Medici di famiglia e pediatri convenzionati. Si consolida scelta della dipendenza ma sul tavolo delle Regioni si lavora anche ad altre due ipotesi

Medici di famiglia e pediatri convenzionati. Si consolida scelta della dipendenza ma sul tavolo delle Regioni si lavora anche ad altre due ipotesi

Medici di famiglia e pediatri convenzionati. Si consolida scelta della dipendenza ma sul tavolo delle Regioni si lavora anche ad altre due ipotesi
Il nodo sul futuro della medicina territoriale sta venendo al pettine e gli Enti locali stanno discutendo sul futuro dei medici di famiglia e dei pediatri in vista di un confronto con Governo e Sindacati. Sono tre le proposte in campo al momento ma nessuna sembra contemplare la permanenza dei professionisti negli studi. Una prima strada sarebbe quella del passaggio alla dipendenza da subito e per tutti, l'altra di farlo solo per le new entry e la terza di abolire la cnvenzione con i signoli in favore di forme di accreditamento dei servizi di medcina primaria

Passaggio alla dipendenza con il Ssn per tutti; mantenimento della convenzione per i professionisti in attività e rapporto di dipendenza per i nuovi entrati; fine della convenzione con i singoli professionisti in favore di forme di accreditamento dei servizi di medicina primaria: sono al momento queste le tre ipotesi sul tavolo delle Regioni che si stanno confrontando per elaborare una proposta unitaria da sottoporre al Ministero della Salute e ai sindacati per riformare il ruolo di medici di famiglia e pediatri di libera scelta.
 
“Questo è il momento decisivo per riformare la medicina territoriale anche alla luce del Pnrr”, spiegano dalle Regioni dove si rimarca come in pandemia “abbiamo visto come il modello della medicina di famiglia chiusa nei propri studi non funziona e occorre ridisegnare tutto il sistema”.
 
Ma come fare? L’architrave sarà quello del Pnrr e il documento elaborato da Agenas e Ministero della Salute vede come fulcro il distretto e al suo interno le Case della Comunità. E in questo disegno non sembra esserci spazio per gli studi medici che gioco forza, escluse le aree più disagiate e i piccoli paesi, sembrano destinati a scomparire.
 
Le ipotesi sul tavolo al momento sono tre.
 
La prima è la più tranchant, ovvero far diventare medici di famiglia e pediatri da subito dipendenti del Ssn. L’ipotesi però nasconde molte criticità. Si pensi per esempio a tutti gli studi medici già esistenti su cui migliaia di professionisti hanno investito risorse. E poi una mossa così forte potrebbe creare una fase di transizione molto difficile da gestire.
 
La seconda ipotesi è più soft. Si darebbe in questo caso la possibilità di optare per la dipendenza, cosa che potrebbe interessare soprattutto ai giovani professionisti che oggi si affacciano alla professione di medico di famiglia e pediatra di base. Chi invece è già dentro e magari è massimalista se lo desidera potrebbe mantenere il proprio studio. L’idea è quella di creare una sorta di doppio binario che nei prossimi anni potrebbe diventare unico quando tutti i convenzionati avranno maturato l’età pensionabile.
 
Sul tavolo vi è infine una terza ipotesi: quella di adottare forme di accreditamento per la gestione delle Case della Comunità. In questo modo si aprirebbe al privato che potrebbe entrare più decisamente nella gestione del territorio. Ma sul punto parecchie regioni sono scettiche: “Abbiamo visto che con la pandemia non è che le regioni in cui il privato è forte abbiano ottenuto buoni risultati”. E in questo senso l’impreparazione della Lombardia nella prima ondata è sotto gli occhi di tutti.
 
Quello che appare chiaro è che gli studi dei medici di famiglia così come li abbiamo conosciuti sembrerebbero ormai destinati a scomparire. I punti di riferimento primari saranno quindi le Case della comunità che però dovranno rafforzare anche i servizi domiciliari per non sguarnire la copertura territoriale. In questo quadro è chiaro anche come verrà di fatto meno la figura del medico di fiducia così come l'abbiamo copnosciuto finora.
 
Ma se la linea pare tracciata a cambiare sarà anche la formazione. Dovrebbero scomparire i corsi di formazione regionali e quella in medicina territoriale dovrebbe diventare una specialità così come saranno previste anche delle equipollenze con altri titoli di specializzazione.
 
“In questo modo – spiegano sempre fonti regionali – un giovane medico dipendente del territorio potrebbe anche decidere di passare all’ospedale e viceversa arricchendo in questo modo la sua professionalità”.
 
Insomma, sembra giungere alla fine il ruolo da libero professionista del medico di medcina genrale e del pediatra di libera scelta in virtù di un sistema direttamente gestito dalle Asl.
 
La riforma, che rischia di diventare forse una delle più importanti del secolo per la sanità, però non sarà facile da portare avanti. I sindacati, con la Fimmg, in testa sono già sul piede di guerra e nei giorni scorsi hanno già ribadito che non intendono farsi scappare il rapporto fiduciario dei pazienti e che vedono come fumo negli occhi un passaggio alla dipendenza che tra l’altro avrebbe anche un impatto economico sulle casse dello Stato (e dell'Enpam) non indifferente.
 
Il confronto, per ora, è ancora a livello di schermaglie sui media ma i prossimi mesi saranno decisivi.
 
Luciano Fassari

Luciano Fassari

07 Settembre 2021

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