Fumo, alcol e gioco d’azzardo: medici di famiglia e SerD uniscono le forze contro le dipendenze

Fumo, alcol e gioco d’azzardo: medici di famiglia e SerD uniscono le forze contro le dipendenze

Fumo, alcol e gioco d’azzardo: medici di famiglia e SerD uniscono le forze contro le dipendenze

Fumo, alcol e dipendenze comportamentali: la collaborazione tra medicina generale e Servizi per le Dipendenze è fondamentale per riconoscere precocemente i segnali di rischio e accompagnare le persone verso le cure. Ma il sovraccarico di lavoro dei medici, le carenze dell’assistenza territoriale e la disomogeneità nell’attivazione delle Case della comunità restano ostacoli da superare. Al Congresso nazionale FeDerSerD di Napoli, il presidente SIMG Alessandro Rossi e la presidente FeDerSerD Roberta Balestra indicano la strada per costruire percorsi condivisi di prevenzione e presa in carico.

La collaborazione tra medici di medicina generale e Servizi per le Dipendenze (SerD) è un elemento ritenuto essenziale per rafforzare la prevenzione, individuare tempestivamente i comportamenti a rischio e garantire percorsi di cura integrati. Il medico di famiglia, grazie alla conoscenza della storia clinica e personale dei propri assistiti, può rappresentare il primo riferimento per riconoscere i segnali di una possibile dipendenza e favorire un intervento precoce.

Per rendere effettiva questa sinergia, tuttavia, occorre superare alcune criticità organizzative: dall’elevato carico di lavoro della medicina generale all’impoverimento dei servizi territoriali, fino alle difficoltà di collegamento tra professionisti e strutture specialistiche. Un contributo può arrivare dalle Case della comunità, previste dalla riforma dell’assistenza territoriale, purché diventino luoghi di reale integrazione multiprofessionale e multidisciplinare. È questa la direzione indicata durante il XV Congresso nazionale della Federazione italiana degli operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze (Napoli, dal 14 al 16 ottobre), da Alessandro Rossi, presidente della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), e Roberta Balestra, presidente della Federazione Italiana degli Operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze (FeDerSerD).

Rossi (SIMG): “Il medico di famiglia può intercettare precocemente i segnali di dipendenza”

“L’ambito delle dipendenze da sostanze legali, così come quello delle dipendenze comportamentali, è molto ampio e coinvolge innanzitutto la medicina generale, oltre ai servizi che si occupano specificamente di queste problematiche”, spiega Alessandro Rossi, presidente SIMG. L’obiettivo è mettere in rete il medico di famiglia, primo punto di contatto con il paziente, e i servizi territoriali, attraverso una relazione sinergica che consenta di individuare il problema e attivare la risposta più adeguata.

Rossi spiega che “per alcune condizioni, come il tabagismo, il medico può intervenire direttamente attraverso brevi attività di sensibilizzazione e counseling per favorire la cessazione, facendo leva sulla conoscenza del paziente, delle sue caratteristiche e del suo percorso di cambiamento. Nel caso dell’alcol, l’attenzione deve concentrarsi anche sulle nuove modalità di consumo, soprattutto tra i giovani, compresi gli episodi di binge drinking. Per le sostanze stupefacenti legali è fondamentale riconoscere precocemente gli indicatori che possono far sospettare una situazione di rischio, così da intervenire sulla persona e, quando opportuno, sul nucleo familiare prima che insorgano conseguenze più gravi”.

Un percorso che richiede collegamenti più semplici e diretti con i SerD. “Ritengo che la consulenza con il SerD possa essere organizzata nel modo più flessibile e diretto possibile. La consulenza, oggi, può avvenire anche online e da remoto, modalità che sarebbe auspicabile sviluppare”, sottolinea Rossi, secondo cui “il teleconsulto potrebbe consentire un primo contatto graduale tra il medico curante e lo specialista, riducendo anche la resistenza associata all’invio a un servizio per le dipendenze, spesso poco accettato dal paziente o dai familiari. Anche in caso di presa in carico specialistica, il medico di famiglia continuerebbe a svolgere un ruolo importante nel garantire la continuità assistenziale e nel mantenere il rapporto con la persona, comprese le eventuali fasi di ricaduta”.

Lo stesso approccio deve essere applicato alle dipendenze comportamentali, come quelle legate al gioco d’azzardo e a Internet, per le quali è “necessario individuare criteri e indicatori utili a riconoscere tempestivamente i comportamenti problematici, con il possibile coinvolgimento del contesto familiare”.

Il carico di lavoro e le carenze territoriali frenano la collaborazione

Tra i principali ostacoli alla costruzione di una rete efficace, Rossi indica innanzitutto il sovraccarico della medicina generale, legato all’invecchiamento della popolazione, all’aumento della cronicità e all’intensificarsi dei contatti con i pazienti. In questo contesto, le dipendenze rischiano di passare in secondo piano rispetto alle patologie croniche più frequentemente affrontate, come diabete e malattie respiratorie. La mancanza di tempo rende quindi più difficile dedicare attenzione sistematica all’individuazione dei comportamenti a rischio.

A queste difficoltà si aggiunge l’indebolimento dell’assistenza territoriale, che interessa anche i SerD. Non sempre è semplice, soprattutto nei contesti periferici e nei centri con collegamenti insufficienti, individuare un riferimento specialistico e attivare un raccordo efficace con il medico di famiglia. Una frammentazione che può ritardare l’intervento proprio nelle fasi in cui la tempestività è determinante.

“Le Case della comunità possono rappresentare uno strumento per superare queste criticità, favorendo il lavoro di équipe e il confronto tra medici di medicina generale, infermieri e specialisti dei servizi territoriali. La loro attuazione, tuttavia, è ancora disomogenea: le strutture effettivamente operative sono meno numerose di quelle programmate e la distribuzione sul territorio nazionale resta irregolare. L’obiettivo è fare in modo che queste strutture non diventino semplicemente ambulatori, ma luoghi in cui si lavora in gruppo, coinvolgendo innanzitutto i medici di medicina generale, gli infermieri e gli specialisti dei servizi territoriali”, osserva Rossi.

Balestra (FeDerSerD): “Nessuno può affrontare le dipendenze da solo”

“Per affrontare davvero la sfida delle dipendenze è indispensabile rafforzare il legame tra i Servizi per le Dipendenze e la medicina generale. I medici di famiglia rappresentano spesso il primo punto di contatto con le persone e possono svolgere un ruolo decisivo nell’intercettare precocemente i comportamenti a rischio, riconoscere i segnali di una dipendenza e favorire l’accesso alle cure”, dichiara Roberta Balestra, presidente FeDerSerD.

Per la Federazione, questo obiettivo richiede una collaborazione strutturata e continuativa tra medicina generale e servizi specialistici, capace di superare la frammentazione degli interventi e di costruire percorsi condivisi dalla prevenzione alla presa in carico, fino al monitoraggio nel tempo. Le dipendenze, infatti, sono condizioni complesse che richiedono risposte integrate e multidisciplinari, nelle quali le competenze dei diversi professionisti siano complementari, anche in relazione alla fase e alla gravità del disturbo.

“La collaborazione è già una realtà in molti servizi, ma in questa occasione si discute su come renderla più efficace, pensando alla nuova organizzazione della sanità territoriale. Le Case della comunità offrono nuove opportunità, che potrebbero essere valorizzate per diagnosticare precocemente forme iniziali di dipendenza, specie in tema di tabacco ed alcol o di dipendenze comportamentali. Molte sono le complicanze internistiche delle dipendenze che richiedono un intervento multidisciplinare. A questo proposito le due società scientifiche ritengono strategico progettare anche programmi formativi congiunti. Dobbiamo superare la frammentazione degli interventi e costruire percorsi condivisi, nei quali il medico di medicina generale e il servizio specialistico lavorino insieme, ciascuno con le proprie competenze, dalla prevenzione alla presa in carico, fino al monitoraggio nel tempo”, aggiunge Balestra.

La presidente FeDerSerD richiama inoltre la necessità di semplificare le forme della collaborazione, mettendo a frutto le odierne possibilità offerte dalla tecnologia e dalle nuove strutture di coordinamento territoriale.  Una collaborazione più stretta può contribuire a ridurre il bisogno sommerso, contrastando paura, diffidenza, sfiducia, che spesso rappresentano una barriera all’accesso alle cure, e ad evitare che i problemi vengano riconosciuti soltanto in fase avanzata e più grave. In questo senso, per la presidente Balestra il coinvolgimento del medico di famiglia, figura di riferimento fiduciaria per il paziente, può favorire un intervento motivazionale

“Le diverse forme di dipendenza sono condizioni complesse, che richiedono risposte integrate e multidisciplinari. Nessuno può affrontarle da solo in modo efficace. Rafforzare questa alleanza significa anche contrastare lo stigma, promuovere un approccio proattivo, avvicinare le persone ai servizi e intervenire prima che le situazioni diventino più gravi. È una delle sfide fondamentali per una sanità territoriale realmente capace di rispondere ai bisogni dei cittadini”, conclude Balestra.

15 Ottobre 2026

© Riproduzione riservata

Medici con titoli esteri. Anche il Tar Molise accoglie ricorso Fnomceo: “La sicurezza delle cure passa dalla verifica delle competenze”
Medici con titoli esteri. Anche il Tar Molise accoglie ricorso Fnomceo: “La sicurezza delle cure passa dalla verifica delle competenze”

“La verifica sostanziale della preparazione di chi è chiamato a curare i cittadini è una garanzia irrinunciabile. Anche il Tar Molise conferma un principio che sosteniamo da sempre: si possono...

Competenze dei Biologi. Fno Tsrm e Pstrp: “Nel Dpr la clausola a tutela delle altre professioni sanitarie”
Competenze dei Biologi. Fno Tsrm e Pstrp: “Nel Dpr la clausola a tutela delle altre professioni sanitarie”

“La clausola va nella direzione che avevamo indicato. È sulla chiarezza dei ruoli che poggiano la sicurezza delle persone assistite e la qualità delle prestazioni. Ogni professionista sanitario deve poter...

Odontotecnici. Cao nazionale: “No alla professione sanitaria, sì a un percorso tecnico-ingegneristico”
Odontotecnici. Cao nazionale: “No alla professione sanitaria, sì a un percorso tecnico-ingegneristico”

“Il nostro no al riconoscimento dell’Odontotecnico come professione sanitaria è fermo e motivato. Altrettanto convinto è il sì alla sua valorizzazione nell’ambito tecnico-ingegneristico, anche attraverso una formazione universitaria dedicata. È...

Specializzazioni veterinarie. Sivemp: “Serve la riforma, ma anche avviare subito le scuole”
Specializzazioni veterinarie. Sivemp: “Serve la riforma, ma anche avviare subito le scuole”

Riformare le scuole di specializzazione veterinaria è una necessità non più rinviabile, ma il processo di revisione non deve tradursi in un nuovo blocco della formazione. È la posizione del...