ACN stralcio. Smi chiede tutele per i medici costretti a operare nelle Case di Comunità

ACN stralcio. Smi chiede tutele per i medici costretti a operare nelle Case di Comunità

ACN stralcio. Smi chiede tutele per i medici costretti a operare nelle Case di Comunità

Il Sindacato Medici Italiani sta mettendo in campo azioni per diffidare le Asl affinché provvedano ad estendere ai medici di assistenza primaria le tutele previdenziali, assicurative e in materia di sicurezza sul lavoro già previste per gli specialisti ambulatoriali e per i medici dei servizi che lavorano all’interno delle strutture Asl.

Garanzie e tutele per i medici di medicina generale costretti a lavorare nelle Case della Salute. Le chiede lo Smi, il Sindacato Medici Italiani, che non ha sottoscritto l’accordo stralcio dell’Acn, il 23 giugno scorso, e che ora, a tutela dei medici che saranno comunque obbligatoriamente costretti ad a svolgere attività oraria in strutture aziendali e avvalendosi dei mezzi di produzione messi a disposizione dall’Azienda (locali, impianti, attrezzature e macchinari), sta mettendo in campo azioni per diffidare le Asl affinché adempiano ad estendere ai medici di Assistenza Primaria le specifiche tutele previdenziali, assicurative e in materia di sicurezza sul lavoro.

“Chiediamo si equiparino i diritti dei medici di medicina generale, che operano obbligatoriamente nelle CdC, a quelli degli specialisti ambulatoriali e dei medici dei servizi che lavorano all’interno delle strutture ASL”, spiega in una nota lo Smi, che non ha firmato l’Accordo ritenendo che l’introduzione di un vincolo orario obbligatorio per l’impiego dei medici di medicina generale nelle Case di Comunità (CdC) alteri la natura libero-professionale del medico, trasformandola di fatto in un rapporto di lavoro subordinato senza però riconoscerne le tutele.

15 Luglio 2026

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