Medicina generale. Aumentano le “aggregazioni funzionali”, ma a Nord e Sud vanno lente

Medicina generale. Aumentano le “aggregazioni funzionali”, ma a Nord e Sud vanno lente

Medicina generale. Aumentano le “aggregazioni funzionali”, ma a Nord e Sud vanno lente
Inizia a diffondersi in Italia i modelli di aggregazione professionale nel campo delle cure primarie, ma se tali la diffusione copre il 90% del Centro Italia, il tasso scende al 46%  al Nord e solamente al 20% al Sud. È quanto emerge da un questionario realizzato dal Centro studi della Fimmg, che in un’altra indagine sottolinea poi come la medicina generale sia sempre più giovane e femminile.

Le aggregazioni funzionali, o altre simili modalità organizzative (Af) della medicina generale, sono ormai realtà nel 90% del territorio del Centro Italia. Ma ancora scarsa è la loro diffusione nel resto di Italia, raggiungendo quota 46%  al Nord e solamente 20% al Sud. Laddove sono presenti coinvolgono percentuali elevate di medici di medicina generale: in molti casi fino alla loro totalità. In alcune occasioni si avvalgono di personale di supporto, hanno mezzi informatici e frequentemente i medici sono in rete tra loro. Qualora sia prevista l’implementazione di Pdta le patologie più frequentemente considerate sono il diabete, la Bpco, l’ipertensione arteriosa e lo scompenso cardiaco.
È quanto emerge da un questionario realizzato dal Centro studi della Fimmg e presentato nell’ambito del 66° Congresso nazionale del sindacato in corso a Villasimius.
Molto meno frequenti, secondo il sondaggio, le Unità complesse di cure primarie (Uccp) o altri modelli a queste riconducibili. Vengono segnalate queste esperienze solo in 1/4 delle Sezioni provinciali della Fimmg. Come per le altre forme, le Uccp sono più diffuse al Centro (37%) e meno del Sud (8%). E anche laddove esistono coinvolgono meno medici di medicina generale (- del 10% nel 62% dei casi).
L’indagine evidenzia che sia le Af che le Uccp offrono la possibilità di migliorare i livelli assistenziali orientando maggiormente l’attenzione verso l’organizzazione, l’accessibilità e la medicina di iniziativa. Nella maggioranza dei casi si tratta di progetti specificamente finanziati. Dalle risposte ottenute emerge inoltre una crescente sensibilizzazione verso la figura del coordinatore responsabile, per il quale si ritiene necessario attuare interventi di formazione specifica
“Si tratta della prima indagine sistematica della diffusione di queste evolute modalità di integrazione professionale – afferma Paolo Misericordia, responsabile del Centro Studi nazionale della Fimmg – che dimostra come, in molte aree del Paese, queste costituiscono realtà consolidate, con notevoli potenzialità organizzative ed assistenziali, fortemente orientate al governo clinico della cronicità e funzionali ad una efficace pro-attività degli interventi”.

Dal Centro Studi della Fimmg arriva anche un altro dettaglio sulla medicina generale: il medico di famiglia è sempre più donna. Dagli ultimi dati delle sezioni provinciali della Federazione e dei bilanci Enpam, emerge infatti che i nuovi medici di famiglia che sono entrati nella professione negli ultimi anni sono in prevalenza donne. Il graduale ma costante aumento si e' evidenziato già tra i medici nati dal '64 in poi tra i quali le donne rappresentano il 52%. La tendenza diventa ancora più significativa  tra gli iscritti ai  corsi di formazione dove la popolazione femminile supera la quota del 70%.

“Il rapido rinnovamento dei medici di medicina generale, con il massiccio ingresso dei giovani e la femminilizzazione della categoria, richiede un necessario rinnovamento dei meccanismi organizzativi della professione”, spiega Tommasa Maio, coordinatrice nazionale del progetto Giovani e responsabile della formazione manageriale della Scuola Quadri Fimmg, spiegando che “la Fimmg sta iniziando a interrogarsi sulle dinamiche demografiche con l’obiettivo di trovare meccanismi più adeguati ai bisogni della nuova generazione di medici. In particolare il sorpasso delle donne sugli uomini richiede l’introduzione di modelli organizzativi  del lavoro che tengano conto anche del ruolo svolto dalle donne nella società e una costante attenzione alle  tutele per la maternità e la pensione”.

 

05 Ottobre 2011

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