Anaao Assomed. Il congresso del cambiamento. Non solo per scelta ma per necessità

Anaao Assomed. Il congresso del cambiamento. Non solo per scelta ma per necessità

Anaao Assomed. Il congresso del cambiamento. Non solo per scelta ma per necessità
Il tempo stringe. L'evoluzione dell'organizzazione sanitaria, le nuove sfide professionali, l'avvio di una vera valutazione comparativa degli esiti e delle performance ospedaliere sono solo alcune delle nuove realtà con cui deve fare i conti il medico italiano. E verso le quali non è più rinviabile un nuovo approccio. Il messaggio-sfida dal congressso del sindacato che ha votato un nuovo statuto

Cambiare non è più una scelta, ma una necessità. E il cambiamento non può più fermarsi a sterili proclami: deve realizzarsi in tempi stretti, pena l’affossamento del sistema e la perdita della dignità professionale.


È questo il leit motive che ha accompagnato i lavori del congresso straordinario dell’Anaao Assomed che si chiude oggi a Caserta. Un congresso dal quale uscirà un nuovo statuto, come anticipato nella nostra intervista e nella relazione del segretario nazionale Costantino Troise, che muterà i connotati del sindacato della dirigenza medica. Ma l'assise è stata indubbiamente anche un’occasione per confrontarsi all'interno e all'esterno della categoria sulla direzione da imboccare per intraprendere la strada del rinnovamento.
 
Gli scenari della politica sanitaria esigono, infatti, un cambio di pelle. Lo dicono i numeri, come ha ricordato Barbara Polistena del Consorzio della ricerca economica applicata in Sanità di Tor Vergata nel croso del confronto che ha avuto come tema “La nuova rete del servizio sanitario nazionale. Cosa cambia dopo le recenti modifiche legislative e come valutare il cambiamento”.
In Italia siamo arrivati a una spesa sanitaria totale sul Pil inferiore del 23% rispetto a quella degli altri Paesi europei e un trend di spesa pro capite dal 2000 al 2011 che non arriva a 2.300 euro contro i 3.100 della media del resto d’Europa. Siamo quindi un sistema che, nonostante costi poco, continua a subire pesanti tagli lineari e va quindi riorientato.
 
L'evoluzione del Pne. Sotto il profilo dell’offerta e qualità delle cure una bussola può arrivare dalla misurazione delle performance di strutture e professionisti che il Programma nazionale esiti dell’Agenas, anch’esso in continua evoluzione, offre. “I sistemi sanitari sono dominati dall’incertezza – ha detto Carlo Perucci, direttore scientifico del Pne – la velocità con cui la ricerca scientifica di base propone nuove tecnologie è molto più elevata di quella degli studi che ne misurano la reale efficacia. E quindi, bisogna continuamente osservare gli effetti dell’introduzione di queste nuove tecnologie anche quando non ci sono prove scientifiche di efficacia. Ecco perché il Pne che fino ad oggi è sempre stato visto come confronto tra provider e aziende si muoverà nel futuro soprattutto sul terreno della valutazione comparativa dei trattamenti sanitari e tra questi anche delle nuove modalità di organizzazione dei servizi. È quello che negli Usa fa il programma di comparative effectiveness voluto da Obama”.
Un nuovo assetto che porta da un lato i professionisti ad essere parte attiva di un sistema di valutazione in continua evoluzione – ma anche a rivedere i propri comportamenti per arrivare all’efficacia delle cure – dall’altro i decisori politici a trovare modelli organizzativi più efficienti.
 
Cambiare l’organizzazione. Ed anche la strada dell’efficienza richiede un processo di cambiamento. “Noi siamo dentro ad un ‘grande problema’ che durerà ancora a lungo – ha detto Carlo Lusenti, assessore alla sanità dell’Emilia Romagna – ma pensare semplicemente di resistere non è utile, bisogna avere un’idea chiara su dove si vuole andare per raggiungere obiettivi ben definiti. La differenza la fa la politica, che ci deve essere. Perché la buona sanità la fa la buona politica. E in questa ottica ciò che conta è una visione di lunga programmazione con idee salde”. Idee salde che attualmente non riescono a trovare corso: “Ogni giorno si dice tutto e il contrario di tutto – ha aggiunto – si alternano posizioni diverse a seconda del menù di giornata, la mattina si parla di universalismo, il pomeriggio di universalismo selettivo; si dice torniamo al centralismo e subito dopo si difende l’autonomia regionale”. Uno scenario contraddittorio che, ancora una volta, chiama in causa la politica: “Ci vuole una politica nazionale con livelli di coordinamento più forti per garantire diritti e qualità dei servizi”.
 
Le strade per il cambiamento. Ma bisogna, appunto, cambiare avendo il coraggio di accettare le trasformazioni. Questo si traduce, per Lusenti, nel mettere mano alla rete ospedaliera cambiando il modo di starci dentro, quindi certificando i professionisti e chiudendo le strutture inutili. Una trasformazione che comporta per i professionisti anche la rinuncia a determinati privilegi professionali, accettando la possibilità di mettersi in mobilità sul territorio. E ancora, occorre anche centralizzare pezzi di attività delle Aziende che non hanno nulla a che fare con la linea dell’assistenza. Centrali uniche del 118, una gestione unica degli appalti per la manutenzione delle strutture, una tesoreria unica per tutte le aziende. Un magazzino unico per tutte le aziende.
“Bisogna riallocare le risorse che si prendono in mille rivoli per indirizzarle verso i percorsi di cura – ha affermato Lusenti – cambiare radicalmente la struttura della aziende per avere ulteriori risorse per i cittadini”.
 
La revisione della responsabilità professionale. Per Amedeo Bianco, nella doppia veste di presidente della Fnomceo e senatore Pd la strada del rinnovamento professionale ed anche dell’organizzazione delle cure deve passare attraverso la revisione dellaresponsabilità professionale, che chiama in causa strutture, assicurazioni, medici, pazienti, norme di legge. La sua ricetta? Obbligo delle strutture pubbliche e private ad avere un sistema di risarcimento. Intervento sul codice civile e penale per definire in maniera specifica la colpa medica: “è assurdo che un chirurgo che entra in camera operatoria come professionista ne esce come omicida. In ambito civile la colpa deve essere ridefinita in ragione della complessità dell’azione”.
E ancora, interventi sulle assicurazioni per irrobustire la posizione contrattuale dei medici ci. Modificare il codice per quanto riguarda i periti prevedendo specialisti della materia e esperti sul nesso di casualità e la valutazione del danno.
 
E.M.

E.M.

16 Novembre 2013

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