”, senza i tagli lineari di Cottarelli. Con un contributo della sanità anche all’abbassamento delle tasse. “perché quando i conti saranno a posto taglieremo gli aumenti Irpef di questi anni nelle regioni in Piano di rientro e ridaremo 2 miliardi di euro agli italiani”.
La sanità anche come palestra per un nuovo fisco più equo e giusto, che punisca gli evasori togliendo loro quell’esenzione dal ticket di cui hanno abusato per troppi anni. E una sanità che torni ad essere anche un settore di rilancio dell’economia con investimenti per ammodernare ospedali e ambulatori che entrano per la prima volta nei grandi programmi per il rilancio infrastrutturale del Paese.
Una sanità in grado di riformarsi ma con la consapevolezza di “non partire da zero”. Ma essendo finalmente in grado di mettere a frutto, rigenerandole per i nuovi bisogni, due realtà che il mondo ci invidia per la loro caratteristica di capillarità assistenziale, come quella dei medici di famiglia e dei pediatri e delle farmacie, che saranno messe in rete come spina dorsale della nuova medicina territoriale.
Una sanità che vuole riprendersi la cabina di regia del sistema anche in tema di spesa sanitaria. Senza nulla togliere alle competenze del Mef ma ribadendo che il governo della sanità e il ruolo di garante della salute dei cittadini è suo e di nessun altro. E per questo sì a una riforma del titolo V che non stravolga il sistema attuale “ci è costato troppo per distruggerlo” ma ristabilisca il chi fa che cosa tra Governo e Regioni con chiarezza e nettezza, ridando forza a quegli asset nazionali che garantiscono equità, uguaglianza e parità di diritti e opportunità a cittadini e operatori del sistema.
Una sanità che riesca a ridare un orizzonte ai settecentomila operatori senza contratto e senza turn over, non promettendo soldi che oggi non ci sono, ma garantedogli un futuro di certezza per il loro sviluppo professionale e per far sì che possano lavorare in numero adeguato rispettando precisi standard di personale in ogni struttura sanitaria italiana. Per operare meglio e in sicurezza.
Beatrice Lorenzin non è un tecnico. Ma un politico a tutto tondo. Che crede nella sua mission: “non capita spesso di poter fare il ministro e voglio farlo al meglio”. E che si è innamorata di questo mondo perché vi ha trovato saperi e opportunità incredibili, purtroppo ancora oscuri a molta parte dell’establishment del nostro Paese.
C.F.
04 Febbraio 2014
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