Indagine Amsi. Operatori sanitari stranieri in Sanità crescono di 2.500 unità rispetto a un anno fa

Indagine Amsi. Operatori sanitari stranieri in Sanità crescono di 2.500 unità rispetto a un anno fa

Indagine Amsi. Operatori sanitari stranieri in Sanità crescono di 2.500 unità rispetto a un anno fa
“Abbiamo visto muoversi qualcosa in Veneto, dove a Padova una Asl ha permesso di farvi accedere anche Medici senza cittadinanza. Noi non vogliamo rimanere ‘migranti per sempre’, dal Governo è stato inserito nel decreto Cura Italia all’art. 13, su nostra proposta, il coinvolgimento dei Medici stranieri anche senza cittadinanza nel Ssn ma questo, per ora, non è stato ancora attuato”, dichiara Aodi.

Come ogni anno, l’Amsi fa il censimento dei professionisti della Sanità operanti nel nostro Paese. Secondo i dati Amsi, sviluppati in collaborazione con l’Unione Medica Euro Mediterranea (Umem) e con Uniti x Unire rispetto a un anno fa i professionisti della Sanità di origine straniera sono aumentati di 2500 unità, e risultano essere 77.500. Questi sono in larga misura Medici (22mila, un anno fa questi erano 20mila), quindi risulterebbe invariato il numero degli Odontoiatri (5mila), in aumento gli Infermieri (da 36mila a 38mila, 2mila unità), invariato il numero dei Fisioterapisti (5mila) così come quello dei Farmacisti (5mila) e degli Psicologi (1000), ci sono poi 1500 tra TSRM, Podologi, Chimici e Fisici. A questi si aggiungono 2500 (l’anno scorso erano 3000, sono diminuiti di 500) altri Professionisti in attesa di riconoscimento dei titoli conseguiti all’estero, nella patria d’origine o in altre nazioni e Stati.

Questi sono in misura maggiore professionisti provenienti da paesi africani (maggiormente da Camerun, Congo, Nigeria), paesi arabi (Siria, Libano, Palestina, Giordania, Egitto, Iraq, Tunisia, Marocco, Algeria, Libia), paesi dell’Est (Russia, Albania, Polonia, Romania, Ucraina, Moldavia, Croazia), da paesi sudamericani (Argentina, Brasile, Perù ,Colombia) , dai paesi europei, dagli Usa, da Cuba, da Israele, dalla Cina, dal Giappone dalle Filippine (aderenti alle tre fasi dell’immigrazione di massa nel nostro Paese dal 1965 ad oggi).

Negli ultimi 2 anni circa il 30% dei professionisti stranieri sono tornati nei loro Paesi di origine (in particolare paesi dell’Est e paesi arabi), mentre l’anno scorso si registrava un calo del 35% nei 5 anni precedenti. Questi professionisti che sono fuggiti dal nostro Paese fanno parte di diverse categorie: i giovani precari, quelli in pensione e quelli che hanno subito discriminazione e sfruttamento lavorativo e violenza verbale. Inoltre, il 65% dei professionisti laureati di origine straniera della Sanità e della Salute è sprovvisto della cittadinanza italiana (in particolare quelli giunti in Italia a seguito della seconda e terza fase dell’immigrazione, vale a dire a seguito della caduta del muro di Berlino e della cosiddetta primavera araba).

L’80% dei professionisti stranieri loro lavora nelle strutture private, anche a causa delle difficoltà ad inserirsi nel sistema pubblico in virtù, in primis, secondo l’Amsi, dei concorsi riservati ai cittadini italiani e il 10% di questi esercita come MMG e PLS. Coloro che esercitano invece nelle strutture pubbliche sono il 10% (in particolare nei PS, nella Medicina interna, nell’area chirurgica). Le specializzazioni maggiormente ambite dai Medici stranieri sono: Pediatria, Ginecologia, Urologia, Ortopedia, Fisiatria, Chirurgia Generale, Medicina interna, Chirurgia vascolare, Cardiologia.
Secondo le statistiche dell’Umem in Europa ci sono circa 500mila Medici di origine straniera di cui 400mila stabili e 100mila mobili, che si spostano da un Paese all’altro.

Foad Aodi, presidente Amsi, Umem e membro del Registro esperti Fnomceo ci dichiara: “Come Amsi siamo quasi 80mila professionisti della Sanità impegnati tutti i giorni e cresciuti molto a livello internazionale. Sui concorsi abbiamo visto muoversi qualcosa in Veneto, dove a Padova una Asl ha permesso di farvi accedere anche Medici senza cittadinanza. Ma oggi si parla molto di immigrazione clandestina, di sicurezza eppure non si forniscono mai le soluzioni agli stranieri laureati e ai professionisti che vivono in Italia, intanto aumentano le discriminazioni per coloro che portano il velo e per i Medici di colore. Tanti in questo momento parlano di solidarietà ma non fanno niente di concreto in favore della solidarietà”.

“Non vogliamo rimanere – prosegue Aodi – ‘migranti per sempre’, i nostri Medici e professionisti non lo accettano, noi rispettiamo la legge vigente e i nostri doveri, eppure tanti colleghi non si sentono integrati nel Ssn malgrado il loro impegno quotidiano anche durante l’emergenza Coronavirus . Dal Governo è stato inserito nel decreto Cura Italia all’articolo 13, su nostra proposta, il coinvolgimento dei Medici stranieri anche senza cittadinanza nel Ssn ma questo, per ora, non è stato ancora attuato, nonostante le 10mila richieste da professionisti della Sanità stranieri giunte all’Amsi dalle varie regioni italiane sia dalla Sanità pubblica che da quella privata. A volte poi si è pagati anche 7 euro l’ora e si preferisce lavorare all’estero”.

Infine, sul Covid-19 Aodi tiene a precisare: “Oggi l’unica soluzione per combattere l’emergenza è un’alleanza internazionale. I Medici di origine straniera, con i colleghi italiani, stanno dando un contributo importante a questa lotta”.

Lorenzo Proia

Lorenzo Proia

01 Ottobre 2020

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