Nessun aumento stipendiale per gli infermieri, niente detassazione delle indennità legate ai turni e 87 milioni di euro per le prestazioni aggiuntive, destinati però esclusivamente alla riduzione delle liste d’attesa e non alla copertura delle carenze di personale nei reparti. È il bilancio critico tracciato dal Nursind sulle misure contenute nella Legge di Bilancio 2027, che il 3 novembre avvierà il proprio iter parlamentare. Secondo il sindacato delle professioni infermieristiche, gli interventi previsti non sarebbero sufficienti a valorizzare economicamente il personale né a contrastare la crescente difficoltà del Servizio sanitario nazionale nel trattenere i professionisti.
“Una manovra di cortissimo respiro, ma soprattutto delle cinque targate Meloni-Giorgetti quella che dà meno agli infermieri. Con buona pace del ministro della Salute Schillaci della cui impronta in questa legge di Bilancio non c’è traccia”, dichiara Andrea Bottega, segretario nazionale del Nursind, commentando il testo della Manovra. “Meno male che l’obiettivo era valorizzare il personale. Mi chiedo cosa avremmo letto nel testo se così non fosse stato”.
Straordinari e prestazioni aggiuntive: “21 euro lordi l’ora contro 50”
Una delle principali contestazioni riguarda la disciplina delle prestazioni aggiuntive. Secondo il Nursind, gli 87 milioni di euro destinati al comparto sanitario potranno essere utilizzati soltanto per attività finalizzate alla riduzione delle liste d’attesa, mentre non saranno più impiegabili, come avvenuto finora, per compensare le carenze di organico all’interno dei reparti. Una limitazione che, a giudizio del sindacato, rischia di penalizzare soprattutto gli infermieri impegnati nella turnazione sulle 24 ore.
“Ancora una volta uno schiaffo agli infermieri turnisti”, afferma Bottega, evidenziando la differenza tra il trattamento economico dello straordinario ordinario e quello delle prestazioni aggiuntive. Secondo i valori richiamati dal segretario, il personale che continuerà a coprire le carenze di organico nei reparti attraverso il lavoro straordinario riceverà circa 21 euro lordi l’ora, mentre per le prestazioni aggiuntive sarà possibile percepire 50 euro l’ora. Una disparità che il sindacato considera particolarmente penalizzante per chi garantisce la continuità assistenziale attraverso i turni.
Il Nursind critica inoltre l’assenza di misure fiscali specifiche per il lavoro infermieristico. “Ci aspettavamo almeno la detassazione delle indennità legate al disagio da turno per chi lavora sulle 24 ore, ma questo beneficio è stato assegnato solamente ai lavoratori del settore privato, come la detassazione degli incrementi contrattuali”, sostiene Bottega. Secondo il sindacato, anche la riduzione dell’Irpef per la fascia di reddito compresa tra 50mila e 55mila euro avrebbe un impatto limitato sulla categoria, considerate le retribuzioni percepite dalla maggior parte degli infermieri.
Pronto soccorso, Nursind: “L’aumento di 100 euro compensa quanto perso con il contratto”
Un altro punto contestato riguarda l’indennità destinata ai professionisti del pronto soccorso. Secondo Bottega, la Manovra prevederebbe un incremento di circa 100 euro lordi mensili che, tuttavia, sarebbe sostanzialmente compensato dalla riduzione di analogo importo determinata dal contratto collettivo nazionale 2025-2027. Una ricostruzione sulla quale il sindacato fonda la propria critica all’effettiva capacità delle nuove risorse di migliorare le retribuzioni del personale.
“Anche sull’indennità di pronto soccorso assistiamo al classico gioco delle tre carte, con il governo che con una mano dà e con l’altra toglie, dal momento che il Ccnl 25-27, nonostante la nostra ferma opposizione, ha sottratto 100 euro lordi mensili ai professionisti del Ps, mentre la manovra ne eroga altrettanti di aumento per loro”, dichiara il segretario nazionale. Bottega si chiede quindi se non sarebbe stato preferibile mantenere le risorse contrattuali già destinate al personale dell’emergenza e utilizzare quelle della Legge di Bilancio per ridurre la tassazione del lavoro a turni.
Buoni pasto, 100 milioni per il contenzioso dei lavoratori turnisti
L’unica misura sulla quale il Nursind esprime un giudizio favorevole riguarda lo stanziamento di 100 milioni di euro per il contenzioso relativo ai buoni pasto non riconosciuti ai lavoratori turnisti del comparto sanità. Una questione sulla quale il sindacato dichiara di avere già ottenuto pronunce giudiziarie favorevoli e per la quale intende proseguire le iniziative a tutela dei professionisti interessati, in larga parte infermieri.
“Una manovra a somma zero, se non fosse per lo stanziamento di 100 milioni di euro per il contenzioso del comparto sanità sul buono pasto non riconosciuto ai lavoratori turnisti, che poi sono infermieri nella maggior parte dei casi”, osserva Bottega. “Risorse che, c’è da giurarci, andremo a prenderci fino all’ultimo centesimo, come del resto abbiamo già cominciato a fare a colpi di sentenze che ci hanno dato ragione”.
“Nessuna misura per attrarre i giovani e trattenere chi è già in servizio”
Nella valutazione complessiva del Nursind, la Manovra non introdurrebbe interventi capaci di contrastare le difficoltà di reclutamento e permanenza degli infermieri nel Servizio sanitario nazionale. Secondo il sindacato, l’assenza di incrementi retributivi significativi e di agevolazioni specifiche per il lavoro a turni rischia di aggravare una situazione già caratterizzata da problemi di attrattività della professione e da carenze di personale nei servizi assistenziali.
“Per il resto il nulla cosmico per gli infermieri, niente che possa incentivare i giovani a intraprendere questa carriera e niente che possa trattenere chi è in servizio”, afferma Bottega. Il segretario critica inoltre l’impostazione complessiva della Legge di Bilancio, sostenendo che alcune misure, tra cui il voucher sanitario per gli anziani e lo stanziamento di 1,4 miliardi per compensare il payback, favorirebbero il settore privato senza affrontare adeguatamente le difficoltà del personale del servizio pubblico.
In conclusione, il Nursind richiama anche gli obiettivi europei di rafforzamento della forza lavoro sanitaria, citando il quadro di finanza pubblica dell’Unione europea per il periodo 2028-2034 e la prospettiva di incrementare il personale sanitario di almeno un milione di operatori. Per il sindacato, le politiche nazionali dovrebbero muoversi nella stessa direzione, prevedendo interventi economici e organizzativi che rendano la professione infermieristica più attrattiva e assicurino la disponibilità di personale necessaria a garantire la continuità delle cure.