Medici e dirigenti Ssn. Lo sciopero “raddoppia”. Oltre al 9 novembre, fermi anche il 23, quando si bloccheranno gli anestesisti

Medici e dirigenti Ssn. Lo sciopero “raddoppia”. Oltre al 9 novembre, fermi anche il 23, quando si bloccheranno gli anestesisti

Medici e dirigenti Ssn. Lo sciopero “raddoppia”. Oltre al 9 novembre, fermi anche il 23, quando si bloccheranno gli anestesisti
I sindacati di categoria informano in una nota sui dettagli dell’articolazione degli scioperi di novembre di medici e dirigenti sanitari del Ssn: il 9 sciopero di gran parte delle sigle sindacali, il 23 l’astensione del lavoro riguarderà invece solo gli anestesisti dell’Aaroi-Emac. “È in gioco non solo il futuro di un lavoro al servizio di un bene costituzionalmente tutelato, ma anche quello della sanità pubblica e nazionale”.

Dopo la prima comunicazione di ieri, i sindacati dei medici e dirigenti sanitari del Ssn rendono noti oggi i dettagli dei due scioperi programmati per il 9 e il 23 novembre.
 
Come anticipato ieri lo sciopero del 9 è stato indetto da Anaao Assomed – Cimo – Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn –  Fvm Federazione Veterinari e Medici – Fassid (Aipac-Aupi-Simet-Sinafo-Snr) – Cisl Medici –  Fesmed – Anpo-Ascoti-Fials Medici – Coordinamento Nazionale delle Aree Contrattuali Medica Veterinaria Sanitaria Uil Fpl.
 
Mentre la giornata del 23 vedrà l’astensione dal lavoro dei soli anestesisti dell’Aaoroi-Emac che, in accordo con le altre Sigle Sindacali ed in linea con una mobilitazione articolata su più giornate di sciopero, “mira a concentrare particolarmente in questa data la protesta dei medici che elettivamente rappresenta”.
 
In una nota diffusa questa mattina i sindacati hanno articolato le ragioni dello sciopero:
1) Un finanziamento del Fondo Sanitario Nazionale 2019 che preveda le risorse indispensabili per garantire i nuovi Lea ai cittadini e per onorare i contratti di lavoro scaduti da 10 anni. E’ spregevole mettere in competizione, su risorse insufficienti, il diritto alla cura dei cittadini e quello ad un dignitoso contratto di lavoro per i professionisti che quelle cure devono erogare.
 
2) L’erogazione alla Dirigenza medica, veterinaria e sanitaria degli stessi aumenti contrattuali previsti  per il restante pubblico impiego, risolvendo in via definitiva l’annosa questione del riconoscimento dell’indennità di esclusività di rapporto nella loro massa salariale.
 
3) Il superamento, alla firma del CCNL, del congelamento al 2016 del trattamento accessorio posto dalla legge Madia, restituendo la Retribuzione Individuale di Anzianità dei dirigenti pensionati, patrimonio contrattuale irrinunciabile delle categorie, ai fondi aziendali per assicurare le risorse necessarie per carriere e disagio.
 
4) La cancellazione dell’anacronistico blocco della spesa per il personale della sanità, fissato al dato 2004 ridotto dell’1,4%, per facilitare il turnover del personale aprendo una grande stagione di assunzioni nel SSN in grado di fare fronte nei prossimi 5 anni al  pensionamento del 40% dei medici, veterinari e dirigenti sanitari attualmente operanti come dipendenti nel SSN,  completando altresì i percorsi di stabilizzazione dei precari della Dirigenza, avviati con la legge Madia, ma ancora disattesi in molte Regioni.
 
5) La previsione  nella  legge di bilancio per il 2019 del finanziamento di quota parte del contratto 2019-2021, o perlomeno dell’indennità di vacanza contrattuale, anche per sfuggire al  sospetto di un nuovo blocco contrattuale.
 
“I Medici, i Veterinari, i Dirigenti sanitari del SSN – si legge nel comunicato – hanno bisogno di risposte certe sui nodi irrisolti da molto tempo, pena il prolungarsi di una stagione conflittuale che rende incerto  l’accesso alle cure .
Il valzer delle cifre sui fondi aggiuntivi richiesti per la sanità deve trovare al più presto un punto di caduta e un serio impegno da parte del Governo e delle Regioni, per affrontare le criticità che stanno portando al collasso il sistema sanitario, prima fra tutte la corsa al pensionamento e la fuga dei medici ospedalieri verso il privato, nati dal  disagio lavorativo crescente e dall’assenza persistente di un rinnovo contrattuale”.
 
“È in gioco – scrivono – non solo il futuro di un lavoro al servizio di un bene costituzionalmente tutelato, ma anche quello della sanità pubblica e nazionale”.

12 Ottobre 2018

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