La carenza di medici di famiglia in Italia equivale a un deficit teorico di capacità assistenziale pari a circa 6,8 milioni di cittadini. È la stima che emerge dalle elaborazioni presentate dalla Federazione italiana medici di medicina generale (FIMMG) a Villasimius, in Sardegna, in occasione dell’85° Congresso nazionale. Il dato nasce dal confronto tra il numero dei medici attualmente in servizio e il fabbisogno stimato per garantire un rapporto considerato ottimale di 1.200 assistiti per ciascun medico di famiglia. Una misura della capacità assistenziale mancante che restituisce le dimensioni di una carenza strutturale destinata, senza interventi correttivi, a condizionare anche nei prossimi anni l’accesso dei cittadini alle cure territoriali. Secondo le elaborazioni FIMMG, a fronte di un fabbisogno stimato in 42.500 medici di medicina generale, nel 2025 risultavano in servizio 36.812 professionisti. La differenza è di circa 5.700 unità che, rapportate alla quota ottimale di 1.200 assistiti, restituiscono un deficit teorico equivalente a 6,8 milioni di persone, comunque in parte prese in carico dai medici in servizio superando i massimali. Una voragine enorme in termini di copertura assistenziale necessaria per raggiungere un rapporto ottimale tra professionisti e popolazione.
Oltre la metà dei medici supera i 1.500 assistiti
A confermare la pressione crescente sulla medicina generale sono anche gli ultimi dati ufficiali del Ministero della Salute secondo i quali il 51,7% dei medici di famiglia aveva superato la soglia ordinaria di 1.500 assistiti. La situazione più critica emerge in Lombardia, dove la percentuale raggiunge il 74%, seguita dal Veneto con il 68,7%, dalla Provincia autonoma di Bolzano con il 65,1%, dalla Valle d’Aosta con il 61,1%, dalla Sardegna con il 60,6% e dalla Campania con il 58,8%. Complessivamente sono dieci le Regioni, alle quali si aggiungono le Province autonome di Trento e Bolzano, nelle quali oltre la metà dei medici supera quota 1.500 pazienti. Un sovraccarico che rende sempre più difficile garantire a ciascun assistito il tempo necessario per la prevenzione, il monitoraggio delle patologie croniche e la continuità delle cure. Alla carenza numerica si aggiungono le difficoltà di copertura degli ambiti territoriali rimasti vacanti, con conseguenze particolarmente pesanti per le comunità nelle quali l’accesso all’assistenza è già più complesso.
Entro il 2031 possibili oltre 10.600 pensionamenti
Le prospettive dei prossimi anni impongono un’ulteriore riflessione. Secondo le elaborazioni FIMMG su dati ENPAM, tra il 2026 e il 2031 saranno 10.681 i medici di assistenza primaria che raggiungeranno i 68 anni, maturando i requisiti anagrafici per il pensionamento. Un potenziale ricambio generazionale di grandi dimensioni che richiederà un adeguato numero di nuovi professionisti per evitare un ulteriore indebolimento della medicina territoriale. Anche ipotizzando il mantenimento di circa 2.200 borse di formazione all’anno e un tasso di abbandono del 20%, le simulazioni FIMMG indicano il rischio che il deficit di medici rimanga sostanzialmente invariato. Una prospettiva che richiede prudenza, anche perché una parte dei professionisti attualmente in formazione è già convenzionata e, una volta concluso il percorso, non rappresenterà un ingresso aggiuntivo nel sistema.
Più borse e più candidati, ma la programmazione resta una sfida
Qualche segnale positivo arriva dalla formazione. Per il triennio 2026-2029 le borse disponibili sono salite da 2.228 a 2.651, con un incremento di 423 posti, pari al 19%. Crescono anche gli iscritti al concorso, passati da 5.396 a 5.875: 479 candidati in più, con un aumento dell’8,9%. Un andamento incoraggiante che non elimina, tuttavia, gli squilibri territoriali tra le aspirazioni dei giovani medici e i posti finanziati dalle singole Regioni. Il caso più evidente è quello della Campania, dove a fronte di 1.080 iscritti al concorso sono disponibili soltanto 240 borse di studio. Nel Lazio le borse sono 200 per 600 candidati, in Emilia-Romagna 185 per 625. In Piemonte si registra invece la situazione opposta, con 300 borse disponibili a fronte di 288 iscritti. Si tratta di differenze che rendono evidente la necessità di una programmazione capace di coniugare il fabbisogno assistenziale dei territori con le opportunità di accesso alla professione.
Fimmg: “Il nuovo interesse dei giovani non va sprecato”
Per FIMMG la ripresa delle candidature rappresenta un’opportunità da non disperdere, ma non può essere considerata una soluzione già acquisita. Il problema non è soltanto formare un numero sufficiente di nuovi medici, quanto creare le condizioni perché scelgano stabilmente la medicina generale e possano esercitarla con strumenti, risorse e un’organizzazione adeguati alle esigenze della popolazione. Da qui la richiesta di interventi concreti: riduzione degli adempimenti burocratici per restituire tempo alla relazione con il paziente, studi professionali tecnologicamente attrezzati, strumenti diagnostici per rafforzare la capacità di risposta sul territorio, riconoscimento della medicina generale come specializzazione universitaria e detassazione degli incentivi professionali. La stima dei 6,8 milioni di assistiti equivalenti al deficit di capacità assistenziale diventa così un indicatore della sfida che attende il Servizio sanitario nazionale: non soltanto sostituire i medici che lasceranno la professione, ma ricostruire le condizioni per garantire un’assistenza territoriale accessibile, continuativa e sostenibile.