Contratto dirigenti medici e sanitari. Cimo-Fesmed lascia il tavolo: “Mancano 55,5 milioni per la specificità. Proposta da rivedere”

Contratto dirigenti medici e sanitari. Cimo-Fesmed lascia il tavolo: “Mancano 55,5 milioni per la specificità. Proposta da rivedere”

Contratto dirigenti medici e sanitari. Cimo-Fesmed lascia il tavolo: “Mancano 55,5 milioni per la specificità. Proposta da rivedere”

La Federazione guidata da Guido Quici interrompe la partecipazione al negoziato sul rinnovo del Ccnl della dirigenza medica e sanitaria. Al centro della protesta la presunta incongruenza tra quanto previsto dalla legge di Bilancio 2026 e l'atto di indirizzo sulle risorse destinate all'indennità di specificità medica e sanitaria. Restano inoltre aperti numerosi nodi normativi ed economici.

La Federazione Cimo-Fesmed ha deciso di abbandonare il tavolo di trattativa per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro della dirigenza medica e sanitaria, denunciando una “palese incongruenza” tra le risorse previste dalla legge di Bilancio 2026 e quelle indicate nell’atto di indirizzo relativo al finanziamento dell’indennità di specificità medica e sanitaria.

Secondo il presidente della Federazione, Guido Quici, all’appello mancherebbero complessivamente 55,5 milioni di euro, di cui 50 milioni destinati ai medici e 5,5 milioni ai dirigenti sanitari. Una differenza che, secondo il sindacato, mette in discussione la reale disponibilità delle risorse necessarie per il rinnovo contrattuale.

“La proposta attualmente sul tavolo – sostiene Quici – non offre sufficienti certezze e presenta una evidente dicotomia tra quanto stabilito dalla legge dello Stato e quanto previsto nell’atto di indirizzo sul finanziamento della specificità medica e sanitaria”.

La Federazione giudica inoltre insufficiente l’incremento economico previsto, quantificato in 393 euro mensili lordi pro capite a regime, evidenziando come solo 230 euro sarebbero destinati all’aumento dello stipendio tabellare.

Tra le principali contestazioni figura anche la scelta di utilizzare risorse contrattuali per adeguare il trattamento economico delle ferie alla normativa europea e alla recente giurisprudenza. Cimo-Fesmed non condivide infatti l’ipotesi di destinare parte delle risorse del contratto all’applicazione dell’articolo 7, comma 1, della Direttiva europea 2003/88 e della sentenza della Corte di Cassazione n. 6282 del 2025, ritenendo che tali oneri dovrebbero essere finanziati con risorse aggiuntive e non gravare sul monte economico destinato al rinnovo contrattuale.

La Federazione evidenzia inoltre persistenti incertezze sulla distribuzione delle ulteriori risorse disponibili e lamenta l’assenza di aperture sulla valorizzazione economica dei dirigenti titolari di incarico professionale con oltre dieci anni di attività.

Per Cimo-Fesmed, la proposta contrattuale necessita quindi di una revisione complessiva, subordinata ai chiarimenti richiesti sull’effettiva esigibilità delle risorse e sulla coerenza tra il quadro normativo e quello finanziario.

Il sindacato sottolinea infine come, oltre agli aspetti economici, rimangano ancora irrisolti alcuni temi ritenuti fondamentali per la conclusione del negoziato. Tra questi figurano la disciplina della libera professione, la definizione di criteri che garantiscano una maggioranza nelle trattative decentrate, la costruzione di percorsi chiari per lo sviluppo professionale e la progressione di carriera, nonché il rafforzamento della formazione.

La ripresa del confronto è attesa in autunno, quando le parti saranno chiamate a verificare se esistano le condizioni per superare le criticità evidenziate dalla Federazione e riportare il negoziato verso una possibile intesa.

23 Luglio 2026

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