Andprosan: “Accordo tra Regioni e Cgil, Cisl e Uil frettoloso e poco convincente”

Andprosan: “Accordo tra Regioni e Cgil, Cisl e Uil frettoloso e poco convincente”

Andprosan: “Accordo tra Regioni e Cgil, Cisl e Uil frettoloso e poco convincente”
Il sindacato della dirigenza delle professioni sanitarie critica il protocollo firmato ieri per ulteriori risorse per il personale sanitario impegnato nell’emergenza Coronavirus. Bozzi: “Siamo di fronte ad una distribuzione di briciole”.

“Criticità e contraddizioni”. È questo il giudizio tranchant di Anprosan (Associazione sindacale rappresentante la dirigenza delle professioni sanitarie, affiliata COSMED) rispetto al Protocollo d’intesa sottoscritto ieri da Regioni e Cgil, Cisl e Uil per ulteriori risorse per il personale sanitario.
 
“In particolare – sottolinea il segretario Marcello Bozzi – ci si riferisce all’estensione di un’indennità di malattia infettiva a tutto il personale sanitario ed oss (5,16€ per giorno lavorato), alla possibilità di ampliare i reparti e i servizi destinatari dell’indennità di terapia intensiva e sub-intensiva (4,13€ per ogni giorno lavorato), attraverso il confronto e la contrattazione regionale”.
 
Aspetti che per Bozzi “vanno apprezzati, ma vale la pena di ricordare che le indennità sopra citate sono invariate da 25 anni e pertanto, più che un riconoscimento e una valorizzazione, sembra essere uno strumento che calpesta la dignità personale e professionale dei tanti impegnati nelle linee COVID-19”
 
Parallelamente alla quella che Bozzi definisce una “distribuzione di briciole”, Andprosan critica gli “investimenti di grande impatto per l’attivazione delle USCA (Art. 8 DL 14/2020), per assicurare un servizio che ha già un preciso riferimento (il MMG), con il coinvolgimento dei MCA e di medici neo-laureati, (loro remunerati a 480€/die), per realizzare attività e funzioni che afferiscono al sapere infermieristico, già assicurati o assicurabili dal servizio di assistenza domiciliare (certamente da implementare!)”.
 
“A titolo esemplificativo – evidenzia – , il costo per il funzionamento delle USCA su scala nazionale, nel rispetto dei criteri stabiliti dal DM 14/2020, è di circa 35.000.000€/mese  (senza considerare i costi previsti per la funzione di coordinamento assegnata al MMG, con l’auspicio che il sistema PPIP, almeno in questo caso, non trovi pratica applicazione).
Lo stesso impegno di spesa, su base annua, consentirebbe l’assunzione di 11.000 infermieri … certamente insufficienti per il progetto “infermiere di famiglia / comunità (dati FNOPI), ma comunque una prima importante pietra!”
 
Bozzi esprime invece “apprezzamento per la citazione riguardante la destinazione alla contrattazione integrativa di risorse aggiuntive rispetto a quelle già previste nel CCNL, nel limite del 2 per cento del monte salari regionale, rilevato nell’anno 2018, nonché ulteriori risorse aggiuntive di derivazione nazionale e comunitaria”.
 
“Il DM 70/2015 – precisa – può essere un importante punto di partenza, con la correzione degli scostamenti  (in difetto e in eccesso), tenuto conto dei nuovi bisogni della popolazione, dei volumi di attività, delle evoluzioni scientifiche, tecnologiche e metodologiche che hanno interessato l’intero sistema, nonché delle nuove esigenze di funzionamento delle strutture.
Serve forza e coraggio da parte delle per “rimodulare” il SSN alle nuove esigenze e ai nuovi bisogni della popolazione”.
 
“In ultimo – prosegue -, sempre con riferimento alla necessità di valorizzare l’impegno dei professionisti,  oltre a coloro che operano in prima linea (tutti),  è necessario ricordarsi anche di coloro che consentono alla “prima linea” di funzionare, dall’apparato amministrativo agli ingegneri bio-medicali, ai tecnici e, in primis, alle direzioni mediche di presidio, alle direzioni delle professioni sanitarie ed ai coordinatori che hanno letteralmente “stravolto”  le strutture ospedaliere, ognuno per quanto di competenza, per garantire, per ogni specifico setting assistenziali, la presa in carico e l’adeguatezza dell’assistenza ai pazienti affetti da COVID-192.
 
“In troppi casi – conclude Bozzi – si prende atto del prevalere dell’autoreferenzialità di singoli rispetto al “gioco di squadra”, così come si dimentica un principio base del management che specifica  che ad ogni integrazione/modifica di modelli esistenti deve corrispondere  un intervento di adeguamento dei modelli organizzativi, pena un aumento di costi ad invarianza di risultati (o comunque molto meno rispetto alle aspettative)”.

30 Aprile 2020

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