Croce (Enpaf): “Riscatto studi universitari ai fini dell’anzianità di contribuzione escluso dal 1988”

Croce (Enpaf): “Riscatto studi universitari ai fini dell’anzianità di contribuzione escluso dal 1988”

Croce (Enpaf): “Riscatto studi universitari ai fini dell’anzianità di contribuzione escluso dal 1988”
Così il presidente dell'Ente di previdenza dei farmacisti risponde alla lettera aperta della farmacista che contestava l'iscrizione obbligatoria all'Enpaf oltre che all'Inps. "E ciò è avvenuto ricorrendo ad un incremento economico della pensione maturanda. Le funzioni dell’Ente non possono essere improvvisamente scoperte presso un patronato, dopo 30 anni dalla loro entrata in vigore".

Pubblichiamo la risposta del presidente dell'Enpaf, Emilio Croce, ad una lettera aperta di una farmacista dipendente di una farmacia privata di Forlì, indirizzata al Ministro Poletti, all'Onorevole Damiano, all'ENPAF, all'INPS. 
 
Gentile Dottoressa,
In riscontro alle Sua lettera aperta, ritengo doveroso rappresentare quanto segue.

Sul piano prettamente istituzionale non intendo, con questa risposta, limitarmi ad illustrare gli aspetti di natura tecnico-giuridica che già di per se sarebbero più che sufficienti a dirimere ogni dubbio interpretativo relativo a disposizioni ordinamentali, che derivano da norme di legge e che trovano applicazione nei confronti di tutti i professionisti sanitari (inscindibilità tra iscrizione all’ordine ed iscrizione all’Ente di previdenza) o da provvedimenti di approvazione assunti dal Ministero del Lavoro di concerto con il Ministero dell’Economia.

Sarebbe infatti troppo semplice “arroccarsi” dietro disposizioni normative cogenti, fermo restando che oggi più che mai nella nostra società, soprattutto le forze politiche di “tendenza” richiamino la necessità di rispettare sempre e comunque il principio di legalità in qualsiasi campo esso operi.

In questo caso, ritengo invece necessario evidenziare che le funzioni dell’Ente non possono essere improvvisamente scoperte presso un patronato, dopo circa trent’anni dall’entrata in vigore; in particolare, la riforma del riscatto del corso di studi universitari, che ha escluso la rilevanza del riscatto stesso ai fini dell’anzianità di iscrizione e contribuzione necessaria per il diritto alla pensione di anzianità, è avvenuta nel 1988, attraverso la previsione di un articolato regime transitorio e riconoscendo comunque – per coloro che non potevano beneficiare di detto regime – un incremento economico della pensione maturanda, come peraltro verrà riconosciuto in favore della Dottoressa Imolesi Casadei.

Va osservato, tra l’altro, che la predetta riforma che riconosce solo una maggiorazione economica sul trattamento pensionistico, consente la cumulabilità del riscatto del corso di studi universitari presso l’ENPAF e presso l’INPS, che altrimenti verrebbe preclusa.

La predetta misura, come anche quelle adottate nel corso degli anni dal sistema generale obbligatorio gestito dall’INPS, si inserisce nel complesso dei provvedimenti di razionalizzazione della spesa pensionistica, diretti a salvaguardare l’equilibrio della gestione previdenziale nel medio-lungo periodo.
La responsabilità di chi gestisce un fondo di previdenza, che tra l’altro – a differenza dell’INPS – non può avvalersi di ausili finanziari pubblici, spesso mal si concilia con le aspettative personali di coloro che comunque ritengono che la contribuzione previdenziale sia un prelievo tributario e, pertanto, di natura forzosa e che la prestazione maturanda e maturata non sia mai correlata alla contribuzione versata.

I dati invece confermano, sia nel sistema generale gestito dall’INPS che in quello della casse di previdenza dei professionisti, come per troppo tempo siano state assicurate aspettative di tutela previdenziale del tutto sganciate delle dinamiche contributive, determinando, di conseguenza, la necessità di processi di riforma che hanno profondamente modificato detti sistemi, al fine di garantire la sostenibilità degli stessi a tutela delle giovani generazioni.
Non posso non rappresentare che l’ENPAF eroga, ogni anno, prestazioni pensionistiche per oltre € 155 milioni di Euro, molte delle quali non sono per nulla correlate alla contribuzione soggettiva versata ed in molti casi sono state riconosciute sulla base del possesso di età anagrafiche di gran lunga inferiori rispetto a quella prevista attualmente.

I sistemi previdenziali obbligatori dovrebbero fondarsi su una solidarietà intergenerazionale senza la quale le prestazioni pensionistiche non potrebbero essere oggi assicurate nel nostro Paese.

Può non piacere, ma nel contemperare interessi spesso contrapposti vantati dagli assicurati, non vi è dubbio che le scelte che sono assunte da chi amministra – o nel caso dell’INPS da chi governa – non possono prescindere dagli obiettivi di equilibrio gestionale che, tra l’altro, sono di fatto imposti non solo dal rispetto delle norme europee di bilancio ma anche dalla necessità di assicurare l’erogazione di prestazioni pensionistiche in favore delle generazioni future.

Cordiali saluti.

Emilio Croce
Presidente Enpaf

Emilio Croce

11 Luglio 2016

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