Covid. Logopedisti: “L’emergenza ci ha posti di fronte a numerose sfide e obbligato ad apportare mutamenti nella pratica clinica”

Covid. Logopedisti: “L’emergenza ci ha posti di fronte a numerose sfide e obbligato ad apportare mutamenti nella pratica clinica”

Covid. Logopedisti: “L’emergenza ci ha posti di fronte a numerose sfide e obbligato ad apportare mutamenti nella pratica clinica”
Anche i logopedisti si hanno affrontato in questo ultimo anno l'emergenza venutasi a creare a causa del Covid. Fno Tsrm Pstrp: "Nel 2020 i logopedisti hanno lavorato ininterrottamente e proprio per le caratteristiche peculiari della professione, sono stati particolarmente travolti dagli effetti della pandemia, un’emergenza che ha spazzato via le certezze, capovolto le priorità e minato alcuni principi cardine della nostra professione".

Fin dalla prima fase della pandemia, durante la quale è emerso in modo inequivocabile l’importanza del ruolo dei professionisti sanitari a fianco del personale medico, i logopedisti hanno garantito l’erogazione delle prestazioni, assicurando al cittadino non solo la continuità delle cure, ma soprattutto un livello di qualità e di appropriatezza dei trattamenti pari a quello precedente alla pandemia, nonostante l’assenza di procedure, la mancanza di training per gli operatori, i problemi tecnologici, la necessità di adeguare le competenze esistenti ad una situazione sconosciuta.

 
"I logopedisti hanno pagato un tributo come tanti – afferma Cinzia Scarton membro GReSS Fno Tsrm e Pstrp (Gestione del Rischio e Sicurezza in Sanità – per assicurare le sicurezze delle cure. Abbiamo avuto colleghi logopedisti che si sono ammalati a causa di pazienti, e di pazienti che si sono ammalati a causa di logopedisti, e si è reso necessario aumentare l’attenzione non più e non solo nei confronti della sicurezza del paziente, ma anche della sicurezza dei familiari, del logopedista e dell’ambiente in cui il professionista opera".
 
"Nell’emergenza ci siamo scoperti capaci di allontanare sentimenti divisivi e contrapposizioni, in nome di una chiamata alla solidarietà e alla reciprocità, promuovendo, forse inconsapevolmente, l’evoluzione del concetto di 'approccio interdisciplinare' in quello di 'approccio transdisciplinare' – commenta Gianfranca Errica, membro GReSS Fno Tsrm Pstrp – si è riconosciuto quanto la semplice integrazione professionale, quella che prevede che diverse siano le figure che si occupano dello stesso paziente, ognuno per il suo specifico professionale, non rispondesse più alle esigenze via via emergenti, e quanto fosse più efficace orientarsi non solo verso la condivisione degli obiettivi, da perseguire con gli strumenti peculiari al proprio profilo, ma anche di un agire in funzione di facilitarne il raggiungimento da parte dei colleghi. E forse per la prima volta questa transdisciplinarietà è stata vissuta non solo tra logopedisti e altri clinici, ma anche tra logopedisti clinici e logopedisti ricercatori, in uno scambio contemporaneo e biunivoco di domande e risposte", continua Errica.
 
"Della prima fase dell’emergenza rimane vivo il ricordo dei sentimenti che ci hanno accompagnato, e dei quali forse per la prima volta abbiamo fatto esperienza nell’ambito professionale quotidiano; abbiamo provato paura nei confronti del virus, uno sconosciuto nemico invisibile, e angoscia nei confronti del mondo e dell’altro, anche quando l’altro era il paziente, perché vissuti come ostili e ambigui. Spesso siamo stati attaccati da un senso di inadeguatezza professionale legato all’impreparazione, alla mancanza di certezze; e purtroppo anche dal senso di colpa per l’impotenza vissuta di fronte alla tragedia che si stava compiendo. Ma nel contempo è emerso da più parti il riconoscimento della nostra figura professionale, l’evidenza della sua necessità a vario titolo all’interno del sistema salute, la valorizzazione del nostro apporto in ambito preventivo, valutativo e riabilitativo, nonostante le controverse scelte politiche e gestionali", concludono Errica e Scarton.

27 Gennaio 2021

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