Zingaretti: “Certificazione antimafia non per criminalizzare qualcuno, ma a tutela delle persone perbene”
“Credo che ci sia un equivoco e sia molto importante sgomberare il campo da equivoci o cattive informazioni”, ha esordito Zingaretti. “Non c’è da parte nostra nessuna disattenzione o volontà di censura o sottovalutazione dell’importanza di portare avanti procedure amministrative che la Regione, però, questo va detto, ha preso in carico non quattro anni fa, come erroneamente è stato detto, ma il 23 maggio del 2016, quando si è concluso l’interpello nazionale gestito dal Ministero della salute, con cui i concorrenti vincitori hanno optato per le sedi. La Regione entra in campo dal mese di maggio. Stiamo parlando di concessioni pubbliche per 274 farmacie. L’iter amministrativo sta andando avanti. Su questo concorso nazionale sono pendenti molti ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato”.
Zingaretti ha poi evidenziato che “dentro questa fase di verifica e di aggiudicazione, che riguarda i diritti di tantissime persone che aspirano, in maniera assolutamente giusta, e da persone perbene, di avvalersi dell’opportunità che lo Stato ha dato, trattandosi anche di un immenso numero di concessioni pubbliche e alla luce dell’esplosione in molte parti di questo Paese, innanzitutto Milano, alcune settimane fa, di inchieste che hanno individuato in quella Regione, non solo il rischio, ma hanno individuato la presenza di rischi di infiltrazione di poteri criminali e ‘ndranghetisti come strumento di infiltrazioni dentro queste assegnazioni di concessioni pubbliche; visto che in questo Consiglio regionale e in questa Regione abbiamo più volte discusso di quanto il Lazio, Roma in particolare e il Lazio, è oggetto, è stato oggetto per anni di infiltrazioni di poteri criminali nell’economia legale e accanto alle persone perbene, l’unica cosa che ho fatto e me ne assumo con orgoglio tutta la responsabilità, proprio raccogliendo peraltro il suggerimento alla prevenzione e non di delegare agli altri quando scoppiano dei problemi, abbiamo avviato un tavolo, con sede in Prefettura, e con il coinvolgimento delle massime autorità investigative italiane, affinché sia allegata la certificazione antimafia a tutte le deroghe, non per criminalizzare qualcuno, ma a tutela delle persone perbene e, come si deve fare in un territorio oggetto di infiltrazioni, per innalzare al massimo il tema della legalità nel campo delle concessioni pubbliche”.
“Questa – ha proseguito il presidente della Regione – è una procedura avviata da alcuni giorni che noi confidiamo di concludere, da parte delle forze investigative, in poche settimane e con la certificazione antimafia procedere all’immediata assegnazione delle concessioni pubbliche. Quindi, non c’è nessuna rimozione del tema, ma visto che viviamo nella regione di cui abbiamo parlato in questa sede, richiedendo la massima vigilanza del tema della legalità, l’ausilio, d’accordo con le forze investigative, di un ulteriore passaggio di verifica della concessione di 274 concessioni pubbliche. Ripeto, non come strumento di criminalizzazione di persone perbene, ma come volontà di verificare se dentro un processo di distribuzione di concessioni pubbliche c’è anche − e questa volta lo vorremmo fare noi come Amministrazione pubblica − il rischio, come è accaduto in altre realtà, di presenza di infiltrazioni criminali. Non lo facciamo noi, ma lo fanno gli organi preposti in questo Paese a fare queste indagini, con un tavolo che non è regionale, ma dentro la Prefettura, con il coinvolgimento di tutte le autorità. Questo sta accadendo. Questo – ha aggiunto Zingaretti – credo sia il procedimento come atto dovuto che, ovviamente segnalando l’esigenza di chiudere questo processo, appena concluso, ci permetterà di procedere alle assegnazioni”.
Zingaretti ha quindi voluto chiarire che “dire che a Roma c’è il rischio o la presenza di infiltrazioni mafiose non significa dire che i romani sono mafiosi. Dire che in Sicilia c’è la mafia non vuol dire che i siciliani sono mafiosi. Dire che a Roma hanno sequestrato, come è avvenuto, molti ristoranti e catene di negozi perché infiltrati dalla camorra o dalla ‘ndrangheta, non significa dire che i ristoratori romani sono ‘ndranghetisti o camorristi. Quindi, rifiuto categoricamente l’idea che avviare in una pratica amministrativa di 274 concessioni una verifica richiesta alle forze che nella Repubblica italiana si occupano di questo, significhi offendere o accendere il sospetto su delle persone perbene, sulla loro tenuta di legalità. Significa tutelare anche loro, cioè, mettere nelle condizioni lo Stato di concedere 274 concessioni pubbliche su 3.000 concessioni in Italia, nel pieno rispetto della legalità, a tutela delle persone perbene che hanno partecipato a questo concorso. Quindi non c’è su questo nessuna confusione che si può costruire su un’accusa che non accetto, anzi, rientra proprio nelle funzioni che deve avere l’Istituzione pubblica, quella di accompagnare gli iter amministrativi a tutela di tutti, nel pieno rispetto della legalità”.
“È evidente – ha concluso Zingaretti – che compito di questa Amministrazione è quello di chiudere, nel più breve tempo possibile, l’autorizzazione di queste concessioni”.
05 Agosto 2016
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