Carenza medici. Fvm: “Schizofrenie e fallimenti in sanità”

Carenza medici. Fvm: “Schizofrenie e fallimenti in sanità”

Carenza medici. Fvm: “Schizofrenie e fallimenti in sanità”
"Entro il 2023 si laureeranno più di 50mila medici, per cui possiamo contare su una platea di 60mila laureati in medicina, ma solo una piccola parte di loro potrà specializzarsi perché il numero di borse è inadeguato. I medici veterinari - addirittura - non hanno nemmeno una borsa di specializzazione. A chi giova questo?". Così la Federazione veterinari medici e dirigenti sanitari interviene sul tema.

"Improvvisamente tutti hanno scoperto che mancano medici e dirigenti sanitari nel Ssn e quelli che possono andare in pensione, dopo che gli si nega un contratto per 10 anni, non vengono pagate le ore di lavoro straordinario, subiscono condizioni di lavoro sempre più pesanti e rischiose, se ne vanno. La scelta di mantenere il numero programmato per l’accesso ai corsi di laurea di medicina e delle professioni sanitarie è, e deve restare, per evitare che le università debbano noleggiare stadi di calcio per tenere le lezioni dei primi anni, quegli anni in cui letteralmente si sfalciano i più deboli dopo aver fatto sprecare mesi e mesi su un percorso che sembra aperto a tutti ma che – necessariamente – si chiude per la maggioranza dopo aver fatto sprecare tempo e risorse ai ragazzi e alle loro famiglie", commenta in una nota la Federazione veterinari medici e dirigenti sanitari.

"Quello che si chiede da anni è di aumentare le borse per la formazione specialistica di tutte le professioni dirigenziali del Ssn, ma evidentemente una soluzione elementare (produrre gli specialisti che servono al Ssn) non piace ai decisori politici (Ministri della Salute e dell’Università e Assessori) e ai loro tecnici (Direttori degli assessorati e delle Agenzie, Dg Asl/Ao) che di fronte al dissesto annunciato e accelerato dal pensionamento oggi più agevole con la Fornero, ancora più accessibile grazie al cumulo e ora a 'quota 100', nonché dalla mancanza di condizioni contrattuali di lavoro dignitose per la dirigenza che preferisce posizioni convenzionali più comode o il “privato convenzionato” che assedia la sanità pubblica per la quota remunerativa dell’health business. Nemmeno un intervento emendativo per recuperare le borse perse per abbandono dei corsi di specializzazione è stato immaginato in un momento in cui i concorsi vanno deserti", prosegue la nota.

"E il problema dell’esodo massiccio non riguarda solo i medici chirurghi ma anche i medici veterinari che hanno denunciato recentemente la crisi del sistema di prevenzione e di tutela sanitaria delle popolazioni animali, del contrasto alle malattie infettive (il 70% ha origine animale), della sicurezza alimentare. Circa 10mila medici laureati attendono una possibilità per entrare in un percorso di formazione post laurea – spiega la Fvm -. Entro il 2023 si laureeranno più di 50mila medici, per cui possiamo contare su una platea di 60mila laureati in medicina, ma solo una piccola parte di loro potrà specializzarsi perché il numero di borse è inadeguato. I medici veterinari – addirittura – non hanno nemmeno una borsa di specializzazione. A chi giova questo?  Quindi: non riuscendo a trovare strade maestre con la programmazione e la riforma del sistema specializzante, Governo e Regioni avallano le solite 'soluzioni emergenziali' dalle quali il paese è ormai dipendente ed assuefatto".

"In Veneto e in Molise pensano di risolvere il problema ri-assumendo i medici pensionati. Poi – andata buca anche questa trovata – forse saranno costretti ad assumere medici di altre nazionalità dove i titoli di specialista sono riconosciuti dall’Italia e si erogano con maggior facilità. Sentiremo dire: venite in Italia 'cari medici vicini e lontani'.  Altro che: prima gli italiani! Rivolgersi ai pensionati o addirittura agli stranieri significa certificare il fallimento totale della programmazione sanitaria. Altro che: aziendalizzazione e managerialità!", conclude la Federazione. 

28 Marzo 2019

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