A conclusione di una tre giorni congressuale incentrata sul determinare la rotta che l’Associazione nazionale dei dentisti italiani (Andi) dovrà tenere nei prossimi anni, è stato approvato con l’87% dei consensi un documento politico che ha voluto puntare sui giovani e sul modello di gestione dello studio odontoiatrico del libero professionista, ormai in sofferenza a causa di una legislazione che lo penalizza e di una concorrenza da parte delle grosse strutture sanitarie che, secondo l’Andi, “puntano sul business piuttosto che sulla qualità delle cure”.
“Abbiamo voluto che il documento congressuale rappresentasse le tante realtà della nostra professione e non trascurasse i reali bisogni dei Soci – ha detto il presidente nazionale Andi, Gianfranco Prada – per questo la scelta di coinvolgere nell’elaborazione direttamente la base associativa”.
Il documento congressuale approvato si sviluppa su due direttrici principali: quella interna alla professione, l’Associazione a sostengo dell’esercizio professionale; e quella verso i cittadini per incanalare l’attrazione dei pazienti verso la qualità delle prestazioni offerte dallo studio odontoiatrico del dentista.
Sul fronte interno l’Associazione ha proposto come unico modello di esercizio della professione che possa garantire la salute del cittadino quello libero professionale, ma ha voluto al contempo tenere alta l’attenzione verso le nuove forme di esercizio professionale, ma anche verso tutti i modelli di aggregazione di pazienti a partire dai fondi e convenzioni.
Dal documento congressuale, infatti, è emersa per la prima volta, la chiara volontà di utilizzare anche questi strumenti per dare ulteriori opportunità agli studi dei dentisti, ribadendo un netto no al convenzionamento diretto e un sì a tutte quelle forme che prevedano come valore fondante la libera scelta del curante da parte dei cittadini e l’applicazione di un libero onorario professionale.
Andi, inoltre, sosterrà i propri soci nell’esercizio della professione aiutando a sburocratizzare lo studio, a formare il dentista in modo da renderlo competitivo nel rapporto con il proprio paziente dal punto di vista del marketing e degli aspetti organizzativi, aspetti dove lo studio mono professionale, oggi, segna il passo rispetto alle grosse strutture. Saranno attivate anche campagne informative rivolte al grande pubblico che facciano comprendere al paziente come le prestazioni odontoiatriche non sono un bene di consumo ma un atto medico, consentendogli di effettuare le proprie scelte secondo criteri non solo meramente economici. Un lavoro in cui sarà centrale il Network Andi. non solo per promuovere la qualità degli studi odontoiatrici, ma anche per migliorare e rendere economicamente sostenibile la gestione dello studio.
Per dare un futuro alla professione, Andi ha poi deciso di potenziere quel patto adoperandosi per sostenere e tutelare l’ingresso nel mondo del lavoro dei neo laureati, creando chiari contratti di collaborazione/lavoro ad hoc che favoriscano l’inserimento negli studi privati e li tutelino dalle collaborazioni spesso poco remunerative proposte dai services o dai franchising. In tal senso proseguirà la collaborazione con le Università italiane per preparare gli studenti all’ingresso nel mondo del lavoro.
Parte centrale dell’attività dell’Associazione, infine, sarà l’azione politica sindacale forte dei determinanti risultati raggiunti in questi ultimi anni. Un’azione finalizzata al rispetto della centralità del ruolo dell’odontoiatra nella gestione della prevenzione, visita, diagnosi e trattamento di tutte le affezioni del cavo orale, da espletarsi a tutti i livelli: europea, nazionale e regionale.
Azione sindacale che non dovrà abbassare la guardia sui temi da sempre seguiti come la lotta contro l’esercizio abusivo della professione, l’aumento della detraibilità fiscale delle parcelle emesse, l’impegno nella gestione degli strumenti fiscali applicati alla categoria (studi di settore e redditometro) e ricercare la defiscalizzazione delle spese per i dispositivi di protezione. Azione sindacale perseguita sia a livello periferico che nazionale.