Via libera al nuovo assetto per l’utilizzo dei 235,8 milioni di euro destinati alle apparecchiature sanitarie di supporto ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta. È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del Ministero della Salute del 27 luglio 2026 che aggiorna e modifica il precedente decreto del 29 luglio 2022 relativo al programma straordinario di investimenti in sanità.
L’obiettivo resta quello di rafforzare la diagnostica di primo livello sul territorio, migliorare la presa in carico dei pazienti, soprattutto cronici e fragili, e contribuire alla riduzione delle liste di attesa. Le risorse derivano dal programma di investimenti previsto dall’articolo 20 della legge 67/1988 e ammontano complessivamente a 235.834.000 euro, già ripartiti tra le Regioni in quota capitaria.
Fino al 50% alle Case della comunità
La principale novità riguarda la possibilità per ogni Regione di destinare fino a un massimo del 50% della propria quota all’acquisto di attrezzature per le Case della comunità hub e spoke. Inoltre, le somme che non dovessero essere impegnate per gli acquisti destinati agli studi dei medici di famiglia e dei pediatri potranno essere riprogrammate per integrare le dotazioni delle stesse Case della comunità.
Le risorse residue dovranno invece finanziare le attrezzature destinate agli studi dei MMG e dei PLS e alle aggregazioni di medicina di gruppo.
Il decreto chiede alle Regioni di tenere conto delle caratteristiche orografiche e demografiche dei territori, con l’obiettivo di assicurare capillarità dei servizi ed equità di accesso. Un’attenzione particolare dovrà essere rivolta ad aree interne, zone rurali, piccole isole e periferie urbane, dove lo studio del medico di medicina generale dovrà essere rafforzato attraverso strumenti di prima diagnostica, rete e telemedicina, così da garantire un’assistenza di prossimità adeguata senza ampliare le diseguaglianze territoriali.
Apparecchiature integrate con telemedicina e Fascicolo sanitario elettronico
Il provvedimento conferma inoltre il legame tra diagnostica territoriale e digitalizzazione del Ssn. Le apparecchiature di primo livello dovranno infatti essere compatibili e integrate con la Piattaforma nazionale di telemedicina, con i servizi di telemedicina previsti dalla Missione 6 del Pnrr e con il Fascicolo sanitario elettronico. Il loro utilizzo dovrà avvenire nell’ambito dei compiti propri di medici di medicina generale e pediatri di libera scelta.
Le prestazioni effettuate attraverso queste apparecchiature vengono inoltre confermate nell’ambito dei Livelli essenziali di assistenza sanitaria di base.
Alle Regioni 90 giorni per presentare i piani
Il decreto fissa poi le scadenze operative. Le Regioni avranno 90 giorni dalla pubblicazione del provvedimento per trasmettere al Ministero della Salute il piano dei fabbisogni relativo alle risorse, anche parziali, che intendono destinare alle Case della comunità hub e spoke.
Saranno considerate ammissibili, se conformi ai criteri stabiliti, anche le spese già sostenute con risorse regionali o aziendali per acquistare apparecchiature destinate alle Case della comunità nell’ambito della Missione 6 del Pnrr.
Per le risorse destinate invece agli studi di MMG e PLS e alle aggregazioni di medicina di gruppo, le Regioni dovranno presentare un piano pluriennale dei fabbisogni entro 90 giorni dal completamento dei lavori del tavolo tecnico sulle apparecchiature sanitarie per la medicina generale e la pediatria di libera scelta.
Il provvedimento stabilisce anche che le Regioni, sulla base dei propri obiettivi di salute, dei modelli organizzativi regionali e dell’Accordo collettivo nazionale del 30 ottobre 2020, dovranno procedere alla stipula di accordi integrativi regionali con medici di famiglia e pediatri di libera scelta. Anche i professionisti che già dispongono di propri dispositivi, previa autorizzazione delle aziende sanitarie, potranno certificare il contributo fornito agli obiettivi previsti dal decreto.
Dopo la valutazione positiva del tavolo tecnico e l’approvazione del Ministero della Salute, le Regioni potranno quindi chiedere l’ammissione al finanziamento degli interventi.