Accreditamento in sanità. Le proposte di Fism, Cergas e Ministero per un “format” unico a livello nazionale

Accreditamento in sanità. Le proposte di Fism, Cergas e Ministero per un “format” unico a livello nazionale

Accreditamento in sanità. Le proposte di Fism, Cergas e Ministero per un “format” unico a livello nazionale
Le Società scientifiche in campo per cambiare le regole. Vimercati (Fism): "A noi la definizione e l'aggiornamento di livelli minimi organizzativi, strutturali e professionali". Borgonovi (Cergas): "Quattro concetti chiave: definire, riconoscere, valutare e certificare". Il Ministero ha già pronta una nuova bozza che supera i criteri del 2004.

Le società scientifiche italiane scendono in campo sul tema dell’accreditamento delle strutture sanitarie. Primo obiettivo quello di definire requisiti minimi di accreditamento per tutto il territorio nazionale, sulla base di criteri che siano territorialmente omogenei e conosciuti in modo capillare da tutti i professionisti.
 
E’ la sfida ambiziosa e allo stesso tempo definita “ineludibile” che ha costituito l’argomento di confronto e dibattito nel corso del convegno promosso da Ministero delle Salute, Fism e Cergas dell’Università Bocconi presso la sede ministeriale di Lungotevere Ripa.

Le difformità geografiche nell’applicazione dei requisiti minimi e una non completa conoscenza di essi sono elementi che hanno spesso generato conseguenze spiacevoli a più livelli. “Possono infatti verificarsi – ha spiegato Franco Vimercati, presidente Federazione delle società medico-scientifiche italiane (Fism) – rischi di intervento dell’autorità giudiziaria, possibili contenziosi da parte dei pazienti, aumento del rischio clinico e invalidità delle coperture assicurative”.

E’ per queste ragioni che le società scientifiche “hanno il dovere di definire e aggiornare i livelli minimi organizzativi, strutturali e professionali inerenti l’impatto clinico della prestazione sanitaria”. Dal punto di vista operativo, Vimercati ha posto l’accento sulla necessità di “creare un format per facilitare un percorso formativo univoco volto alla conoscenza dei requisiti organizzativi, strutturali e professionali, che tengano conto delle specificità di ciascuna area specialistica caratteristica della società scientifica”.

Il format sarà sviluppato con il contributo del Cergas per quanto di competenza (livello organizzativo), mentre le linee d’indirizzo clinico saranno in capo alle società scientifiche. “L’accreditamento – ha auspicato Vimercati – favorirà e garantirà qualità e uniformità del percorso d’implementazione dei requisiti sul territorio nazionale, ridando la centralità, in parte persa, al sistema sanitario nazionale”.

In questo contesto una funzione essenziale è rivestita dalle Linee guida che, sono richiamate nel D.P.R. 14/1/97, tra i requisiti organizzativi minimi generali delle strutture pubbliche e private. “In tutte le articolazioni organizzativo-funzionali è favorito l'utilizzo delle Linee guida predisposte dalle Società scientifiche o da gruppi di esperti per una buona pratica clinica nelle varie branche Specialistiche. Inoltre devono essere predisposte con gli operatori, linee guida, regolamenti interni che indichino il processo assistenziale con cui devono essere gestite le evenienze cliniche più frequenti o di maggiore gravità”. E il decreto Balduzzi ha poi richiamato le linee guida quali strumenti idonei a delimitare le responsabilità professionali.

La costruzione di un efficace sistema di accreditamento in sanità rappresenta un veicolo per raggiungere alcuni obiettivi di enorme rilievo. “Garantisce sicurezza per pazienti e professionisti, assieme all’appropriatezza delle cure – ha evidenziato Elio Borgonovi, presidente Cergas – Permette di perseguire uniformi livelli qualitativi tra diversi ambiti di erogazione dei servizi, consente la mobilità dei professionisti, favorisce proficui confronti tra costi e benefici e previene comportamenti di medicina difensiva”. Il processo di accreditamento deve, però, passare necessariamente per l’adozione di quattro concetti chiave: definire, riconoscere, valutare e certificare. Concetti che vanno poi messi in connessione con le effettive conoscenze e capacità dei professionisti, con l’idoneità delle strutture e con la funzionalità dell’organizzazione. Bisogna, in ogni caso, “che per ogni specialità, ambito e setting assistenziale siano individuati standard specifici”.

Sul fronte istituzionale Giovanni Leonardi, Direttore generale professioni e risorse umane del Ministero della Salute, ha spiegato che “per quanto concerne l’accreditamento abbiamo preparato una prima bozza che aggiorna le linee del 2004 ancora allo studio del Ministero, in quanto va ulteriormente definita in alcuni aspetti. Non basta, infatti, limitarsi all’elaborazione dei criteri, poiché si rischierebbe di partorire un sistema senza anima. Bisogna, invece, costruire una struttura credibile tramite l’individuazione di precisi aspetti qualitativi. Si tratta quindi di una procedura complicata e laboriosa”.

E sul tema della responsabilità Leonardi ha osservato che “è fondamentale tutelare la serenità del professionista, poiché molte volte i danni non sono ascrivibili esclusivamente a malpractice. E senza un adeguato livello di servizi non si tutela realmente la salute e si rischia di allontanare i giovani dalla professione”. 
 
Gennaro Barbieri
 

Gennaro Barbieri

22 Maggio 2014

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