Manovra. Entro il 30 giugno le Casse di previdenza dovranno garantire equilibrio a 50 anni

Manovra. Entro il 30 giugno le Casse di previdenza dovranno garantire equilibrio a 50 anni

Manovra. Entro il 30 giugno le Casse di previdenza dovranno garantire equilibrio a 50 anni
Sei mesi per tentare una modifica dell’articolo 24 del decreto “salva Italia”, che chiede di dimostrare il pareggio tra entrate e uscite previdenziali senza far ricorso al patrimonio. La Fimmg ipotizza un ricorso in sede europea.

Quasi invariato nel testo definitivo del maxiemendamento il comma 24 dell’articolo 24, quello che impone alle Casse di previdenza privatizzate di dimostrare l’equilibrio tra entrate e uscite previdenziali in una proiezione a 50 e non più a 30 anni, pena il commissariamento. Unica concessione alle proteste delle Casse, lo spostamento del termine entro il quale adeguarsi alla norma al 30 giugno, mentre nella prima stesura era stato indicato il 31 marzo.

Sei mesi di tempo per trattare l’applicazione di questa nuova norma, rendendola se possibile compatibile con i bilanci degli enti previdenziali.
 
I punti di criticità sono due: il primo è il forte allungamento del periodo di copertura richiesto, più che triplicato in 4 anni, come ha sottolineato il presidente dell’Adepp, l’associazione che riunisce gli enti privatizzati, Andrea Camporese, essendo passato da 15 a 30 anni nella finanziaria 2007 e spostato ora a 50. Il secondo elemento critico è la richiesta di garantire questo equilibrio soltanto attraverso entrate e uscite, ovvero contributi e pensioni, ma senza utilizzare il patrimonio mobiliare e immobiliare accantonato. La gobba previdenziale prevista per i prossimi anni, che porterà ad un forte aumento dei pensionati a fronte di un minor numero di professionisti attivi, rende quasi impossibile corrispondere a questa richiesta, se non alzando enormemente i contributi degli iscritti.
Proprio per questo in Commissione Bilancio della Camera era stato approvato un emendamento, non accolto nella stesura finale del maxiemendamento, che concedeva tempi più lunghi per l’adeguamento al nuovo orizzonte temporale, dando anche alle Casse la possibilità di impiegare nei bilanci il proprio patrimonio.
 
“I medici vivrebbero la conferma del provvedimento da parte del governo – si legge in un comunicato stampa diramato oggi dalla Fimmg – come un ingiusto e immotivato esproprio nei confronti di cittadini, che con i propri sacrifici hanno perseguito un responsabile e virtuoso comportamento previdenziale, manovra questa ideologica e non tecnica”.
 
“La Fimmg – sottolinea il comunicato – è costantemente impegnata, a fianco dell’Enpam e degli altri sindacati del mondo medico a difendere l’ente da attacchi strumentali e probabilmente speculativi da parte di vari soggetti del mondo finanziario. I medici di medicina generale non intendono assolutamente sottrarsi al dovere di una solidarietà nazionale in un momento così difficile per l’Italia e ritengono di adempiere a tale dovere, in particolar modo per quanto riguarda le pensioni, contribuendo sia con la tassazione individuale sia con la tassazione del patrimonio del loro ente previdenziale ad alimentare attraverso la fiscalità generale l’erogazione delle pensioni delle casse previdenziali pubbliche”.
 
E il sindacato della Medicina Generale annuncia proteste sindacali e ricorsi legali: “Qualora le ragioni dei medici contribuenti Enpam, pur sostenute da fondati pareri tecnici, fossero ignorate in funzione di un disegno dello Stato che legittimerebbe il sospetto dell’accaparramento – conclude il comunicato – la Fimmg si farà promotrice, coordinandosi con tutti gli altri soggetti interessati anche al di fuori del mondo medico, sia di forti azioni sindacali sia dell’utilizzo di tutti i mezzi possibili in sede legale nazionale ed europea, sia di una capillare promozione ed oculata destinazione del consenso sull’argomento”.

14 Dicembre 2011

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