Farmaci troppo costosi. Asl pugliesi pronte a sanzionare i medici. Snami: “Le nostre prescrizioni hanno basi scientifiche. Basta persecuzioni”

Farmaci troppo costosi. Asl pugliesi pronte a sanzionare i medici. Snami: “Le nostre prescrizioni hanno basi scientifiche. Basta persecuzioni”

Farmaci troppo costosi. Asl pugliesi pronte a sanzionare i medici. Snami: “Le nostre prescrizioni hanno basi scientifiche. Basta persecuzioni”
Il provvedimento prende le mosse da una indagine della Guardia di Finanza che ha accusato 482 medici di avere prescritto eccessivi farmaci antipertensivi ad alto costo. Il presidente dello Snami Puglia Antonio Chiodo scrive ad Asl, Regione e Corte dei Conti: "Archiviare il procedimento perché nessun danno erariale è stato commesso dai medici avendo operato in perfetta ‘scienza e coscienza’”.

“Il recupero di risorse non può avvenire solo perseguitando i medici di famiglia da sempre schierati coscienziosamente dalla parte delle richieste della popolazione assistibile”. E’ per questo che il presidente dello Snami Puglia, Antonio Chiodo, si prepara a dare battaglia contro i provvedimenti che le Asl, in esecuzione di una richiesta avanzata dalla Guardia di Finanza, si preparano a mettere in atto sanzionando i medici accusati di avere prescritto eccessivamente il farmaco ad alto costo “sartani” nella cura dell’ipertensione. Si tratterebbe, secondo le notizie dello scorso settembre sull’indagine della Guardia di Finanza, di 482 medici.

La minaccia ha fatto subito scattare i medici di famiglia salentini, che nei giorni scorsi si sono riuniti a Lecce per discutere la questione e, in generale, l’atteggiamento delle Asl nei confronti dei medici di famiglia. Contro i medici di famiglia, secondo Chiodo, è in atto una vera e propria “persecuzione”, che “dura da anni ovvero da quando, sempre ai medici di famiglia, è stata addossata la responsabilità delle quote degli assistiti deceduti che invece dovevano essere tempestivamente depennati dalla lista degli assistibili dagli amministratori della Asl di competenza”. Ulteriori minacce di sanzioni sono peraltro state comunicate ai medici di famiglia pugliesi anche in riferimento alle prescrizioni di altri farmaci, spiega il presidente dello Snami Puglia.

I medici, però, respingono ogni accusa di sperpero sui farmaci e ritengono quindi "inaccettabile" ogni azione di mora nei loro confronti. Così Chiodo ha preso carta e penna e ha scritto alle Asl e, per conoscenza, alla Regione e alla Procura Generale della Corte dei Conti della Puglia (il testo della lettera) per chiedere di “archiviare il procedimento relativo all’appropriatezza prescrittiva dei ‘sartani’ perché nessun danno erariale è stato commesso dai medici avendo operato in perfetta ‘scienza e coscienza’”.

Chiodo non mette in discussione la necessità di punire i medici che metto in atto comportamenti scorretti, “ma – scrive nella missiva e ribadisce al nostro giornale – la prescrizione di ‘sartani’ nella cura dell’ipertensione si rende necessaria per numerose motivazioni cliniche (scientifiche) che non ci sembra facciano parte dell’indagine della Guardia di Finanza”. Nella vicenda pugliese, inoltre, “né i medici hanno mai avuto l’opportunità di dimostrare la continuità terapeutica o la necessità delle proprie prescrizioni in termini di ‘tutela della salute del cittadino’”.
Il problema, spiega il presidente dello Snami Puglia al nostro giornale, è che “lo Stato e le Regioni fanno sanità, mentre i medici fanno salute. Di conseguenza per i primi sono importanti i conti delle casse, per i medici è importante la salute del paziente”.

Chiodo richiama quindi alla sentenza n. 241/2014 del Tar Puglia, riguardante proprio il Sartani, che ha annullato la Delibera della Giunta regionale della Puglia n. 1581 del 31 luglio 2012 “restituendo ai medici la libertà di prescrizione in scienza e coscienza”. Alla luce di tutto questo, conclude il presidente dello Snami Puglia, “una eventuale richiesta di rimborso della differenza di prezzo esistente tra un ‘sartano’ ed un ‘ace-inibitore’, richiesta formulata non solo a dispetto della succitata sentenza del TAR Puglia, ma anche delle norme convenzionali e di quelle della civiltà del diritto che prevedono l’acquisizione delle giuste e necessarie controdeduzioni da parte degli ignari interessati rei di ‘danno erariale’, costituirebbe un’ingiustizia che avrebbe come conseguenza un ulteriore deprezzamento della professione medica già fin troppo penalizzata da altre vicende”.

18 Dicembre 2015

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