La calendarizzazione della proposta di legge sulla medicina generale, primo firmatario Stefano Benigni, ha scatenato un’ondata di reazioni critiche da parte di alcune organizzazioni sindacali. La Fimmg — Federazione Italiana Medici di Medicina Generale — non ci sta, e risponde con una nota che non lascia spazio a interpretazioni: le polemiche sono “tardive e strumentali”, frutto di mesi di assenza dal confronto reale.
La Federazione rivendica un dialogo “pressoché quotidiano” con i parlamentari che guideranno la discussione: Ugo Cappellacci, presidente della Commissione Affari Sociali della Camera e tra i firmatari originali della proposta, Annarita Patriarca e Francesco Zaffini, presidente della Commissione Sanità del Senato. Quest’ultimo ha già riunito in sede di Commissione, fin dal 2024, la discussione congiunta dei provvedimenti sulla medicina generale. A questo si aggiunge il dialogo con la presidente Letizia Moratti, che segue per Forza Italia il Piano Strategico per il Servizio Sanitario pubblico di cui la proposta è parte integrante.
Il messaggio è chiaro: mentre la Fimmg lavorava nei tavoli istituzionali, altri alzavano la voce solo dopo la calendarizzazione. “Questo è l’approccio responsabile: partecipare, non protestare a posteriori”, scrive la Federazione.
La nota punta il dito su una contraddizione che la Fimmg definisce “stridente”. Dalla presentazione della proposta Benigni ad oggi sono stati siglati due Accordi Collettivi Nazionali, con il parere positivo di Regioni, Ministero della Salute e Mef. Molti degli aspetti allora proposti sono stati già affrontati e risolti in quegli accordi. Eppure, le stesse organizzazioni che oggi attaccano la proposta di legge hanno firmato quegli Acn, per poi — sostiene la Fimmg — ostacolarne sistematicamente l’applicazione a livello regionale.
La Fimmg ricorda inoltre che il tema della medicina generale è oggetto di più disegni di legge, sia di maggioranza che di opposizione. Oltre alla proposta Benigni, sono sul tavolo la proposta di Maria Cristina Cantù per la maggioranza e, per l’opposizione, le proposte di Roberto Speranza alla Camera e di Sandra Zampa al Senato. Ridurre il dibattito a uno scontro binario, avverte la Federazione, significa non comprendere — o non voler comprendere — la complessità del quadro.
Al di là delle polemiche, la Fimmg riconosce il valore della proposta Benigni su due punti specifici. Il primo è il mantenimento del convenzionamento come ruolo giuridico della medicina generale, a presidio di un’identità professionale che “non va svenduta”. Il secondo è il passaggio sul ruolo dell’Aft — Aggregazione Funzionale Territoriale — come soggetto contrattuale, elemento che consentirebbe una governance più efficace dell’Acn a livello territoriale.
La nota si chiude con un attacco diretto alle sigle sindacali minoritarie, accusate di alzare la voce “per apparire più rappresentative di quanto non siano”. La critica più tagliente riguarda la confusione tra fonte normativa e fonte contrattuale: parlare di tutele contrattuali per i lavoratori all’interno di una norma di legge — anziché rimetterle alla sede negoziale come sarebbe corretto — è per la Fimmg “una prova di incompetenza e di autolesionismo”.
Lo sguardo della Federazione è già proiettato al prossimo Atto di Indirizzo per l’Acn 2025-2027, che indica come il terreno su cui rendere concreta l’evoluzione della medicina generale. La chiosa è affidata a una frase secca: “Tanto rumore per nulla non è politica sindacale. È assenza di progetto.”