Giornata mondiale contro il cancro. 9 pazienti su 10 si sentono sicuri della radioterapia

Giornata mondiale contro il cancro. 9 pazienti su 10 si sentono sicuri della radioterapia

Giornata mondiale contro il cancro. 9 pazienti su 10 si sentono sicuri della radioterapia

Cresce l’attenzione al supporto emotivo. Un’indagine dell’Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica restituisce l’immagine di una radioterapia vissuta come una cura affidabile e ben supportata. Il 92% dei pazienti si dichiara sicuro della tecnologia e il 76% si è sentito accompagnato dall’équipe,  48% dei pazienti il bisogno principale riguardi il sostegno emotivo legato alla malattia

Efficace, sicura e fondata su una relazione solida con l’équipe sanitaria: è così che i pazienti descrivono la radioterapia oncologica. A delinearne il percepito è un’indagine condotta da AstraRicerche per Airo, l’Associazione italiana di radioterapia e oncologia clinica, su persone sottoposte a trattamenti radioterapici, presentata in vista della Giornata mondiale contro il cancro. “United by Unique” il tema scelto per il 2026.

“I dati ci dicono che la radioterapia è sempre più riconosciuta come una cura affidabile, ma ci ricordano anche che l’esperienza del paziente non si misura solo in termini di efficacia clinica – sottolinea Stefano Pergolizzi, Presidente Airo – perché la vera complessità del percorso oncologico riguarda spesso la dimensione emotiva, che va accompagnata con la stessa attenzione riservata alla tecnologia”.

La fiducia nella radioterapia emerge come uno degli elementi più solidi del percorso di cura. Il 92% dei pazienti dichiara di sentirsi molto o abbastanza sicuro rispetto alla tecnologia utilizzata, mentre il 76% si è sentito ben supportato dall’équipe sanitaria. Anche la qualità delle informazioni iniziali contribuisce in modo significativo a costruire questo clima di fiducia: il 66% le giudica chiare e complete.

“Questa fiducia è il risultato di anni di investimenti in innovazione, competenze e lavoro multidisciplinare – evidenzia Liliana Belgioia, Consiglio Direttivo AIRO – ma soprattutto di una relazione di cura basata su chiarezza, presenza e responsabilità condivisa”.

Il follow-up come parte della cura A sei mesi dalla conclusione del trattamento, il 71% dei pazienti non riferisce effetti, mentre le visite di controllo vengono considerate utili o molto utili da oltre il 90% degli intervistati. Un dato che conferma come il follow-up sia percepito come una fase integrante del percorso terapeutico, fondamentale per orientare, rassicurare e gestire eventuali effetti nel tempo. “La radioterapia non si esaurisce con l’ultima seduta – aggiunge Belgioia– ma prosegue nel monitoraggio, nell’ascolto e nella capacità di dare risposte tempestive ai bisogni che emergono dopo il trattamento”.

Quando la difficoltà non è tecnica, ma emotiva Accanto agli aspetti positivi, l’indagine mette in luce un elemento chiave. Per quasi 1 paziente su 2 (48%) la principale difficoltà non riguarda la tecnologia, ma la preoccupazione per la malattia. Seguono i sintomi infiammatori (51%) e la necessità di recarsi frequentemente in ospedale (47%), ambiti nei quali la gestione viene valutata efficace e tempestiva dal 44% e comunque adeguata dal 49%.

“Il dato sull’impatto emotivo ci chiede di integrare sempre di più informazione, sostegno psicologico e accompagnamento nella pratica clinica quotidiana – conclude Pergolizzi – perché curare oggi significa prendersi carico della persona nella sua interezza, non solo della malattia”.

30 Gennaio 2026

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