Liberalizzazioni. Iniziato alla Consulta dibattito su vendita fuori delle farmacie della Fascia C con ricetta

Liberalizzazioni. Iniziato alla Consulta dibattito su vendita fuori delle farmacie della Fascia C con ricetta

Liberalizzazioni. Iniziato alla Consulta dibattito su vendita fuori delle farmacie della Fascia C con ricetta
I giudici della Corte Costituzionale dovranno pronunciarsi sulla legittimità dell’articolo 5 del D.L. 223/2006, convertito dalla L. 248/200, nella parte in cui non consente agli esercizi commerciali come le parafarmacie di vendere i medicinali di fascia C soggetti a prescrizione. A sollevare la questione era stato il Tar Calabria con l'ordinanza di maggio 2012.

E' iniziato oggi alla Corte Costituzionale il dibattito sul delicato tema della liberalizzazione dei farmaci di Fascia C con ricetta, al centro da anni di forti contestazioni da parte dei farmacisti titolari di parafarmacia contrari all'attuale divieto. A giorni, dunque, la Consulta dovrebbe pronunciarsi sulla legittimità costituzionale dell’articolo 5 del D.L. 223/2006, convertito dalla L. 248/2006, nella parte in cui non consente agli esercizi commerciali previsti (cioè parafarmacie e corner della Gdo) la vendita dei medicinali di fascia C soggetti a prescrizione medica.

A sollevare la questione di legittimità davanti alla Consulta era stato, il TAR Calabria, sezione Reggio Calabria, che nell’ordinanza 333 depositata il 9 maggio 2012 sosteneva che non esisteva ragione, sotto il profilo della tutela della salute, per restringere l’esercizio dell’attività economica delle parafarmacie e di un regime differente rispetto a quello delle farmacie tradizionali. Per il Tar, infatti, "se da un lato è innegabile il carattere particolare dei medicinali, che si distinguono dalle altre merci per gli effetti terapeutici cui sono preordinati, altrettanto innegabile è che la disciplina positiva in materia di parafarmacie risulta idonea a garantire il contemperamento tra la vendita di farmaci, quale espressione di esercizio di un’attività economica, e la tutela della salute". Del resto, “il concreto dispensatore del prodotto, sia nell’uno come nell’altro caso, è sempre un farmacista abilitato all’esercizio della professione e regolarmente iscritto all’Albo".
 
"La nostra tesi – ha ribadito oggi l'avvocato Giovanni Licata, il legale che ha seguito l'iter del ricorso – si basa sull'esistenza di una disparità di trattamento tra farmacisti titolari e farmacisti di parafarmacie. I giudici costituzionali dovranno valutare partendo da due principi evidentemente violati: quello di uguaglianza tra farmacisti e quello del libero esercizio della professione".

"Siamo fiduciosi", ha commentato il presidente delle parafarmacie italiane, Davide Gullotta, a dibattito concluso. "Le difesa di Federfarma – ha spiegato – si è appellata alla Tutela del reddito come condizione funzionale alla tutela della salute. Il che non è francamente credibile: le parafarmacie erodono solo il 10% di quel 20% che possono dispensare". "Inoltre – conclude Gullotta – basta confrontarsi con paesi come la Germania dove l'esistenza delle farmacie non convenzionate non inficia per nulla la tenuta del sistema sanitario nazionale".
 
In attesa di conoscere il parere della Consulta, per sensibilizzare la politica e l'opinione pubblica sulla liberalizzazione della Fascia C la Federazione nazionale parafarmacie ha indetto per domani una Flash Mob a Roma. La giornata di protesta inizierà in via Palestro (zona Termini) con una riunione. I titolari di parafarmacia terranno poi un corteo in camice bianco fino a Palazzo Chigi e Montecitorio, dove l'arrivo è previsto per le ore 12.

24 Giugno 2014

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