Insulti omofobi in sala operatoria. Anelli (Fnomceo): “Se provato, atto gravissimo, medico non può fare discriminazioni”

Insulti omofobi in sala operatoria. Anelli (Fnomceo): “Se provato, atto gravissimo, medico non può fare discriminazioni”

Insulti omofobi in sala operatoria. Anelli (Fnomceo): “Se provato, atto gravissimo, medico non può fare discriminazioni”
"Se così è stato, quel chirurgo ha, in quel momento, rinnegato, negando la sua premessa, i principi del Codice. Comprendiamo il possibile burnout dovuto al periodo, visto che il fatto sarebbe avvenuto il 25 marzo, nel pieno dell’epidemia di Covid-19, ma questa non può essere, in alcun modo, una scusante per affermazioni quali quelle segnalate”. Così il presidente della Federazione ha commentato la notizia di presunti insulti omofobi pronunciati da un primario contro un paziente sedato e sottoposto a un intervento.

“'Doveri del medico sono la tutela della vita, della salute psico-fisica, il trattamento del dolore e il sollievo della sofferenza, nel rispetto della libertà e della dignità della persona, senza discriminazione alcuna, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera’. Così recita, all’articolo 3, il nostro Codice di Deontologia medica, che antepone questo principio di curare tutti, senza discriminazioni dovute al sesso, all’identità di genere o all’orientamento sessuale, a ogni altro dovere o precetto".
 
Così il Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, Fnomceo, Filippo Anelli, commenta la notizia, data oggi dalle principali testate, dei presunti insulti omofobi pronunciati da un primario del varesotto contro un paziente sedato e sottoposto a un intervento chirurgico.
 
"Se veramente un medico, in sala operatoria, ha mostrato fastidio verso un presunto orientamento sessuale del paziente, questo è un fatto gravissimo, perché, se così è stato, quel chirurgo ha, in quel momento, rinnegato, negando la sua premessa, i principi del Codice. Comprendiamo il possibile burnout dovuto al periodo, visto che il fatto sarebbe avvenuto il 25 marzo, nel pieno dell’epidemia di Covid-19, ma questa non può essere, in alcun modo, una scusante per affermazioni quali quelle segnalate”, conclude Anelli.


 


Ma cosa è accaduto? A riferirlo è tra gli altri l'agenzia Ansa che racconta come un chirurgo della struttura varesina avrebbe insultato il paziente sedato in sala operatoria, apostrofandolo “frocio di m…” e cacciando poi un altro medico che, alla sequela di insulti, aveva provato a contestarlo. E sarà poi proprio un collega del chirurgo a denunciare il fatto con un esposto.


“Ma guardate se io devo operare un frocio di m…a, sieropositivo del c….o! Si divertono e poi va… cosa dobbiamo operare!”. Queste le parole che avrebbe pronunciato il chirurgo in sala operatoria. Il collega che ha presentato l’esposto avrebbe riferito che il chirurgo si sarebbe innervosito durante un intervento ricostruttivo senza alcuna apparente motivo. Alla sequela di insulti, un altro chirurgo presente avrebbe risposto: “Mi scusi, io sono frocio, ha problemi con i froci?”, venendo cacciato dalla sala operatoria.

07 Luglio 2020

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