Autonomia differenziata. Cimo: “Mina la Costituzione e l’unità del Paese”. Bocciato anche il decreto Liste d’attesa   

Autonomia differenziata. Cimo: “Mina la Costituzione e l’unità del Paese”. Bocciato anche il decreto Liste d’attesa   

Autonomia differenziata. Cimo: “Mina la Costituzione e l’unità del Paese”. Bocciato anche il decreto Liste d’attesa   
I segretario regionali del sindacato, riuniti a Bologna, approvano una mozione per esprimere la propria contrarietà sul decreto liste di attesa e sull’autonomia differenziata: “Il Decreto liste d’attesa sposta l’attenzione su tematiche poco inerenti per la riduzione dei tempi”, spiega, e si dice pronta a “ogni azione utile e necessaria finalizzata a scongiurare gli effetti devastanti di una Legge che mina seriamente l’unità del Paese”. LA MOZIONE

I Segretari regionali Cimo, riuniti a Bologna, dopo ampio e approfondito confronto, hanno espresso una posizione unanime e incondizionata sul decreto liste di attesa e sulla Legge per l’attuazione dell’autonomia differenziata. “Come Cimo – spiegano in una nota – prendiamo atto della mancata volontà di voler adottare interventi strutturali seri e fuori tesi a ridurre i tempi di attesa in sanità” e definiscono il decreto sulle liste d’attesa “un provvedimento legislativo che premia il settore privato senza chiare né il controllo sull’appropriatezza delle prestazioni erogate, né dell’impegno datoriale sui rinnovi dei contratti dei medici”.

“Il maggior carico di lavoro per noi medici dipendenti, rispetto ad una ‘mancia’ economica oraria – aggiungono -, vanifica la nostra richiesta di valorizzare l’indennità di specificità; soprattutto ci offende essere individuati come possibili responsabili di un sistema marcio alla fonte che, tra l’altro prevede ulteriori azioni vessatorie e punitive. Di contro stigmatizziamo la cattiva abitudine di presentare innumerevoli emendamenti, un vero e proprio “assalto alla diligenza”, che nulla hanno a che vedere con la finalità del decreto”.

“Conosciamo tutti le vere cause che determinano i lungi tempi di attesa – dicono i rappresentanti del sindacato -; dalla mancata riorganizzazione della rete ospedaliera e territoriale, alla lunga stagione dei tagli in sanità, alla grave carenza di personale ancorata al blocco ventennale del tetto di spesa, alla evidente inappropriatezza delle prestazioni legata alla “medicina difensiva”. Di certo manca l’offerta sanitaria perché non si fa prevenzione secondaria e terziaria; il fabbisogno di personale è oggi messo in grave pericolo dall’algoritmo di AGENAS; manca una seria riforma sulla responsabilità professionale; non si valorizza il ruolo del personale sanitario che necessita di una radicale riforma dello stato giuridico, normativo ed economico”.

In modo “convinto, unanime e incondizionato” i segretari regionali della Cimo esprimono, quindi, il proprio parere sull’autonomia differenziata. “Riteniamo che la negativa esperienza in sanità, fonte di grandi sprechi e disequità a danno dei cittadini, rappresenti il vero monito per il futuro del nostro Paese perché analoghi percorsi saranno avviati su altri ambiti dei servizi essenziali portando ad una vera e propria disintegrazione dello stato sociale del Paese. In aggiunta i futuri LEP richiederanno importanti risorse aggiuntive che costringeranno molte regioni ad aumentare il prelievo fiscale riducendo, ulteriormente, il potere di acquisto dei cittadini”, spiegano.

“Attesa, pertanto, l’assoluta inutilità di una Legge fortemente voluta da chi intende trasformare il nostro Paese in tanti piccoli “feudi” – concludono -, Cimo ritiene che i diritti dei cittadini saranno fortemente compromessi da dinamiche che minano i principi fondamentali della Costituzione Italiana ed è per tale motivo che il Sindacato dei medici intende essere parte attiva di ogni azione utile a scongiurare gli effetti devastanti di una Legge che mina seriamente l’unità del nostro Paese”.

09 Luglio 2024

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