Fnomceo propone un Fondo nazionale di solidarietà per la salute. Anelli: “Con le Regioni un’alleanza per rilanciare il Ssn”

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Il presidente scrive a Fedriga e Fabi: "Molti punti di convergenza, costruiamo strategie comuni da sottoporre a Governo e Parlamento. Il medico non può essere l'ammortizzatore delle carenze del Ssn".

Un Fondo nazionale di solidarietà per la salute, aggiuntivo rispetto al finanziamento ordinario del Servizio sanitario nazionale, per contrastare i divari territoriali e garantire a tutti i cittadini pari opportunità di cura. È la proposta che la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo) mette sul tavolo delle Regioni per aprire una nuova fase di confronto sul futuro del Ssn.

L’origine della proposta

L’iniziativa arriva a seguito dell’audizione della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome presso la Commissione Affari sociali della Camera, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’attuazione dei Livelli essenziali di assistenza e sull’erogazione delle prestazioni sanitarie nelle Regioni. Nel corso dell’audizione, Fabi ha richiamato la necessità di incrementare il Fondo sanitario nazionale sulla base del reale fabbisogno sanitario, evidenziando il divario tra la spesa stimata e il finanziamento disponibile e la mancanza, negli anni successivi al 2026, di continuità nell’incremento delle risorse. Le Regioni hanno inoltre posto l’accento sul personale, proponendo una profonda revisione del tetto di spesa, sull’attrattività del servizio pubblico e sulla necessità di garantire un finanziamento stabile alle strutture territoriali realizzate attraverso il Pnrr.

La convergenza con le Regioni

“Condividiamo queste preoccupazioni – afferma il Presidente della Fnomceo Filippo Anelli – e riconosciamo molti punti di contatto con quanto sosteniamo da tempo. Professione medica e Regioni, pur con ruoli e responsabilità differenti, vivono ogni giorno le conseguenze della scarsità delle risorse, delle carenze di personale e dell’aumento dei bisogni assistenziali. È arrivato il momento di trasformare questa convergenza in una proposta comune per il futuro del Servizio sanitario nazionale”.

Anelli ha dunque scritto questa mattina al presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Massimiliano Fedriga, e al coordinatore della Commissione Salute, Massimo Fabi, per individuare punti di contatto e strategie comuni da sottoporre al Governo e al Parlamento.

Il finanziamento e i divari territoriali

Tra i temi sui quali costruire il confronto, la Fnomceo indica innanzitutto il finanziamento del Servizio sanitario nazionale e il superamento delle disuguaglianze territoriali.

“Le risorse devono essere distribuite sulla base degli effettivi bisogni di salute – continua Anelli – considerando non soltanto la popolazione residente, ma anche l’invecchiamento, la povertà, la deprivazione sociale, la mortalità, la presenza di aree interne, montane e insulari e le concrete difficoltà di accesso ai servizi. Trattare allo stesso modo territori profondamente diversi non produce uguaglianza: rischia, al contrario, di consolidare le disuguaglianze. L’uniformità dei diritti richiede una distribuzione delle risorse capace di sostenere maggiormente le comunità nelle quali il diritto alla salute è più difficile da rendere effettivo”.

È in questa prospettiva che si inserisce la proposta di un Fondo nazionale di solidarietà per la salute, aggiuntivo rispetto al finanziamento ordinario del Servizio sanitario nazionale.

“Il Fondo – spiega Anelli – dovrebbe finanziare programmi verificabili per recuperare i divari: personale, medicina generale, assistenza di prossimità, riduzione delle liste d’attesa, servizi nelle aree interne e sostegno ai pazienti e alle famiglie costrette a spostarsi per ottenere le cure. Non si tratta di coprire inefficienze, ma di rendere concreto il principio di solidarietà nazionale, legando le risorse a risultati misurabili in termini di equità, accessibilità e qualità”.

Il tema dei professionisti

Altro terreno di convergenza è quello dei professionisti.

“Il medico – motiva – non può diventare l’ultimo ammortizzatore delle carenze del Servizio sanitario nazionale. Servono assunzioni, una programmazione attendibile dei fabbisogni, retribuzioni adeguate, sicurezza e condizioni di lavoro dignitose. Ma occorre, soprattutto, restituire ai professionisti autonomia, responsabilità e possibilità di esercitare la medicina secondo scienza e coscienza. Non si trattiene un medico nel Servizio sanitario nazionale soltanto con una misura economica: lo si trattiene consentendogli di dedicare alla persona il tempo necessario, di partecipare alle decisioni organizzative e di non essere subordinato a obiettivi esclusivamente produttivi o finanziari”.

L’appropriatezza

In questo quadro, per la Fnomceo, deve essere ricondotto alla sua corretta dimensione anche il tema dell’appropriatezza.

“L’appropriatezza – sottolinea Anelli – appartiene alla Professione. Significa offrire alla persona la prestazione necessaria, nel momento giusto e attraverso il percorso più adeguato. Non può diventare uno strumento amministrativo per ridurre il numero delle prestazioni o contenere la spesa. L’obiettivo non è prescrivere meno, ma prescrivere ciò che è necessario e mettere il sistema nella condizione di erogarlo tempestivamente”.

La sanità territoriale e il Pnrr

Un ulteriore punto di contatto riguarda il futuro della sanità territoriale e la sostenibilità degli investimenti della Missione 6 del Pnrr.

“Costruire Case della comunità, Ospedali di comunità e Centrali operative territoriali – afferma – è indispensabile, ma non basta. Ora occorre riempire quelle strutture di professionisti, competenze, relazioni e servizi. Senza medici, infermieri, altri operatori sanitari e amministrativi e risorse per la gestione ordinaria, rischiamo di avere nuovi edifici, ma non nuovi luoghi di cura”.

Liste d’attesa e mobilità sanitaria

Liste d’attesa, mobilità sanitaria e rinuncia alle cure rappresentano, secondo la Federazione, la manifestazione più evidente delle disuguaglianze che attraversano il Paese.

“Quando un cittadino rinuncia a curarsi – argomenta il presidente Fnomceo – perché non può pagare, perché non trova una prestazione disponibile o perché deve affrontare lunghi e costosi spostamenti, non fallisce soltanto un servizio sanitario regionale: viene meno il patto di solidarietà sul quale si fonda la nostra Repubblica. La mobilità deve essere una libera scelta del cittadino, non una necessità imposta dal luogo nel quale vive”.

La spesa costituzionalmente necessaria

“La Corte costituzionale, con la sentenza n. 195 del 2024 – conclude Anelli – ha qualificato quella destinata alla salute come spesa costituzionalmente necessaria, ribadendo che è la garanzia dei diritti incomprimibili a incidere sul bilancio, e non l’equilibrio finanziario a condizionarne l’erogazione. È da questo principio che dobbiamo ripartire. Regioni e Professione medica possono costruire insieme una proposta per il Governo e il Parlamento: finanziare adeguatamente il Servizio sanitario nazionale, sostenere i territori più fragili e restituire dignità e autonomia ai professionisti non sono rivendicazioni di categoria, ma condizioni indispensabili per difendere l’uguaglianza, la solidarietà e la coesione sociale del Paese”.

17 Settembre 2026

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