I titolari di sola parafarmacia scrivono a Conte e a tutte le forze politiche: “Almeno diteci di che morte dobbiamo morire”

I titolari di sola parafarmacia scrivono a Conte e a tutte le forze politiche: “Almeno diteci di che morte dobbiamo morire”

I titolari di sola parafarmacia scrivono a Conte e a tutte le forze politiche: “Almeno diteci di che morte dobbiamo morire”
"Se la ricerca di soluzioni alla crisi del settore non è di interesse nazionale, chiediamo a tutti voi di essere onesti e di avere il coraggio di conferire in Parlamento in merito all’impossibilità o alla non volontà di portare una soluzione al problema. Diteci apertamente di che morte dobbiamo morire e se dobbiamo organizzarci per fare altro". 

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera aperta di Ftpi e Unaftisp, le due associazioni di titolari di sola parafarmacia, indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri, alla Segreteria dei Ministeri, alla Segreteria dei Partiti e Movimenti.
 
Riportiamo una storia che ha avuto inizio 13 anni addietro con una “lenzuolata”, oggi rappresentata dalle tante sconfitte professionali e personali di circa mille farmacisti nonché dallo scoramento delle loro famiglie.
Una “lenzuolata” macchiata da indebitamenti, fallimenti e chiusure di centinaia di Farmacisti che avevano riposto aspettative in una nuova speranza per il loro lavoro e la loro professione, negli anni più bui e tristi della nostra economia nazionale, quando multinazionali farmaceutiche e titolari di farmacie iniziarono a licenziare i farmacisti collaboratori per abbattere i costi.

Questa scelta da subito si è dimostrata peggiore della cassa integrazione e della disoccupazione stessa.

Una “lenzuolata” che prima ci ha fatto sperare, dopo ci ha fatto chiudere e poi ci ha umiliati ancora di più, sì perchè oramai marchiati come “parafarmacisti”, quando le cose sono migliorate e sono riprese le assunzioni, noi siamo stati scartati, avevamo solo cercato di fare il lavoro per il quale ci eravamo formati con studi, sudore e fatica. Questo è stato visto come “troppo osare”.

Farmacisti titolari di sola parafarmacia che hanno chiuso, che stanno chiudendo e che chiuderanno sino ad esaurirsi, ignorati da tutti i Governi, (se ne sono succeduti 8 dal 2006), elemosinando uno straccio di dignità, o quanto meno uguaglianza professionale.

Una “lenzuolata” macchiata e mai ripulita perchè mai nessuno degli 8 Governi passati e presente ha mai voluto raccogliere il grido di allarme in modo concreto.

Ora ridateci dignità professionale come Voi volete, perchè Voi potete, ma fatelo in fretta. Non passate per l’ennesima volta oltre, stiamo elemosinando un po’ di attenzione, e lo stiamo facendo in modo propositivo, senza pretendere di sconvolgere il sistema (la nostra proposta è sul tavolo di FOFI e Federfarma e presso il Ministero della Salute da due anni!).

Lo chiediamo non solo al Governo ma a tutto il Parlamento, alle forze politiche di opposizione e di maggioranza, perchè la dignità che reclamiamo è scritta nella nostra Costituzione, e tutti abbiamo il dovere di rispettarla . In questi giorni avete impegnato il Governo con delle Mozioni su questioni professionali che ridiano ossigeno al sistema farmacia, e nessuno ancora una volta ha pensato ai 1000 farmacisti di Parafarmacia che perderanno il lavoro. Sono anch’essi farmacisti, con gli stessi doveri, ma differenti diritti.
 
Parliamo di concessioni (o ereditarieta?), di remunerazione ma di diritto al lavoro quando si comincerà a parlare, di discriminazione nelle forniture, impedimenti senza una logica nella dispensazione, trattamenti differenti da regione a regione in merito ai servizi, personale non laureato dietro ai banconi, o peggio totalmente assente nei corner della GDO, e potremmo andare ancora avanti, perché queste anomalie sono sotto gli occhi di tutti, tutti i giorni e sono documentabili senza nemmeno troppa fatica.
Se tutto ciò non è di interesse nazionale, almeno chiediamo a tutti voi di essere onesti e di avere il coraggio di conferire in Parlamento in merito all’impossibilità o alla non volontà di portare una soluzione al problema. Diteci apertamente di che morte dobbiamo morire e se dobbiamo organizzarci per fare altro.

Quello che occorre è sicuramente un Decreto urgente, anche solo per porre fine al percorso iniziato e mai concluso dalla politica, e abbiamo lavorato due anni per elaborare la nostra proposta sul come farlo, una proposta a costo zero per lo stato. Forse costerà qualcosa a qualcuno, ma non parliamo di denaro pubblico.

Ringraziamo per l’attenzione e restiamo in attesa di un vostro riscontro.

Dr. Francesco Grillo
Presidente FTPI
 
Dr. Daniele Viti
Presidente UNAFTISP  

Francesco Grillo e Daniele Viti

04 Novembre 2019

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