Anelli (Fnomceo) su parole del Papa: “Un invito ad ascoltare, ad evitare la autoreferenzialità e a promuovere il dialogo”

Anelli (Fnomceo) su parole del Papa: “Un invito ad ascoltare, ad evitare la autoreferenzialità e a promuovere il dialogo”

Anelli (Fnomceo) su parole del Papa: “Un invito ad ascoltare, ad evitare la autoreferenzialità e a promuovere il dialogo”
Il presidente dell’Ordine dei medici plaude alle parole del Pontefice che ieri aveva criticato l’aziendalizzazione della sanità. “Ancora una volta, la parola ed il giudizio di Sua Santità sulle derive dell’aziendalizzazione confermano la nostra volontà di ricercare modelli innovativi ove, al posto degli obiettivi economici e della ricerca dell’efficienza fine a se stessa, tornino ad essere prioritari gli obiettivi di salute”.

“È una particolare ma anche straordinaria coincidenza che l’intervento di sua Santità arrivi in concomitanza con l’apertura degli Stati Generali della Professione organizzati dalla Fnomceo. Le sue parole sono un invito ad ascoltare, ad evitare la autoreferenzialità e a promuovere il dialogo. Rispettare i convincimenti etici di tutti significa, anche per noi, rispettare il primato della coscienza in un momento particolare, in cui la nostra società è chiamata a discutere su temi impegnativi come quello, proposto dalla Corte Costituzionale, del suicidio assistito”. 

Così il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, accoglie e commenta le parole pronunciate ieri da Papa Francesco in occasione del suo incontro con l’Associazione cattolica degli operatori sanitari. Al centro del discorso del Pontefice, la condanna dell’aziendalizzazione in sanità e il monito sui turni di lavoro troppo duri e sul burnout degli operatori, oltre al riferimento all’obiezione di coscienza, scelta che, sottolineava ieri il Pontefice “nei casi estremi in cui sia messa in pericolo l’integrità della vita umana, si basa sulla personale esigenza di non agire in modo difforme dal proprio convincimento etico, ma rappresenta anche un segno per l’ambiente sanitario nel quale ci si trova, oltre che nei confronti dei pazienti stessi e delle loro famiglie”, ma “va compiuta con rispetto” e “cercando sempre il dialogo, soprattutto con coloro che hanno posizioni diverse”.
 
“Ancora una volta, la parola ed il giudizio di Sua Santità sulle derive dell’aziendalizzazione confermano la nostra volontà di ricercare modelli innovativi ove, al posto degli obiettivi economici e della ricerca dell’efficienza fine a se stessa, tornino ad essere prioritari gli obiettivi di salute – continua Anelli -. L’aziendalizzazione ha di fatto favorito il task shifting, ossia il trasferimento – per motivi prettamente economici – di alcune competenze dal medico alle altre figure professionali, procurando così un abbassamento della qualità delle prestazioni. Ha determinato l’introduzione degli algoritmi per sostituire, a livello decisionale, i professionisti della salute, annullando ogni tipo di rapporto umano e delegando ad un software le ansie e le speranze dei pazienti. Ha trasformato la relazione di cura in un tempario: solo 10 minuti a visita, oltre diventa uno spreco. Ha prodotto un forte disagio nella professione, spesso chiamata a farsi carico prioritariamente delle esigenze economiche delle aziende sanitarie”. 

“Contro queste derive economicistiche – ricorda il presidente Fnomceo – si è scagliata, con la sentenza 8254 del 2011, anche la Corte di Cassazione, che nel richiamare i medici ai loro doveri deontologici, ha sancito che il medico “deve, con scienza e coscienza, perseguire un unico fine: la cura del malato, utilizzando i presidi diagnostici e terapeutici di cui al tempo dispone la scienza medica, senza farsi condizionare da esigenze di diversa natura” e che, siccome “a nessuno è consentito di anteporre la logica economica alla logica della tutela della salute, né di diramare direttive che, nel rispetto della prima, pongano in secondo piano le esigenze dell’ammalato… Il medico non è tenuto al rispetto di quelle direttive, laddove esse siano in contrasto con le esigenze di cura del paziente, e non può andare esente da colpa ove se ne lasci condizionare, rinunciando al proprio compito e degradando la propria professionalità e la propria missione a livello ragionieristico”.

“Siamo dunque grati al Sommo Pontefice per aver richiamato all’attenzione di tutti il grave disagio che i professionisti della salute vivono ogni giorno, in un sistema concepito quasi come una catena di montaggio – afferma ancora Anelli -. Quel sistema, dove il “malato diventa un numero”, al pari degli operatori “bruciati da turni di lavoro troppo duri, dallo stress delle urgenze o dall’impatto emotivo”, delegittima il ruolo degli operatori sanitari e diventa terreno di coltura per episodi di violenza e aggressioni”.

“Formazione, qualità, autonomia e libertà sono le parole chiave che in queste due prime giornate di studio degli Stati Generali della professione sono risuonate come monito ma anche come auspicio di un cambiamento positivo – conclude il presidemte della Fnomceo -. Le parole del Santo Padre sono per noi non solo di conforto ma anche di sprone e di sostegno a perseguire la strada che abbiamo intrapreso”.

18 Maggio 2019

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