Cancro. Nel Lazio solo 4 i servizi di psico-oncologia. Sipo: “Manca assistenza per pazienti a rischio depressione”

Cancro. Nel Lazio solo 4 i servizi di psico-oncologia. Sipo: “Manca assistenza per pazienti a rischio depressione”

Cancro. Nel Lazio solo 4 i servizi di psico-oncologia. Sipo: “Manca assistenza per pazienti a rischio depressione”
Un terzo dei malati soffre di questo disturbo. Patrizia Pugliese, coordinatrice locale della Società italiana di Psico-Oncologia: “Abbiamo creato un network formato da 25 professionisti per sopperire alle mancanze del territorio. Chiediamo di essere riconosciuti”.

Nel Lazio sono riconosciuti solo 4 servizi di psico-oncologia. Troppo pochi per assistere gli oltre 26mila nuovi casi di cancro che si registrano ogni anno nella Regione. Non solo. Questi servizi sono coordinati da un solo strutturato, di solito responsabile del Servizio, mentre gli altri collaboratori impegnati nelle strutture lavorano con contratti a termine, sono quindi precari o borsisti. Una situazione che ha inevitabili ripercussioni sulla continuità terapeutica. Per chiedere una risposta urgente alle Istituzioni, la Società italiana di Psico-Oncologia (Sipo) sezione Lazio ha organizzato oggi alla Regione Lazio la "Conferenza sullo stato dell’assistenza psicologica ai malati di cancro”, con il patrocinio della Favo (Federazione italiana delle Associazioni di volontariato in oncologia).
 
“Servirebbero almeno 8 servizi per rispondere in maniera efficace alle esigenze del territorio. E quelli attivi chiuderanno, se non confermati nei nuovi atti di indirizzo – ha affermato Patrizia Pugliese, coordinatore Sipo Lazio e responsabile della Psicologia al ‘Regina Elena’ di Roma -. Per sopperire a queste carenze abbiamo creato una rete formata da 25 psico-oncologi. Il network è fondamentale per assicurare ai pazienti un accesso equo ai servizi e adottare criteri uniformi nell’assistenza psicologica. Chiediamo alle Istituzioni regionali di riconoscere ufficialmente questa rete. Finora le nostre proposte sono state ignorate. Tutti i pazienti oncologici necessitano di una valutazione psicologica iniziale, perché in questo modo vengono riconosciuti subito i malati a rischio di morbidità psicologica. L’obiettivo è prevenire il distress psicologico. Servirebbe quindi uno psico-oncologo nelle diverse specialità (chirurgia, oncologia ecc..). Ma questo è non è possibile nella Regione, visto che il personale è insufficiente. Il cancro, più di ogni altra patologia, provoca ansia e depressione: un paziente oncologico su tre ne soffre (30-35%), al punto da richiedere una terapia dedicata. E ben il 70% patisce un disagio psichico generale. Ma investire sulla formazione degli operatori e sulla comunicazione può ridurre questi dati, fino a dimezzarli. Sono soprattutto le donne a sviluppare ansia e depressione, più i pazienti del Sud Italia rispetto al Nord, in particolare quelli che non ricevono in reparto un’assistenza psicologica. Più in generale, in Italia la maggior parte del lavoro (57%) ricade su una singola figura professionale piuttosto che su un’équipe. Ulteriori criticità  – ha concluso – riguardano la scarsezza di risorse economiche dedicate all’area, la mancanza di spazi adeguati, la precarietà dello psico-oncologo. Mentre in altri Paesi infatti esiste un riconoscimento di questa figura professionale quale parte integrante dell’équipe, in Italia ciò non è mai avvenuto”. 

25 Settembre 2014

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