Farmacie. Pace (Fofi): “Solo il farmacista è l’interlocutore del paziente”

Farmacie. Pace (Fofi): “Solo il farmacista è l’interlocutore del paziente”

Farmacie. Pace (Fofi): “Solo il farmacista è l’interlocutore del paziente”
Per il segretario della Fofi, interventuto ad un convegno ad Agrigento, “è finita l’epoca del farmacista mero dispensatore dei successi altrui e si apre la fase della valorizzazione del farmacista come specialista del farmaco". Anche per garantire la migliore prestazione, la sostenibilità economica delle farmacie e si debella l’abusivismo".

Giornata importante per la professione quella di ieri, che ha visto riuniti ad Agrigento buona parte di farmacisti della Sicilia. Occasione, il Convegno “Nuova remunerazione, redditività della farmacia prospettive future” organizzato dall’Ordine dei Farmacisti della Provincia, presieduto dal segretario della Fofi, Maurizio Pace, e dalla Federfarma provinciale guidata da Claudio Miceli.

All’ordine del giorno, come è naturale, l’impatto della riforma della remunerazione prescritta dalla spending review. A illustrare nel dettaglio la natura e le implicazioni dell’accordo uscito dal tavolo di lavoro coordinato dall’Aifa – e oggi ancora bloccato dalle obiezioni dei Ministeri della salute e delle finanze- sono stati due tecnici da tempo coinvolti in questa tematica. Giovanni Petrosillo, presidente di Federfarma Bergamo e amministratore delegato di Promofarma, e Giovanni Loi, commercialista dello Studio Brunello. Palpabile, nel pubblico, l’impatto dei dati presentati dai relatori, e schiacciante l’impressione che si voglia rinchiudere una prestazione professionale strategica nella tutela della salute in “due euro e pochi centesimi”.

“Il nuovo scenario della remunerazione – ha detto Claudio Miceli – ha almeno il merito di mettere a nudo le attuali difficoltà della farmacia italiana” che l’attuale sistema della remunerazione a margine commerciale aveva in qualche modo oscurato: ma tra discesa dei prezzi e aumento del numero delle prescrizioni effettivamente la farmacia italiana percepisce effettivamente quella cifra per ogni confezione consegnata al cittadino in regime di Ssn. “Da questo punto di vista – ha commentato in sintonia il segretario della Fofi, Maurizio Pace – il nuovo modello costituisce un utile shock: è il segnale che l’attività del farmacista che opera nelle farmacie di comunità deve sempre più caratterizzarsi in senso professionale. E’ quanto la Federazione degli Ordini sostiene da anni, anche con iniziative concrete, prima di studio e analisi e oggi anche di sperimentazione”.

A confermare la tesi di Pace è stato l’intervento del terzo relatore, Andrea Manfrin, farmacista, docente della Medway School of Pharmacy dell’Università del Kent (GB). Manfrin, che è il coordinatore della sperimentazione nelle farmacie italiane dell’MUR patrocinata dalla Fofi, ha illustrato come nel resto d’Europa, ma anche Oltreatlantico, la farmacia si vada sempre più caratterizzando come un centro di servizi in cui la dispensazione del farmaco è accompagnata da prestazioni professionali volte ad aumentare l’aderenza alla terapia da parte del paziente, la sicurezza dell’uso del farmaco, la personalizzazione del trattamento farmacologico. Una strada che permette alla farmacia di essere remunerata per le prestazioni, a cominciare dalla dispensazione dei medicinali, che rende a vantaggio della cura del paziente. Uno schema che ha effetto positivo, come dimostrano gli studi di economica sanitaria, sull’ottimizzazione della spesa sanitaria pubblica, come in Gran Bretagna, ma anche privata e assicurativa, come dimostra l’esempio svizzero.

“E’ finita l’epoca del farmacista mero dispensatore dei successi altrui – ha concluso Pace – e si apre la fase della valorizzazione della professionalità, del farmacista come specialista del farmaco. E’ l’unica via per garantire nel contempo una prestazione ancora migliore ai cittadini, la sostenibilità economica delle farmacie come servizio pubblico e anche per debellare l’abusivismo. Se si esalta la componente professionale della dispensazione e se la si correda di altri atti professionali è evidente che è solo “il camice bianco” l’unico interlocutore del paziente”.
 
Maurizio Imperiali

26 Novembre 2012

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