Covid. Obbligo vaccinale, Opi Firenze-Pistoia chiede che il controllo torni al datore di lavoro

Covid. Obbligo vaccinale, Opi Firenze-Pistoia chiede che il controllo torni al datore di lavoro

Covid. Obbligo vaccinale, Opi Firenze-Pistoia chiede che il controllo torni al datore di lavoro
L’Ordine degli infermieri invita le istituzioni a una revisione della normativa: “Ogni situazione deve essere verificata dal medico e dal datore di lavoro procedendo caso per caso”, come “nel caso di sospensione per coloro che hanno completato il ciclo vaccinale primario ma non hanno fatto la terza dose perché hanno contratto il virus”. Una revisione da fare con urgenza, perché "se vengono sospesi altri sanitari in prossimità del periodo feriale si rischia di mettere in ginocchio le strutture”.

“È necessario che il controllo sull’obbligo vaccinale degli infermieri torni al datore di lavoro. Non ha più senso procedere alla sospensione dall’albo dall’alto: ogni situazione deve essere verificata dal medico e dal datore di lavoro procedendo caso per caso, in linea a quanto avviene negli in altri Paesi europei. In particolare, nel caso in cui la sospensione arrivi per coloro che hanno completato il ciclo vaccinale primario ma non hanno fatto la terza dose perché hanno contratto il virus”. Questa la posizione di Danilo Massai, presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche Interprovinciale Firenze-Pistoia che sul tema ha richiesto anche il parere dell’Avvocato Umberto Fantigrossi, inoltrandolo anche al Ministero della Salute, alla Fnopi e ai presidenti degli Opi di tutta Italia, oltre che alla Regione Toscana.

Il documento, che propone una lettura analitica della normativa sull’obbligo vaccinale del personale sanitario e sulle funzioni di controllo affidate agli Ordini professionali, indica anche spunti per attuare modalità gestionali differenti, “più semplici e rispettose dei principi, costituzionalmente sanciti”, evidenzia l’Opi in una nota. Tra queste, la possibilità di adibire il personale sanitario non in regola a mansioni che non prevedano contatti interpersonali o comunque a rischio di contagio per le persone assistite. Al tema si aggiunge “la necessità di tenere in considerazione le problematiche di natura sociale createsi a seguito dei provvedimenti di sospensione che hanno determinato la cessazione dell’attività lavorativa e delle relative retribuzioni”.

“Dobbiamo anche tenere presente – prosegue Massai – che se vengono sospesi altri sanitari in prossimità del periodo feriale si rischia di mettere in ginocchio le strutture. Quello che chiediamo è di fare una valutazione ragionata della situazione, anche alla luce del fatto che la norma è interpretata e applicata in maniera non uniforme. C’è per esempio un decreto del Tar della Lombardia che giudica illegittimo il ripristino della sospensione di un sanitario guarito ma non vaccinato entro 90 giorni dalla documentata infezione mentre altri Tar, nel corso degli ultimi mesi, hanno accolto il ricorso di professionisti sanitari sospesi per non essersi sottoposta a vaccinazione Covid. C’è necessità di fare chiarezza – conclude il presidente dell’Opi – e di poter valutare i singoli casi con maggiore elasticità”.

16 Giugno 2022

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