Farmacie. E se la “fascia A” diventasse tutta PHT con distribuzione per conto? Il parere di Fofi e Federfarma

Farmacie. E se la “fascia A” diventasse tutta PHT con distribuzione per conto? Il parere di Fofi e Federfarma

Farmacie. E se la “fascia A” diventasse tutta PHT con distribuzione per conto? Il parere di Fofi e Federfarma
Andrea Mandelli e Annarosa Racca commentano la proposta di un lettore di Quotidiano Sanità, senza però condividerla. “Snaturerebbe la farmacia trasformandola da impresa indipendente e altamente professionale a mero centro distributivo". Serve piuttosto "una riforma organica del servizio farmaceutico".

“Tutti i farmaci di fascia A passino come PHT in distribuzione per conto, stabilendo una somma per il rimborso per singolo pezzo indicato in ricetta. In tal modo l'Asl risparmia tanti soldi e noi farmacisti non dobbiamo più movimentare e ricercare grandi somme di denaro per acquistare i farmaci che vengono rimborsati  dopo 4-5 mesi”. È questa in sintesi la proposta avanzata nei giorni scorsi da Antonio De Meo in una lettera inviata a Quotidiano Sanità, che sulla questione ha interpellato il presidente della Fofi, Andrea Mandelli, e la presidente di Federfarma, Annarosa Racca. Secondo i quali la proposta di De Meo è la conseguenza delle difficoltà economiche delle farmacie e dei ripetuti attacchi alla professionalità dei farmacisti. Ma non si tratta di una soluzione accettabile.

Ecco perché:

IL PARERE DI ANDREA MANDELLI, PRESIDENTE FOFI

Caro collega,

la tua proposta è chiara e ha una sua semplicità cartesiana ma, permettimi, credo sia frutto dello scoramento che qualsiasi professionista proverebbe se fosse sottoposto, come i farmacisti, a difficoltà economiche non indifferenti e, contemporaneamente, a una continua messa in discussione, con i più diversi pretesti, del suo ruolo e della sua funzione in seno alla società.
Non credo che diventare una sorta di terminale dell’Asl sul territorio sia una risposta adeguata né alle necessità economiche del servizio sanitario, né ai bisogni del cittadino e soprattutto alle aspirazioni della professione. Anzi, sarebbe la fine del nostro ruolo di professionisti capaci di cogliere le esigenze del singolo e di fornire una risposta personalizzata.

Quello che dobbiamo fare è lottare per ottenere una riforma organica del servizio farmaceutico, che parta dall’analisi dei diversi bisogni, del Servizio sanitario e del cittadino, e stabilisca quali compiti sul territorio deve svolgere il farmacista di comunità. Su quella base, poi, si deve stabilire un modello di remunerazione.
E tra i bisogni del cittadino c’è a mio avviso innanzitutto la possibilità di accedere a tutti i farmaci attraverso la rete capillare delle farmacie di comunità ponendo fine all’attuale frammentazione della distribuzione. E per raggiungere questo obiettivo la Federazione non farà mai mancare il suo impegno.

Andrea Mandelli
Presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani

 

IL PARERE DI ANNAROSA RACCA, PRESIDENTE FEDERFARMA

Caro collega,

comprendo pienamente le sue difficoltà e quelle dei colleghi che subiscono i ritardi dei rimborsi e assicuro che, proprio per risolvere questo problema, Federfarma sta lavorando con impegno al rinnovo della Convenzione. Non credo però che la soluzione indicata dal Collega di Foggia sia quella giusta. Credo, anzi, che condurrebbe a conseguenze ancor più deleterie.

Infatti, se tutti i farmaci di fascia A fossero distribuiti dalle farmacie con la modalità di distribuzione per conto, la farmacia verrebbe snaturata: da impresa indipendente e altamente professionale che oggi fornisce in modo efficiente – anche grazie a una articolata rete di distributori intermedi – i medicinali del Ssn oltre a una serie di servizi aggiuntivi, si trasformerebbe in mero centro distributivo, non più in grado di rispondere adeguatamente alla domanda di salute.

E’ infatti impensabile che una Asl possa sia assicurare alla farmacia il rifornimento dell’intera gamma dei farmaci A, sia garantire la flessibilità di consegne (plurigiornaliere) del distributore intermedio. E, anche sul piano della responsabilità, c’è da chiedersi cosa accadrebbe nel caso in cui la Asl non fornisse i medicinali richiesti e i pazienti ne rimanessero sprovvisti.

Dobbiamo, invece, continuare a lottare su due fronti: la nuova remunerazione e il ritorno in farmacia dei medicinali oggi distribuiti dalle strutture pubbliche. La nuova remunerazione consentirà alla farmacia di mantenere le risorse necessarie all’evoluzione del servizio farmaceutico  operando con il Ssn in maniera sempre più integrata. Anche la distribuzione in farmacia dei farmaci innovativi contribuirà a far risparmiare il Ssn e a perseguire quella territorializzazione  dell’assistenza sanitaria che è ormai un obiettivo ampiamente condiviso.

Annarosa Racca
Presidente Federfarma

    
 

19 Febbraio 2013

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