Farmacie. Studi di settore. Nel 2012 il 30% degli esercizi ha ricorso a correttivi “anticrisi”

Farmacie. Studi di settore. Nel 2012 il 30% degli esercizi ha ricorso a correttivi “anticrisi”

Farmacie. Studi di settore. Nel 2012 il 30% degli esercizi ha ricorso a correttivi “anticrisi”
Nel 2011 vi aveva fatto ricorso solo il 2% degli esercizi. Il fenomeno dovuto a un andamento degli utili fuori fase rispetto alle altre imprese: in lieve crescita nel 2011, quando il resto del Paese arrancava e in flessione nel 2012 quando gli altri comparti si stabilizzavano.

Nel panorama complessivo delle imprese italiane, le farmacie rimangono tra quelle più disciplinate e corrette nei confronti del Fisco. È uno dei dati che arrivano da un incontro organizzato a Milano da Federfarma per illustrare a commercialisti e addetti ai lavori le ultime novità in materia di tasse. A partire da quei correttivi “anticrisi” approvati la settimana scorsa dalla Commissione degli esperti, che annualmente valuta l'aderenza degli studi di settore a ciascuna realtà economica. Allo scopo sono stati passati in rassegna i dati provenienti da Osservatori regionali, associazioni di categoria, Banca d'Italia, Istat e altri enti, cui poi si sono aggiunte comunicazioni e dichiarazioni Iva di circa 2,1 milioni di contribuenti, che hanno applicato gli studi di settore nel quadriennio 2009-2012.

In base a queste informazioni, la Commissione ha così deciso di riconfermare anche per il 2013 (redditi 2012) i correttivi già adottati l'anno precedente per il 2011. Quattro le classi di interventi messi a punto per quest’anno: i correttivi per le analisi di normalità economica (durata delle scorte), destinati ai soggetti che presentano una contrazione dei ricavi e sono coerenti rispetto alla gestione delle esistenze iniziali; i correttivi specifici per la crisi, cui sono interessati i settori più colpiti dall’incremento dei prezzi del carburante (come i trasporti); i correttivi congiunturali di settore, per tenere conto delle riduzioni delle tariffe e della contrazione dei margini e della redditività; infine, i correttivi congiunturali individuali, che colgono la ritardata percezione dei compensi (a fronte delle prestazioni rese) e la contrazione dei costi variabili.

Come s’è detto, tali interventi tengono conto della fotografia del Paese davanti alla crisi: l’edilizia perde il 13%, il tessile l’8%, il manifatturiero il 6%, i servizi il 3,9% e le professioni il 3%. E la farmacia? I dati sull’applicazione degli studi di settore nel periodo 2009-2012 rivelano un andamento degli utili fuori fase rispetto alle altre imprese: in lieve crescita nel 2011 sul 2010, quando il resto del Paese faceva registrare il meno e in lieve flessione nel 2012 sul 2011 quando invece gli altri comparti si sono stabilizzati. Confermano i dati sui correttivi “anticrisi” messi in campo un anno fa (per i redditi 2011): a farne ricorso è stato il 30% delle farmacie italiane, mentre un anno prima non superavano il 2%.

Non che vada molto meglio alle altre imprese: erano il 50% nel 2010, sono diventate l’80% dodici mesi dopo. “Questi dati – ha concluso Giovanna Castelli, consulente di Federfarma per le materie fiscali – confermano anche che le farmacie sono tra le imprese più ligie nel rispettare il Fisco, perché meno di altre hanno dovuto fare ricorso ai correttivi per restare sotto l’asticella della congruità”.

10 Aprile 2013

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