Coronavirus. Patto Professione Medica attacca Iss e Protezione civile: “Su Dpi hanno esposto medici e sanitari al contagio con scelte irresponsabili”

Coronavirus. Patto Professione Medica attacca Iss e Protezione civile: “Su Dpi hanno esposto medici e sanitari al contagio con scelte irresponsabili”

Coronavirus. Patto Professione Medica attacca Iss e Protezione civile: “Su Dpi hanno esposto medici e sanitari al contagio con scelte irresponsabili”
Cimo, Fesmed, Anpo-Ascoti-Fials Medici e Cimop annuciano la volontà di sporgere “denuncia all’Autorità Giudiziaria in merito al comportamento inadeguato e “incivile” della Protezione Civile alla luce del recente gravissimo episodio riguardante la fornitura per uso medico di mascherine FPP2 non idonee ad uso sanitario. Al tempo stesso, chiederà al Ministro della Salute di procedere alla sostituzione dei componenti del Gruppo Tecnico dell’Iss per il lavoro fino ad oggi palesemente inadeguato nei confronti della sicurezza dei medici e degli operatori sanitari”.

Il Patto per la Professione medica, unione di sindacati Cimo, Fesmed, Anpo-Ascoti-Fials Medici, Cimop lancia una ferma accusa contro le “scelte irresponsabili” di Protezione Civile e Istituto Superiore di Sanità in merito ai Dispositivi di protezione Individuali destinati ai sanitari, le cui “nefaste conseguenze sono tristemente visibili”.  E si riserva di presentare specifica denuncia all’Autorità Giudiziaria contro la Protezione Civile e di chiedere l’intervento del Ministro della Sanità sull’ISS.
 
Secondo il Presidente del Patto per la Professione Medica, Guido Quici, “La pandemia che ha colpito il nostro Paese ha svelato la realtà di un servizio sanitario nazionale fragile, frammentato, non adeguatamente attrezzato per la complessa gravità degli eventi ma indubbiamente unico e generoso in termini di impegno professionale e civile dei medici e sanitari. Un impegno professionale – già prima dell’emergenza Covid-19 – fatto di turni massacranti in un contesto di assoluta e grave carenza di risorse umane e strumentali; un impegno civile e deontologico diffuso, dimostrato dagli oltre 18.000 medici e infermieri che hanno risposto all’appello per la richiesta di 800 volontari; un impegno ricco di coraggio, quello di chi è esposto per curare gli altri senza aver ricevuto idonei mezzi di difesa; un impegno fatto di sacrifici che ha coinvolto anche le famiglie e gli affetti di ciascun operatore sanitario”.
 
“Ecco perché – sottolineano gli aderenti al Patto – non possiamo tacere né dimenticare e sentiamo il dovere di denunciare che l’enorme tributo dei medici e sanitari in termini di vite umane e di contagi è legato alla carenza o addirittura alla mancanza di DPI (Dispositivi Individuali di Protezione), ai lunghi tempi di attesa per un tampone, alla confusione organizzativa delle Regioni e della logistica, fino all’eccessiva esposizione al contagio per condizioni di microclima inaccettabili”.
 
“Non è immaginabile – prosegue – che una Nazione avanzata come l’Italia non assuma protocolli così impellenti sugli operatori sanitari e non produca quantità sufficienti di dispositivi individuali di protezione; non è corretto che il Governo attribuisca la responsabilità della pandemia in Italia ad una struttura ospedaliera perché non avrebbe operato “in linea” con i protocolli; non è ammissibile che la Protezione Civile fornisca presidi scadenti e soprattutto non idonei, che espongono i sanitari al contagio ed alle conseguenze tristemente note; è inammissibile che non si possa vigilare, con attenzione e scrupolosa responsabilità, che le norme siano osservate e messe in atto; non è accettabile che, in assenza di adeguati DPI previsti dalle numerose norme e da comprovate evidenze scientifiche, si possa derogare alla sicurezza; soprattutto, è vergognoso che i colleghi dirigenti dell’Istituto Superiore di Sanità, attraverso le proprie linee, abbassino i livelli di protezione individuale sulla base non di evidenze scientifiche ma di esigenze di Governo e successivamente le modifichino repentinamente a causa dei palesi errori che hanno esposto medici e operatori sanitari al contagio”.
 
“L’aver fornito o indicato – rileva la nota –  come idonei dispositivi di protezione che non lo sono (dalle mascherine “swiffer” a quelle da muratore, o camici da pittore/pasticciere o simili), non solo espone a inevitabile contagio chi è a contatto diretto con pazienti COVID-19 ma, indirettamente, abbassa la percezione del rischio negli stessi operatori, convinti di essere effettivamente protetti dall’infezione virale”.
 
“Nessuna sorpresa, quindi, per l’elevato numero di contagi e di morti, bilancio che aumenterà nei prossimi giorni quale esito infausto di scelte irresponsabili. Nessuna delle OO.SS. aderenti al Patto per la Professione Medica – CIMO, FESMED, ANPO-ASCOTI-FIALS Medici, CIMOP –  può tacere né dimenticare e valuta, pertanto, di presentare specifica denuncia all’Autorità Giudiziaria in merito al comportamento inadeguato e “incivile” della Protezione Civile alla luce del recente gravissimo episodio riguardante la fornitura per uso medico di mascherine FPP2 non idonee ad uso sanitario; al tempo stesso, chiederà al Ministro della Salute di procedere alla sostituzione dei componenti del Gruppo Tecnico dell’Istituto Superiore di Sanità per il lavoro fino ad oggi palesemente inadeguato nei confronti della sicurezza dei medici e degli operatori sanitari”.

03 Aprile 2020

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